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  • Mercoledì 6 maggio 2026

Dobbiamo preoccuparci anche del granchio rosso?

Un’altra specie di origine tropicale si sta insediando nel mar Mediterraneo, portando incognite e alcuni rischi per l'ecosistema

(AlienFish)
(AlienFish)
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Il granchio blu non è l’unica specie di granchio alieno presente nel mar Mediterraneo: ne è stata recentemente trovata un’altra lungo la costa ionica della Sicilia, quella del granchio rosso. In Italia il primo individuo è stato catturato in Italia nel novembre del 2025 e da allora le segnalazioni sono aumentate.

«Queste occorrenze ripetute in un arco di tempo limitato nella Sicilia sud-orientale suggeriscono fortemente che la specie si trovi in una fase di insediamento e di espansione: non si tratta più di un’apparizione occasionale, potrebbe essere già nella fase iniziale di stabilizzazione nelle acque italiane», dice il biologo marino Francesco Tiralongo, ricercatore e docente all’università di Catania. Dopo l’esperienza con il granchio blu, associazioni e ricercatori dicono che sarebbe importante intervenire con maggiore tempestività affinché l’invasione non si trasformi in un’emergenza.

Il granchio rosso è scientificamente noto come Gonioinfradens giardi: è un granchio portunide, appartiene cioè a una famiglia di granchi noti come “granchi nuotatori” per il loro ultimo paio di zampe a forma di paletta che permette a questa specie, appunto, di nuotare. È la stessa famiglia del granchio blu, ma il rosso ha dimensioni ben più piccole: la larghezza del suo carapace va dai 3 ai 6 centimetri, mentre il carapace del blu può superare i 23 centimetri di larghezza. Entrambi sono molto agili, spesso aggressivi e onnivori, e per la loro elevata mobilità e capacità di dispersione sono particolarmente efficienti nel colonizzare nuovi ambienti.

Il granchio rosso, come altre specie aliene, è arrivato nel Mediterraneo dal mar Rosso attraverso il canale di Suez. Le migrazioni dall’uno all’altro si sono intensificate solo negli ultimi decenni a causa del cambiamento climatico e dell’intenso traffico marittimo, che ha reso il Mediterraneo più ospitale per le specie tropicali invasive. Il Mediterraneo ospita circa il 7 per cento della biodiversità marina mondiale pur rappresentando meno dell’1 per cento della superficie oceanica del mondo.

L’esemplare di granchio rosso catturato da Alfonso Barone e consegnato al progetto AlienFish, coordinato da Francesco Tiralongo (AlienFish)

La prima segnalazione di un granchio rosso nel Mediterraneo è avvenuta in Grecia nel 2010, nell’isola di Rodi in prossimità della Turchia. I ritrovamenti si sono poi moltiplicati fino al raggiungimento della costa siciliana, ad oggi l’area più a occidente colonizzata dalla specie. Alfonso Barone, un pescatore di Marzamemi, ha detto che «si è passati a una presenza piuttosto frequente» e questo, per Tiralongo, «fornisce una prova convincente che la specie si sta espandendo rapidamente e stabilendo nel Mar Ionio siciliano».

Essendo una specie invasiva, il granchio rosso potrebbe portare a un disequilibrio negli ecosistemi interagendo direttamente e indirettamente con le specie native. «Potrebbe per esempio predare in modo massiccio determinate specie native e portare quindi a una potenziale perdita della biodiversità e a squilibri nella rete trofica», cioè l’insieme delle relazioni alimentari tra gli organismi di un ecosistema (chi mangia chi).

Inoltre, qualora questa specie diventasse eccessivamente abbondante, potrebbe interferire con le attività di pesca, come è avvenuto con il granchio blu nelle lagune del delta del Po, sebbene per ora non ci sono sufficienti studi che lo dimostrino.

Tiralongo ha collaborato a uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Acta Ichthyologica et Piscatoria. E secondo lui è già possibile ipotizzare che avendo il granchio rosso dimensioni ridotte rispetto al granchio blu, dal punto di vista del consumo umano difficilmente avrà un mercato. Commercializzazione e consumo costituiscono una parte della strategia di rimozione delle specie aliene invasive, perché permettono di trasformare una minaccia biologica in una risorsa economica.

L’associazione agricola Acli Terra ha diffuso un allarme mesi fa: «L’esperienza con il granchio blu ci ha insegnato che il fattore tempo è determinante. Se nel 2022 i nostri appelli rimasero inascoltati, portando alla nomina di un commissario solo nel 2024, oggi non possiamo permetterci ulteriori attese».

Tiralongo spiega che delle specie invasive «si comincia a parlare solo quando portano dei danni economici diretti e chiari, eppure la conseguente mitigazione o rimozione va fatta a prescindere, al di là della possibilità di consumo. Il consumo può essere la soluzione se favorisce la rimozione in modo consistente, ma la soluzione è rimuovere la specie dall’ambiente a prescindere dal suo utilizzo». Per ora il granchio rosso non rientra comunque nell’elenco delle specie commercializzabili. Tra le soluzioni proposte da Acli Terra c’è anche l’istituzione di una Autorità mediterranea per l’acquacoltura, per coordinare le strategie di gestione delle specie invasive.

È importante anche proseguire con il monitoraggio su ampia scala e le rilevazioni precoci. In questo la collaborazione con i pescatori è fondamentale: perché operano di continuo in una vasta gamma di ambienti costieri, e perché di conseguenza costituiscono un sistema di allerta precoce per il rilevamento di specie non autoctone. La scoperta del granchio rosso è avvenuta proprio grazie ai pescatori.

Tra le altre cose, Tiralongo guida anche AlienFish, un progetto di Citizen Science nato nel 2012 diffuso a livello nazionale per studiare e monitorare le specie ittiche marine non autoctone e rare. Attualmente collabora al progetto una ventina di ricercatori, che a loro volta raccolgono e validano le informazioni provenienti da un gran numero di pescatori, professionisti e non, da tutte le coste italiane: «Avere dei dati migliora la nostra capacità di tracciare le invasioni biologiche», conclude Tiralongo. «Anticipa gli impatti ecologici e serve a progettare strategie di gestione adattiva di fronte al cambiamento ambientale in corso», conclude Tiralongo.