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  • Lunedì 4 maggio 2026

Un drone iraniano ha causato un incendio negli Emirati Arabi Uniti

Nel primo attacco dall'inizio del cessate il fuoco; intanto Trump ha presentato un nuovo piano per «guidare» le navi bloccate nello stretto di Hormuz

Una nave cargo ferma nello stretto di Hormuz, vista dalla sponda iraniana di Bandar Abbas, il 2 maggio
Una nave cargo ferma nello stretto di Hormuz, vista dalla sponda iraniana di Bandar Abbas, il 2 maggio (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)
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È una giornata di grande incertezza in Medio Oriente e soprattutto intorno allo stretto di Hormuz. Ci sono stati attacchi rivendicati e poi smentiti a navi in transito, e due incendi. Uno nel porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti: il governo locale ha detto che è stato causato da un drone iraniano, nel primo attacco dall’inizio del cessate il fuoco, lo scorso 8 aprile. Tre persone di nazionalità indiana sono state ferite.

Il porto di Fujairah è importante perché affaccia sul golfo di Oman, e quindi permette agli Emirati di superare almeno in parte il blocco iraniano sullo stretto di Hormuz. Nel pomeriggio il ministero della Difesa emiratino ha detto di aver abbattuto in tutto tre missili provenienti dall’Iran, mentre un quarto sarebbe caduto in mare. Nel pomeriggio gli abitanti avevano ricevuto delle notifiche sul telefono che li avvisavano del rischio di attacchi imminenti.

Il secondo incendio si è sviluppato sulla nave cargo sudcoreana HMM Namu. Il governo ha detto che ha preso fuoco mentre era ancorata vicino alle coste degli Emirati Arabi Uniti: non è chiaro se sia sia stata attaccata direttamente.

Inoltre lunedì mattina i media iraniani hanno sostenuto che l’Iran avesse colpito con due missili una nave militare statunitense che si stava avvicinando allo stretto di Hormuz, ignorando le richieste di fermarsi. In seguito hanno specificato che si trattava di colpi di avvertimento, e gli Stati Uniti hanno negato che una loro nave sia stata colpita.

La situazione resta insomma molto confusa: la navigazione commerciale nello stretto è ancora bloccata, e il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti è estremamente precario.

Nella notte tra domenica e lunedì (ora italiana) il presidente statunitense Donald Trump aveva presentato una sorta di nuovo piano per sbloccare lo stallo nello stretto di Hormuz, chiamato Project Freedom, con cui gli Stati Uniti dovrebbero aiutare le navi ad attraversarlo. Il regime iraniano ha subito chiarito che non lo consentirà, anzi: ha minacciato di attaccare le forze statunitensi che proveranno ad avvicinarsi o entrare nello stretto. Ha rivendicato inoltre di controllare lo stretto e avvertito che l’unico modo per attraversarlo è accordarsi con il regime e accettare di pagare un pedaggio.

Trump non ha spiegato come gli Stati Uniti interverranno nello stretto, ma ha parlato di «guidare le navi in modo sicuro» e ha aggiunto che le forze statunitensi risponderanno «con la forza» se gli iraniani proveranno a sparare missili o lanciare droni contro le navi. Non ha chiarito cosa intenda con «guidare», ossia se la marina statunitense scorterà le navi o si limiterà a fornire aiuto logistico.

Il comando interforze statunitense per il Medio Oriente (CENTCOM) in un comunicato aveva parlato di coordinare la ripresa del traffico marittimo, più che di una missione per scortare le navi che esporrebbe la marina al rischio di contrattacchi iraniani. Aveva detto comunque che saranno coinvolte navi militari, più di 100 mezzi aerei e 15mila militari. L’operazione sarebbe in ogni caso un rimedio temporaneo: Trump ha spiegato che le navi, una volta passate, si impegnerebbero a non tornare nel golfo Persico finché non sarà di nuovo sicuro.

Un cartellone propagandistico a Teheran che raffigura lo stretto di Hormuz come una specie di museruola a Trump, il 2 maggio Un cartellone propagandistico a Teheran che raffigura lo stretto di Hormuz come una specie di museruola a Trump, il 2 maggio (AP Photo/Vahid Salemi)

Il CENTCOM ha detto che lunedì due navi commerciali statunitensi sono riuscite a passare dallo stretto, sotto la sua guida: in questo caso i Guardiani della Rivoluzione hanno smentito che ciò sia accaduto. La situazione rimane in ogni caso molto rischiosa, ed è possibile che prima di muoversi gli armatori delle navi commerciali bloccate preferiscano aspettare di capire quanto la proposta degli Stati Uniti sia sicura. Gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito che una petroliera della loro compagnia statale ADNOC è stata colpita da due droni iraniani mentre attraversava lo stretto, e c’è stata un’esplosione, la cui origine non è ancora stata verificata, su una nave cargo sudcoreana.

I media iraniani avevano presentato il nuovo piano di Trump su Hormuz come «delirante». Non è nell’interesse del regime riconsentire il traffico a Hormuz senza ottenere qualcosa in cambio, perché la fine del blocco è la principale contropartita che può offrire nei negoziati con gli Stati Uniti (l’altra è il programma nucleare, su cui per ora le posizioni restano distanti).