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  • Lunedì 4 maggio 2026

Il dominio incontrastato di Jannik Sinner

Con Alcaraz infortunato, nessuno sembra poterlo battere: di certo non Zverev

(David Ramos/Getty Images)
(David Ramos/Getty Images)
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Negli ultimi due mesi Jannik Sinner ha vinto 4 tornei Masters 1000, i secondi per importanza nel tennis, arrivando a 5 consecutivi considerando quello di Parigi dello scorso novembre. Nessuno, prima di lui, ci era mai riuscito. Ora gli mancano solo gli Internazionali d’Italia, in programma a Roma dal 6 maggio, per completare la vittoria di tutti e 9 i Masters 1000. Finora ce l’ha fatta solo Novak Djokovic, ma a 31 anni. Sinner ne ha 24 e a Roma, anche a causa dell’assenza di Carlos Alcaraz, arriva da grande favorito.

Senza Alcaraz, del resto, non sembrano esserci rivali credibili per Sinner, quantomeno per questo Sinner, che ha vinto 23 partite consecutive e viene definito oggi «il nuovo dittatore assoluto del tennis mondiale», «un orco insaziabile che sta divorando tutto», un giocatore che «sta facendo uno sport totalmente diverso» rispetto a qualsiasi avversario. Basta guardare lo storico dei suoi risultati contro Alexander Zverev, numero 3 del ranking mondiale e per due volte vincitore a Madrid, nel 2018 e nel 2021.

Dopo aver perso 4 delle prime 5 partite contro Zverev tra il 2020 e il 2023, Sinner ha vinto le successive 9, perdendo in quelle 9 partite appena 2 set in tutto. Nei 5 Masters 1000 vinti di recente Sinner lo ha sempre battuto, e sempre senza perdere nemmeno un set. Nei loro scontri diretti Sinner ha vinto 65 game di fila al servizio, una statistica francamente eccezionale, specie contro il terzo tennista nel ranking mondiale.

La finale di Madrid in particolare è stata senza storia. Dopo appena 17 minuti Sinner era in vantaggio per 5 game a 0; dopo meno di un’ora aveva già vinto, concedendo appena 3 game all’avversario (la partita è finita 6-1, 6-2). Alla fine Zverev ha quasi chiesto scusa al pubblico, e ha detto che in questo momento c’è un grande divario tra Sinner e gli altri.

Per commentare la partita, l’esperto di tennis Emanuele Ricciardi ha pubblicato una puntata del suo podcast Slice lunga appena 3 minuti (in genere durano 7-8 minuti almeno), perché «è stata una finale su cui c’è pochissimo da dire». Ricciardi ha parlato di «una mattanza tennistica che è l’ennesimo segnale di totale dominanza di Sinner sul circuito, di un livello tecnico sempre più formidabile, ma anche la conferma di un giocatore, Zverev, tanto forte, tanto continuo, tanto solido, ma allo stesso tempo sempre più lontano dai migliori due e con limiti di personalità davvero sconcertanti».

Sinner ha chiuso la partita con 19 colpi vincenti (quelli in cui l’avversario nemmeno tocca la palla), Zverev con 23 punti totali. E ancora, Sinner ha fatto appena 5 errori, ha vinto il 93 per cento dei punti sul suo servizio e ha sfruttato tutte e 4 le palle break avute a disposizione (le palle break sono i punti in cui un giocatore può, vincendo lo scambio, vincere un game sul servizio dell’avversario).

La miglior finale, almeno a livello statistico, giocata da un tennista negli ultimi 4 anni

Lo scorso anno, a causa della squalifica per il caso clostebol, Sinner aveva saltato tutti questi Masters 1000; l’ex tennista e oggi commentatore Jim Courier ha definito gli ultimi due mesi il «revenge tour» (il “tour della vendetta”) di Sinner, che si sta prendendo tutti i tornei e ha perso appena 2 set nelle 23 partite vinte di fila. «Il punto per il mondo del tennis è capire se esiste in giro qualcuno per il quale Sinner non sia una bestia nera. Senza Carlos Alcaraz in giro, è rimasto un solo sceriffo in città», ha scritto il sito di approfondimento sportivo Lo Slalom nella sua newsletter quotidiana.

Alcaraz salterà sia gli Internazionali sia il Roland Garros per un infortunio al polso. Sono di fatto, Olimpiadi escluse, gli unici due grandi tornei che mancano a Sinner, che vincendoli potrebbe quasi completare il tennis come si dice nel caso di sportivi che vincono almeno una volta quel che di più importante c’è da vincere nel loro sport – a 24 anni (poi gli resterebbero comunque molte altre cose da fare, e da rivincere). È difficile non considerare Sinner il favorito, per il modo in cui sta dominando e continuando a migliorare soprattutto sulla terra rossa, la superficie che fino a qualche mese fa veniva considerata a lui meno congeniale, e su cui si gioca in questo periodo della stagione.

«Al di là delle statistiche, c’è la sensazione sempre più avvincente di guardare un tennista che non gioca come tutti gli altri. Sinner colpisce più forte, con maggiore precisione e più a lungo dei suoi avversari», ha scritto l’Équipe, aggiungendo che «come se non fosse già abbastanza dominante, varia il suo gioco più e meglio di prima. Il nuovo piano di gioco è ora perfezionato e Sinner 2.0 esegue precisi dropshot quando il gioco lo richiede, segue i suoi attacchi molto più da vicino a rete e mette una pressione ancora più asfissiante».

Uno scambio della semifinale contro Fils

A complicare le cose per Sinner potrebbe essere la fatica. Vincere tutti i tornei come sta facendo significa giocare più partite, e avere quindi poco tempo per riposarsi, una cosa che lui stesso ha sempre definito importante. Per sua fortuna, ma soprattutto per suo merito, a Madrid ha giocato poche partite davvero impegnative fisicamente. Tra la semifinale (vinta 6-2, 6-4 contro Arthur Fils) e la finale è rimasto in campo per meno di due ore e mezza totali, e solo nel secondo set dei quarti di finale contro il promettente Rafael Jódar ha dovuto faticare parecchio.

Al netto di infortuni, per perdere a Roma o a Parigi Sinner dovrebbe avere una giornata storta. È una cosa che gli capita raramente, e che quando accade avviene contro tennisti che rischiano e provano a metterlo in difficoltà giocando in modo vario, imprevedibile e rischioso. Anche così, però, riuscire a batterlo è difficile, perché sta diventando sempre più costante ed eccezionale nell’alzare il suo livello nei momenti decisivi.

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