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  • Sabato 2 maggio 2026

Trump sta ignorando la scadenza

Venerdì avrebbe dovuto ottenere l'autorizzazione del Congresso per continuare la guerra contro l'Iran, ma sostiene che non serva

Trump alla Casa Bianca, 1° maggio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
Trump alla Casa Bianca, 1° maggio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
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Entro venerdì 1° maggio, il presidente statunitense Donald Trump avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione del Congresso per continuare la guerra contro l’Iran. La scadenza è stata superata, e Trump non ha ottenuto l’autorizzazione: in teoria dovrebbe fermare la guerra, in pratica ha già fatto capire di non averne intenzione.

La legge statunitense prevede che un presidente possa fare una guerra senza coinvolgere il Congresso per 60 giorni al massimo (e l’inizio della guerra in Medio Oriente era stato notificato al Congresso il 2 marzo). Venerdì Trump ha mandato una lettera al Congresso in cui sostiene che il cessate il fuoco, entrato in vigore lo scorso 8 aprile, ha sostanzialmente congelato il decorrere dei giorni e quindi il voto non è necessario.

Questa interpretazione era stata presentata il giorno prima anche dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth. È stata subito criticata dai parlamentari Democratici e anche da alcuni Repubblicani, che con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, a novembre, stanno mostrando sempre più frustrazione per lo stallo della guerra. Alcuni senatori Repubblicani hanno detto di volere un voto.

– Leggi anche: È finita la guerra in Medio Oriente?

La scadenza dei 60 giorni è stabilita dal War Powers Resolution, una legge del 1973. Dopo questo termine ha tre opzioni: ritirare le forze statunitensi, prorogare di 30 giorni il dispiegamento militare, ma solo per permetterne il ritiro; oppure ottenere l’autorizzazione del Congresso con un voto. Nessuna di queste tre cose sta succedendo. La decisione di continuare come se niente fosse verrà con tutta probabilità sottoposta a ricorsi.

(AP Photo/Mark Schiefelbein)

In passato la scadenza è stata superata varie volte, da presidenti sia Repubblicani sia Democratici. Nel 1999 l’esercito statunitense partecipò a una missione militare della NATO per 79 giorni: il presidente Bill Clinton sostenne che il Congresso avesse dato il consenso implicitamente, autorizzando le spese necessarie al dispiegamento. Nel 2011 Barack Obama proseguì l’impegno statunitense in Libia oltre i 60 giorni, sostenendo che il limite non si applicasse perché non prevedeva una presenza di soldati a terra, (come d’altra parte non prevede per ora la guerra in Medio Oriente).

Nel 2019, durante il primo mandato di Trump, il Congresso votò una risoluzione per chiedere al governo di terminare il sostegno militare all’Arabia Saudita nella guerra civile in Yemen. Trump però mise il veto, descrivendo la richiesta del Congresso come un «non necessario e pericoloso tentativo di limitare la mia autorità costituzionale». Per superarlo servivano i due terzi dei voti in entrambe le camere, una soglia molto alta che non era stata raggiunta.