Cosa sappiamo di certo delle indagini su Andrea Sempio
La procura le ha riaperte l'anno scorso e ora è sospettato di essere l'unico responsabile dell'omicidio di Chiara Poggi

Mercoledì Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto del 2007 a Garlasco, ha ricevuto dalla procura di Pavia un invito a comparire. Nel documento – che serve a convocare una persona indagata per interrogarla o per svolgere accertamenti per i quali è necessaria la sua presenza – è stato citato un capo di imputazione diverso da quello per cui era indagato fino a quel momento: non più omicidio in concorso (cioè insieme a qualcuno), ma omicidio volontario.
Non è chiaro quali elementi abbiano portato gli investigatori a riformulare il capo di imputazione, spingendoli a indagare sull’ipotesi che Sempio possa aver agito da solo. Nel documento dell’invito a comparire, diffuso dai giornali e dalle trasmissioni televisive, la procura ricostruisce la presunta dinamica con cui Sempio avrebbe ucciso Poggi, sostenendo che l’omicidio sarebbe avvenuto «per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale». Sempio è obbligato a presentarsi in procura mercoledì 6 maggio, ma potrebbe decidere di non rispondere alle domande degli investigatori.
Nel 2007 Sempio aveva 19 anni ed era amico del fratello minore di Chiara Poggi, Marco: in quanto tale frequentava la casa dei Poggi, quella in cui Chiara fu uccisa. Tra il 2016 e il 2017 c’era già stata un’indagine su di lui, poi archiviata.
Le nuove indagini su Sempio erano cominciate nel marzo del 2025. La procura aveva iniziato a indagare sull’ipotesi di omicidio in concorso, tenendo aperte due possibilità, cioè che Sempio potesse aver ucciso Poggi con qualcuno di ignoto, oppure che avesse agito insieme ad Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Poggi che nel 2015 è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per il suo omicidio e che è in carcere da allora.

Alberto Stasi (Pavia Press via ANSA/ Paolo Torres)
Le indagini su Sempio erano state riaperte a causa della rivalutazione di alcuni elementi di prova già noti, in particolare dopo che gli avvocati di Stasi avevano presentato nuove e più approfondite indagini (ottenute anche grazie all’avanzamento tecnologico degli ultimi anni) su alcuni reperti di DNA raccolti nel 2007. Anche se le indagini giudiziarie dovrebbero essere coperte dal segreto investigativo, nell’ultimo anno i giornali e le televisioni che le seguivano con un interesse quasi spasmodico ne hanno spesso anticipato i risultati (in alcuni casi in modo fuorviante o sbagliato).
Per esempio si sa che la procura ha svolto approfondimenti su un’impronta del palmo di una mano destra, che gli investigatori avevano chiamato “traccia di interesse dattiloscopico classificata 33”, che nel 2007 venne trovata sul muro delle scale che portavano alla cantina della casa dei Poggi, poco distante dal corpo della vittima. All’epoca il Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma la giudicò inutile perché non abbastanza dettagliata per permettere confronti.
– Leggi anche: Com’è possibile che l’impronta di Andrea Sempio sia venuta fuori solo 18 anni dopo
Nelle nuove indagini, invece, gli investigatori sono riusciti a confrontare una foto dell’impronta con due diverse campionature dell’impronta palmare di Sempio – una ottenuta con uno scanner ottico, un’altra con dell’inchiostro – e hanno trovato 15 punti di corrispondenza. Nel gergo della dattiloscopia (la scienza che studia le sporgenze cutanee dei polpastrelli e dei palmi delle mani) si chiamano “minuzie”, cioè parti che variano da persona a persona, e sono quindi utili per identificarle.

Il confronto tra l’impronta di Andrea Sempio e quella trovata sul muro vicino al corpo di Chiara Poggi (ANSA)
Il secondo elemento che sappiamo essere stato analizzato dalla procura sono i campioni di DNA trovati sotto le unghie di Chiara Poggi. La genetista che ha svolto le analisi per la procura, Denise Albani, ha scritto nella sua relazione conclusiva che queste tracce avevano una probabilità da «moderata» a «forte» (a seconda delle unghie) di essere compatibili con il DNA di Andrea Sempio e dei suoi parenti sulla linea paterna.
Quella misurata da Albani non è una compatibilità certa, ma solo una probabilità, anche perché il materiale genetico non era sufficiente per nuovi test e la genetista ha dovuto basare il suo giudizio sui risultati di un esame del DNA fatto nel 2014 dal perito Francesco De Stefano, che non era stato mai comparato con il DNA di Sempio.
Prima di oggi, Sempio era stato indagato tra il 2016 e il 2017, quando una perizia presentata dai difensori di Stasi per riaprire il processo segnalò la presenza del suo DNA sotto le unghie di Poggi. Le indagini però furono archiviate perché non si ritenne di poter ottenere risultati affidabili: sia perché non c’era già più materiale genetico da analizzare e sia perché lo stesso De Stefano, nella perizia del 2014, aveva definito il DNA troppo degradato e insufficiente per fare confronti attendibili.
Sempio, tra l’altro, querelò i legali di Stasi per calunnia e violazione della privacy, perché il suo DNA era stato prelevato e analizzato a sua insaputa.
L’archiviazione delle indagini su di lui fu chiesta dal procuratore aggiunto Mario Venditti, ora indagato dalla procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari proprio per questa vicenda. Venditti è sospettato di aver ricevuto soldi dalla famiglia di Andrea Sempio (in particolare dal padre, Giuseppe Sempio, per questo a sua volta indagato per corruzione) per archiviare il procedimento.
Nelle nuove indagini su Sempio, la procura ha analizzato anche tamponi, altre impronte e diversi oggetti che si trovavano nella casa dei Poggi, ma che non hanno portato, a quanto si sa, a risultati significativi. Attraverso la youtuber Francesca Bugamelli (Bugalalla) sono venuti fuori anche elementi inediti, come alcune foto scattate fuori dalla villa dei Poggi qualche ora dopo il delitto, durante i rilievi scientifici, in cui si vedono alcuni parenti dei Poggi e Sempio. Non è però molto chiaro che valore potrebbero avere ai fini investigativi.



