Il Rayo Vallecano è un’anomalia nelle semifinali europee di calcio
La terza squadra di Madrid rappresenta un quartiere popolare e di sinistra, non vende biglietti online, ha uno stadio malmesso e alcuni conflitti interni
di Valerio Clari

Vallecas è un vecchio comune dell’area di Madrid, inglobato dalla capitale negli anni Cinquanta: oggi riunisce due quartieri da oltre 300mila abitanti a sud est del centro della città. Storicamente era una zona operaia, e anche oggi resta un quartiere perlopiù popolare, in cui negli ultimi anni si sono stabiliti molti immigrati, soprattutto sudamericani. La principale istituzione sportiva di Vallecas è il Rayo Vallecano, terza squadra di calcio di Madrid, a enorme distanza dalle prime due, il Real e l’Atlético, fra le più grandi, ricche e vincenti al mondo.
Negli ultimi anni le distanze si sono parzialmente ridotte, visto che il Rayo (letteralmente “fulmine”) da cinque anni gioca nella Liga, il principale campionato spagnolo. In 101 anni di storia ha disputato 23 stagioni nella prima divisione calcistica, 11 delle quali a partire dal 2010.
Giovedì 30 aprile il Rayo giocherà anche la semifinale di una coppa europea, la prima della sua storia: è la Conference League, la terza competizione della UEFA (l’organizzazione calcistica europea), la più recente e meno ricca. Trovare il Rayo in una semifinale europea è comunque un’anomalia, perché non è una squadra come tutte le altre.
Per comprare i biglietti del Rayo, di coppa come per il campionato, non ci sono siti internet o biglietterie online. Bisogna mettersi in coda, fisicamente, intorno allo stadio di Vallecas, e arrivare a uno dei tre sportelli, dove vengono venduti solo biglietti cartacei. Romantici o disorganizzati, (decidete voi, nelle 4 ore di coda che ha fatto, chi era lì per il Post ha cambiato idea più volte) al Rayo almeno ogni due settimane i tifosi non abbonati dedicano un paio d’ore (quando va bene) a fare la fila, in piedi, sotto il sole o sotto la pioggia, per assicurarsi i biglietti.

La coda per i biglietti del Rayo a Vallecas, Madrid, 27 aprile 2026 (Valerio Clari/il Post)
I più attrezzati hanno sedie pieghevoli, ombrelli per il sole, birre, bibite e cibo. C’è chi compra i biglietti anche per gli amici e chi si rifiuta, come Paula: «È una questione di rispetto, perché io devo fare la coda mentre lui è a casa sul divano?»
Non sono molti, i biglietti: lo stadio ha una capienza di 14.708 posti, distribuiti su due tribune e una sola gradinata su un lato corto (quella che viene spesso definita curva). Sull’altro lato non ci sono spalti, ma un muro: da qualche anno c’è uno striscione enorme che ricorda le persone morte durante la pandemia da Covid-19. Gli unici spettatori su quel lato sono le persone sui balconi di alcuni palazzi che si affacciano sullo stadio e hanno un’ottima visuale.

Una vista generale dello stadio nel 2024 (David Canales/SOPA via ZUMA/Ansa)

Tifosi del Rayo Vallecano si affacciano ai balconi per guardare una partita della squadra, 9 novembre 2025 (AP Photo/Manu Fernandez)
Lo stadio è messo male: è del 1976 e mai rinnovato, ma anche raramente mantenuto o pulito. Spesso non c’è acqua nei bagni, sui seggiolini gli escrementi di piccione non sono un’eccezione, durante le partite salta il segnale telefonico e di Wi-Fi non c’è traccia, nemmeno in tribuna stampa. Quest’anno una partita di Liga è stata rinviata per le pessime condizioni del terreno di gioco.
La coda per la semifinale di andata con lo Strasburgo è lunga per quasi due lati dello stadio, lo costeggia. Nell’attesa, non si possono non vedere le decine di manifesti politici appiccicati sui muri dell’impianto: manifestazioni contro la “guerra imperialista di Stati Uniti e Israele”, inviti “al riarmo della coscienza e dei valori della classe operaia”, campagne di sottoscrizioni per fondi solidali. C’è anche un manifesto che dice: “Ti chiamano comunista? Fallo diventare ufficiale”, con invito al tesseramento.
Il Rayo ha una tifoseria perlopiù di sinistra, un’altra anomalia perché in Spagna, come in Italia e nel resto d’Europa, le tifoserie organizzate hanno spesso connotazioni di destra. Nel 2017 i tifosi si opposero e fecero cancellare il tesseramento di un giocatore ucraino, Roman Zozulya, che sui social si era mostrato un po’ troppo vicino (per le sensibilità del posto) a gruppi paramilitari dell’estrema destra.

Manifesti politici su una delle entrate dello stadio di Vallecas, Madrid, 27 aprile 2026 (Valerio Clari/il Post)
Ma la tifoseria ha anche, soprattutto, legami molto forti con il quartiere e la comunità locale: in passato i tifosi trovarono e pagarono una casa a una donna anziana del quartiere, finita sotto sfratto; sugli spalti gli striscioni con rivendicazioni politiche, antifasciste e antirazziste sono una costante; ora è aperta una sottoscrizione per un fondo di solidarietà per le insegnanti e gli insegnanti degli asili nido, in sciopero per ottenere contratti più equi.
Fra i tifosi in coda però si parla poco di politica: l’argomento principale sono critiche e disprezzo verso il presidente Raúl Martín Presa, 49enne imprenditore che rilevò la squadra per poche decine di migliaia di euro quando stava per fallire nel 2011. I tifosi lo accusano di non aver mai saldato i debiti come promesso, di aver investito poco o niente, e soprattutto di voler trasferire il Rayo altrove, facendosi costruire dal governo locale uno stadio più funzionale in un’altra area. Presa è peraltro politicamente vicino al governo della Comunidad di Madrid, di destra, cosa che non aumenta certo la sua popolarità. Secondo una teoria diffusa lo stato di incuria e inefficienza in cui è lasciato lo stadio è una precisa scelta della proprietà, che vorrebbe così dimostrare la necessità di un nuovo impianto.

Un’altra fase della coda a Vallecas, Madrid, 27 aprile 2026 (Valerio Clari/il Post)
In coda nessuno contempla nemmeno l’idea di seguire il Rayo altrove se non a Vallekas (qui viene scritto spesso con la k, simbolo di movimenti antagonisti, gli Okupas, e anarchici), perché l’anomalia qui è considerata un valore, l’identità è tutto e gli ottimi e sorprendenti risultati sportivi fanno spostare un po’ più in là i timori per il futuro. In Spagna la definiscono “l’ultima squadra di quartiere”, una particolarità a cui nessuno vuole rinunciare.

Un murale del Rayo Vallecano vicino allo stadio, Madrid, 3 aprile 2026 (Angel Martinez/Getty Images)
Intanto, avanzando nella coda, si arriva a un portone attraverso cui si accede alle federazioni madrilene di scacchi, pugilato, tennistavolo e biliardo: hanno tutte gli uffici dentro lo stadio del Rayo. Per il pugilato c’è anche una palestra, con ring, pesi e tutto il resto. Superato il primo angolo (resteranno ancora due ore di coda), si arriva fra molti murales a un portone da cui nei giorni delle partite si entra negli spogliatoi: i giocatori ci arrivano a piedi e quando l’atmosfera è tranquilla passano in mezzo alla gente.

L’ingresso delle federazioni di tennistavolo, scacchi, boxe e biliardo nello stadio del Rayo Vallecano, Madrid, 27 aprile 2026 (Valerio Clari/il Post)
Su un altro lato dello stadio c’era un campo usato per gli allenamenti delle giovanili, chiuso da un paio d’anni e impraticabile. È un’altra delle cose che viene imputata al presidente Presa: il settore giovanile della squadra, un tempo fiorente, oggi ha mezzi ridotti e non forma più giocatori di alto livello. Anche la squadra femminile, che aveva vinto tre campionati spagnoli, è in terza serie, praticamente senza fondi.
Intanto però per la squadra maschile c’è una finale di una coppa europea alla portata: si giocherà il 27 maggio a Lipsia, in Germania. In coda c’è chi mostra di aver già prenotato per un gruppo nutrito «20 camere d’albergo per 2.000 euro, ma ora costano già quattro volte». Il Rayo non si è ancora qualificato, e la vendita dei biglietti non è ancora cominciata. Ma a Vallecas ritengono di essere piuttosto esperti nel procurarseli.



