Il Venezuela ha firmato un accordo con Eni per aumentare l’estrazione di petrolio nel paese

Impianti petroliferi nella cintura dell'Orinoco, fotografati nel 2015 (AP Photo/Fernando Llano)
Impianti petroliferi nella cintura dell'Orinoco, fotografati nel 2015 (AP Photo/Fernando Llano)

L’azienda italiana Eni ha firmato un accordo con la compagnia petrolifera statale venezuelana, la PDVSA, per riprendere l’attività di estrazione nella cosiddetta cintura dell’Orinoco, l’area nel nord del paese in cui si trovano i giacimenti di petrolio più vasti. L’accordo riguarda in particolare il sito Junín-5, che si stima contenga circa 35 miliardi di barili di petrolio: è controllato per il 60 per cento da PDVSA e per il 40 per cento da Eni. Qui l’attività di Eni era ferma da tempo a causa delle sanzioni statunitensi e di dispute sui pagamenti.

Gli affari tra il Venezuela e Eni, così come con altre aziende petrolifere, erano ostacolati da tempo dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti al Venezuela quando era governato da Nicolás Maduro. Dopo la sua cattura e destituzione da parte degli Stati Uniti a gennaio, la guida del paese è passata alla sua vice Delcy Rodriguez: lei ha mostrato fin da subito di voler andare incontro alle richieste del presidente statunitense Donald Trump, soprattutto sul petrolio, il cui controllo era stato proprio l’elemento che lo aveva spinto a catturare e destituire Maduro.

Il Venezuela ha le riserve di petrolio accertate più grandi al mondo, e il giacimento di Junín-5 ne contiene circa un decimo. Recentemente Eni si era accordata con la PDVSA per aumentare la produzione di gas dagli impianti al largo delle coste venezuelane. Un paio di settimane fa il Venezuela aveva firmato anche un accordo con la multinazionale petrolifera statunitense Chevron per permetterle di intensificare le proprie attività estrattive all’interno del Venezuela, sempre nella cintura dell’Orinoco.

– Leggi anche: Il petrolio del Venezuela è diverso