L’ex direttore dell’FBI James Comey è stato incriminato di nuovo, stavolta per una fotografia condivisa sui social

James Comey durante i preparativi per un'intervista con Bloomberg a Salisburgo, in Austria, 21 giugno 2019 (Alex Kraus/Bloomberg via Getty)
James Comey durante i preparativi per un'intervista con Bloomberg a Salisburgo, in Austria, 21 giugno 2019 (Alex Kraus/Bloomberg via Getty)

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato di nuovo l’ex direttore dell’FBI James Comey, a capo dell’agenzia investigativa della polizia federale dal 2013 al 2017 e da tempo assai critico del presidente Donald Trump. Lo scorso settembre Comey era già stato accusato di falsa testimonianza e intralcio ai lavori del Congresso da un tribunale della Virginia, in un procedimento interpretato come una risposta alle pressioni di Trump di far indagare chi considera propri nemici.

Al centro del nuovo procedimento penale c’è una fotografia che Comey aveva condiviso sui social media nel 2025, mentre era in vacanza sulle coste del North Carolina. Mostrava una serie di conchiglie messe in modo da formare il numero 86 accanto al 47: “86” nello slang statunitense si usa per dire “rimuovere” o “eliminare” qualcuno o qualcosa, e Trump è il 47esimo presidente degli Stati Uniti. Per la sua amministrazione e alcuni membri della famiglia Trump, quella di Comey era una minaccia di morte.

Dopo alcune polemiche Comey cancellò il post, sostenendo di non sapere che il numero avesse anche una connotazione di questo tipo; fu interrogato dal dipartimento di Giustizia, che poi archiviò la questione, ma ora ha deciso di formalizzare un’accusa.

Come capo dell’FBI, Comey guidò le indagini sui tentativi della Russia di influenzare le elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 2016 in favore di Trump. Fu licenziato in modo inaspettato e parecchio inusuale nel 2017, proprio da Trump, che durante il secondo mandato non ha smesso di considerarlo un proprio oppositore.

Lo scorso settembre era stato accusato di aver mentito alla commissione Giustizia del Senato durante una testimonianza sulle indagini sui rapporti fra il comitato elettorale di Trump e la Russia, ma il procedimento penale fu archiviato due mesi dopo: il tribunale stabilì che il dipartimento di Giustizia aveva nominato in maniera illegittima la pubblico ministero che aveva presentato le accuse contro di lui, Lindsey Halligan.