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  • Venerdì 24 aprile 2026

In Iran comandano i militari

La leadership del regime è cambiata, ma non come volevano Israele e Stati Uniti

Un agente delle forze di sicurezza iraniane, di spalle, davanti a un cartellone propagandistico che raffigura Mojtaba Khamenei, a Teheran il 9 aprile
Un agente delle forze di sicurezza iraniane, di spalle, davanti a un cartellone propagandistico che raffigura Mojtaba Khamenei, a Teheran il 9 aprile (Majid Saeedi/Getty Images)
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Dall’inizio della guerra in Medio Oriente, in Iran è aumentata enormemente l’influenza dei militari, più radicali e intransigenti, rispetto alla parte più politica del regime, disposta a negoziare: alcuni analisti hanno paragonato l’assetto attuale a quello di una dittatura militare.

Parlando di militari si intendono i Guardiani della rivoluzione, il corpo armato più potente dell’Iran, che oggi di fatto governa il paese e ne decide la politica estera. L’ala politica, rappresentata dal presidente Masoud Pezeshkian e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, è incaricata invece di occuparsi solo di questioni interne, e in particolare di garantire le forniture di cibo e carburante alle città, come ha ricostruito il New York Times in un’inchiesta basata su interviste a decine di fonti iraniane.

Tra le altre cose i Guardiani sono quelli che controllano lo stretto di Hormuz, da cui prima della guerra passava un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale liquefatto esportati nel mondo. Da settimane lo stretto è sostanzialmente chiuso, con enormi conseguenze sul mercato energetico, e l’Iran ha imposto un pedaggio per le navi che vogliono attraversarlo. Il rigido controllo esercitato dai Guardiani è diventata la principale leva negoziale dell’Iran con gli Stati Uniti.

– Leggi anche: Polizia, bassij e Guardiani della rivoluzione

Un missile balistico esposto dai Guardiani durante una manifestazione organizzata dal regime a Teheran, il 21 aprile

Un missile balistico esposto dai Guardiani durante una manifestazione organizzata dal regime a Teheran, il 21 aprile (Alireza Masoumi/ISNA via AP)

La loro predominanza dipende anche dallo stato di salute precario della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, che vive nascosto e ha contatti molto frammentati con l’esterno. Khamenei ha legami di vecchia data coi Guardiani, di cui si fida e a cui delega varie decisioni.

Si avvicinò a loro quando combatté, da volontario, nella guerra tra Iraq e Iran degli anni Ottanta. Due delle persone più vicine a lui provengono da lì: sono l’ex capo dell’intelligence dei Guardiani, Hossein Taeb, e l’ex comandante Mohsen Rezai, che di recente è stato richiamato in servizio. Militarono nel battaglione “Habib” dei Guardiani, che aveva reputazione di estremismo religioso ed era intitolato a una figura venerata dall’Islam sciita per essersi sacrificato in battaglia. Per anni Khamenei, Taeb e Rezaei si riunirono una volta alla settimana: gli analisti hanno parlato del gruppo e della sua influenza come «circolo Habib».

Durante la lunga leadership del padre Ali Khamenei, la precedente Guida Suprema uccisa da Israele all’inizio della guerra, Mojtaba ha continuato a lavorare a stretto contatto con i Guardiani e con l’apparato d’intelligence e sicurezza del regime.

– Leggi anche: Israele vuole “decapitare” il regime iraniano

Anche il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, che partecipa alle trattative con gli Stati Uniti, ha connessioni con i Guardiani: è un loro ex generale e ne ha comandato l’aeronautica. Durante il primo e finora unico incontro tra i rappresentanti di Stati Uniti e Iran, in Pakistan, insieme a Ghalibaf c’erano anche rappresentanti dei Guardiani: è una novità rispetto alle trattative del passato, che furono condotte da politici, diplomatici e tecnici. Questo aspetto ha conseguenze anche sui negoziati: i militari sono meno disposti a compromessi.

Ghalibaf durante un'intervista del 28 gennaio con la CNN a Teheran

Ghalibaf durante un’intervista del 28 gennaio con la CNN a Teheran (Icana via ZUMA Press Wire)

I Guardiani hanno messo un loro uomo anche a capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, l’organo che coordina ogni risposta alle crisi di sicurezza interna ed esterna. Prima della guerra era guidato da Ali Larijani, uno dei pochi esponenti del regime capace di mediare tra le varie fazioni. Larijani è stato ucciso da Israele e sostituito dall’oltranzista Bagher Zolghadr, generale dei Guardiani e tra i fondatori delle forze al Quds, la loro unità d’élite specializzata in missioni all’estero.

Il comandante stesso dei Guardiani, Ahmad Vahidi, è un massimalista e tra le altre cose è accusato di avere avuto un ruolo nel più grave attentato della storia argentina, quello attribuito all’Iran contro un centro culturale ebraico di Buenos Aires nel 1994. Ha ottenuto il ruolo lo scorso marzo, dopo che Israele ha ucciso il suo predecessore.

La tattica israeliana di eliminare i principali leader dell’Iran ha insomma facilitato l’ascesa di una classe dirigente, che ha sostituito quella uccisa, ancora più radicale e indottrinata dal punto di vista religioso. Il Wall Street Journal ha scritto che si può parlare di un regime change, riprendendo l’espressione usata da Israele e Stati Uniti, però in senso contrario alle loro aspettative.