“Michael” è l’ennesimo tentativo di riabilitare Michael Jackson
È un biopic celebrativo che doveva esserlo ancora di più, perché per motivi legali è stata tolta una difesa dalle accuse di violenze su minori

Dopo un rinvio di un anno, mercoledì è infine uscito Michael, il biopic su Michael Jackson diretto da Antoine Fuqua e con protagonista Jaafar Jackson, nipote del cantante. Il film era programmato per l’aprile del 2025 e inizialmente doveva soffermarsi anche sulle prime accuse di abusi sessuali che la popstar ricevette nel 1993 dai genitori di Jordan Chandler, che ai tempi aveva 13 anni.
La produzione però ha dovuto tagliare la terza e ultima parte del film, quella sugli abusi, perché l’ente che amministra il patrimonio e i diritti di Michael Jackson (il Michael Jackson Estate) si è accorto che l’accordo di patteggiamento firmato con la famiglia Chandler conteneva una clausola che vieta di citare il suo nome o raccontare la vicenda in qualsiasi film. La storia di Michael quindi si chiude alla fine degli anni Ottanta, ma contrariamente a quanto si potrebbe immaginare per la reputazione pubblica di Jackson non è stato meglio così.
La parte che doveva raccontare gli abusi, infatti, era stata scritta per sostenere l’innocenza di Jackson e screditare i suoi accusatori. Lo ha scritto il giornalista del New York Times Mark Binelli, che è riuscito a ottenere una copia della sceneggiatura originale del film. La parte eliminata serviva più che altro a scagionare Jackson, presentandolo come la «vittima di un ricatto» della famiglia Chandler. Larry Feldman, l’avvocato che negoziò l’accordo di patteggiamento con Jackson, ha detto che i Chandler fecero inserire la clausola proprio per evitare che la vicenda venisse strumentalizzata.
Michael Jackson conobbe Jordan Chandler nel febbraio del 1992 tramite il patrigno di quest’ultimo, che gli aveva affittato un’auto. I due diventarono amici, e il tredicenne lo accompagnò durante alcune date del Dangerous World Tour, durante le quali dormirono spesso insieme. Nel settembre del 1993 Evan Chandler (il padre biologico) denunciò Jackson per molestie dopo che il figlio le aveva confessate a uno psichiatra. Durante le indagini, Jordan Chandler descrisse nei particolari i genitali di Jackson, corrispondenti secondo la polizia alla realtà. Il caso fu chiuso con un accordo da 25 milioni di dollari. Negli anni Jackson sarebbe stato accusato di altri abusi su minori, ma in nessun caso ci fu una condanna.
Senza riferimenti alle accuse di violenze sessuali su minori, l’aspetto più controverso della vita del cantante narrato nel film sarà il rapporto con il padre autoritario, Joe Jackson, interpretato dall’attore Colman Domingo. Si prevede che negli Stati Uniti Michael farà incassare oltre 55 milioni di dollari solo nel primo weekend e Lionsgate, lo studio che lo ha prodotto, punta a incassi globali di 700 milioni.
Tra i produttori di Michael c’è anche lo stesso Michael Jackson Estate, che notoriamente concede diritti e collaborazioni soltanto a progetti favorevoli o comunque non ostili. È stato istituito nel 2009, subito dopo la morte di Jackson, e negli ultimi 17 anni è riuscito a riabilitare l’immagine pubblica del cantante con una serie di iniziative molto efficaci, e in particolare due: finanziare prodotti culturali celebrativi e agiografici, e ostacolare con aggressive azioni legali chiunque tenti di approfondire la questione degli abusi.
L’avvocato John Branca e il produttore John McClain, le due persone che gestiscono il Michael Jackson Estate, cominciarono a fantasticare su un biopic dedicato a Michael Jackson già nel 2020, durante la pandemia di Covid-19. L’anno prima era uscito Leaving Neverland di Dan Reed, documentario che era riuscito a portare all’attenzione di tutto il mondo le inquietanti testimonianze delle famiglie di due uomini, Wade Robson e James Safechuck, che accusarono Jackson di aver abusato sessualmente di loro per anni quando erano bambini. Leaving Neverland ebbe un profondo impatto sulla percezione pubblica del personaggio di Michael Jackson, tanto che dopo l’uscita in Canada, Nuova Zelanda e Australia diverse radio decisero di non trasmettere più le sue canzoni.
Michael doveva essere insomma una specie di risposta ideale a Leaving Neverland: e quindi un film che non solo raccontasse e celebrasse la carriera musicale di Jackson, ma che lo presentasse anche come innocente, suggerendo che i suoi accusatori fossero interessati soltanto a estorcergli denaro.
Binelli ha definito Michael «l’ultima mossa della campagna di riabilitazione postuma, e redditizia» del Michael Jackson Estate cominciata nel 2009 con il documentario This is It!, uscito subito dopo la morte di Jackson e diventato il film concerto i più alti incassi nella storia del cinema.
Nel 2019 Branca e McClain avevano fatto causa a HBO, la società che ha prodotto Leaving Neverland, con l’accusa di non aver rispettato un “accordo di non denigrazione” (cioè con cui una parte si impegna a non screditare pubblicamente l’altra) che il network aveva sottoscritto con Jackson nel 1992, per poter trasmettere un suo concerto in Romania.
Il tribunale stabilì che quell’accordo dovesse essere esteso anche alla produzione di nuovi contenuti, tra cui per l’appunto Leaving Neverland. Nel 2024 il documentario fu eliminato dal catalogo di HBO Max, la piattaforma di streaming di HBO.
Gli strascichi di quella causa rallentarono moltissimo la realizzazione della seconda parte, che alla fine uscì soltanto nel 2025, sei anni dopo. Non generò neppure lontanamente l’interesse della prima, anche perché Reed dovette prodursela da solo, senza il sostegno di HBO.
Prima dell’uscita di Michael, Branca e McClain erano riusciti a conservare la reputazione di Jackson anche grazie all’enorme successo dello spettacolo teatrale MJ the Musical, un’altra produzione realizzata per sviare l’attenzione da Leaving Neverland.
Racconta la storia del cantante prima del 1993, l’anno delle accuse dei Chandler, e non tratta l’accordo fatto nel 1994 né l’arresto del 2003 per presunti abusi su minori, accusa da cui poi fu assolto. Debuttò nel 2022 a Broadway, fu portato in giro in tutto il mondo, vinse numerosi premi e contribuì a ravvivare l’interesse per la musica di Jackson nelle generazioni più giovani.
Robson e Safechuck, i protagonisti di Leaving Neverland, hanno avviato una causa civile contro i dipendenti delle due società di produzione fondate da Jackson – MJJ Productions e MJJ Ventures, entrambi parte del Michael Jackson Estate – sostenendo che siano stati complici delle sue violenze, contribuendo a crearne i presupposti (per esempio lasciando che rimanesse da solo con loro) e non facendo nulla per evitarle. La questione dovrebbe finire in tribunale in California a novembre del 2026.
Jackson è stato accusato di abusi anche dai fratelli Edward, Dominic, Marie-Nicole e Aldo Cascio, che a marzo hanno intentato una causa civile a Los Angeles contro i suoi eredi.
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Il caso di Michael Jackson è forse uno dei più anomali per il suo esito, visto che nonostante la gravità e la solidità delle accuse è rimasto un cantante amato e trasversale.
C’entra sicuramente il fatto che le sue canzoni sono tra le più formidabili della storia del pop, e forse anche il fatto che sia morto da più di quindici anni, come ha suggerito Margo Jefferson, autrice del libro premio Pulitzer Su Michael Jackson, del 2006. Secondo Jefferson esistono due tipi di fan di Jackson, «quelli che riconoscono il valore del suo talento nonostante e attraverso gli orrori della sua vita e quelli la cui adorazione dipende da una visione di lui come di un martire e una vittima innocente».
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