La lunga e assurda vita da meme di Shrek
Sui social network l'orco verde che fece il suo debutto 25 anni fa è molto meno rassicurante

Da quando uscì il primo film 25 anni fa, Shrek è diventato un franchise tra i più popolari della storia dell’animazione, con quattro film che hanno incassato più di 1,2 miliardi di dollari, diversi spin-off e Shrek 5 in arrivo nell’estate del 2027. Oggi le persone che hanno visto e amato i film di Shrek da bambini sono cresciute, e nel frattempo si sono aggiunte al suo pubblico le altre nate dopo il Duemila. E tutte sono variamente responsabili della singolare trasformazione dell’immagine di Shrek, che oggi online è qualcosa di molto diverso dallo scorbutico ma rassicurante orco verde che era stato immaginato originariamente.
Shrek infatti è uno dei più popolari soggetti di meme di sempre, e a differenza di molti altri ha resistito alla prova del tempo: continua infatti a essere rielaborato e ricondiviso in nuove evoluzioni sempre aggiornate rispetto alle mode e ai linguaggi memetici. In questi meme però Shrek è un personaggio che affianca ad alcune delle caratteristiche originali altre più inquietanti, assurde, ma anche disturbanti e sessualmente esplicite.

Il meme dice «Lo Shrek largo è arrivato, è largo, arrendetevi»
Sui social network e in certe altre nicchie di internet la frase «Shrek is love, Shrek is life», che vuol dire qualcosa come «Shrek è amore, Shrek è vita», è conosciuta come una specie di aforisma associato all’orco e all’esistenza su internet di un video piuttosto angosciante che ha per protagonista un preadolescente ossessionato da Shrek. È l’esempio principale del surreale posto che ha oggi il personaggio creato dalla DreamWorks nella cultura di internet.
Già nel 2009 la DreamWorks lanciò una pagina Facebook dedicata a Shrek, con un profilo gestito come se fosse effettivamente l’orco a rispondere agli utenti con giochi di parole simpatici e innocui. Ma le cose cambiarono nel 2014, quando un utente anonimo di 4chan, un forum digitale dove nascono contenuti ambigui, spesso razzisti e con riferimenti sessuali, postò una storia molto poco in sintonia con i contenuti che DreamWorks desiderava associare al suo personaggio.
Nella storia, un ragazzo pregava tutte le notti prima di andare a dormire e rivolgeva appelli all’orco quando il padre lo prendeva in giro per la sua fissazione. Il racconto poi prendeva una piega assurda e disturbante quando compariva il riferimento esplicito a una violenza sessuale compiuta dallo stesso Shrek, che appariva magicamente nella stanza dicendo «questa è la mia palude», per poi volare fuori dalla finestra. Il racconto si concludeva con il ragazzo vittima dello stupro che diceva con tono adorante: «Shrek is love, Shrek is life».
Questo testo, che nel gergo della cultura di internet rientra tra i copypasta, cioè testi che vengono copiati e ricondivisi, a volte cambiando i soggetti, venne trasformato in un video animato dalla grafica scadente, che cominciò a circolare molto online. Rappresentò il primo momento in cui il pubblico generalista, quello non abituato a tutta quella nicchia che aveva trasformato Shrek in un personaggio memetico, lo conobbe come figura inquietante e che in un certo senso aveva perso parte della sua “innocenza”.
Sam Summers, autore di un libro del 2020 sul processo con cui Shrek è diventato un meme (DreamWorks Animation: Intertextuality and Aesthetics in Shrek and Beyond), ha spiegato su Vice che «è una forma piuttosto basilare di umorismo, l’idea di unire qualcosa creato per i bambini con qualcosa di sessuale e inquietante». Summers dice che questa abitudine esiste fin dagli anni Trenta del Novecento, quando venne inventato il personaggio di Topolino e quasi istantaneamente iniziarono a esserne prodotte anche versioni pornografiche.
Quel video aprì le porte ad altre versioni di Shrek, che fu trasportato in ambientazioni diverse dal mondo “Molto Molto Lontano” del film, e affiancato da nuovi personaggi, come il nemico di Shrek, l’orco blu Drek, che vive sul pianeta Orinion (un riferimento alla puzza della cipolla – “onion”, in inglese – che emana Shrek).
Con l’aumentare della popolarità dei meme su Shrek, diventarono anche più innocui: non più dank, come si dice nel gergo di internet dei contenuti più contemporanei e acuti, ma normie, cioè usati un po’ da chiunque. E arrivarono come succede spesso le aziende: nel 2023 Crocs lanciò una linea speciale dei suoi famosi zoccoli di plastica dedicata a Shrek, e l’azienda di prodotti per la pelle Lush ideò una collezione limitata con maschere per il viso verdi e argillose e sali da bagno profumati chiamati “la palude dell’orco”.
Al di là della sua fortuna memetica, Shrek è rimasto uno dei personaggi di fantasia più amati del Terzo Millennio. Non è raro che le persone, soprattutto negli Stati Uniti, organizzino feste a tema Shrek o eventi dal vivo dedicati alla saga: dal 2014 al 2023 sono stati organizzati una serie di “Shrekfest”, cioè un festival in cui anche mille partecipanti si riunivano per mostrare il proprio costume, fare competizioni di abbuffate di cipolle e cantare le canzoni più famose della colonna sonora del film, All Star e I’m a Believer degli Smash Mouth.
Non per ultimo, Shrek è uno di quei film che a molte persone piace soprattutto rivedere: per esempio Shrek 2 appare in una lista di Letterboxd dei dieci film più rivisti durante il lockdown del 2020.



