Il sequestro di due navi da parte dell’Iran è una cosa grossa
Mostra che il regime ha il controllo sullo stretto di Hormuz e le capacità per attaccare, e questo può influire sulle trattative

Mercoledì i Guardiani della rivoluzione hanno detto, attraverso i media che controllano, di avere preso in custodia due navi nello stretto di Hormuz. I Guardiani sono la forza armata più potente in Iran, dipendono dalla Guida Suprema e controllano l’arsenale bellico. Di fatto, sono anche quelli che controllano lo stretto ed esercitano grossa influenza sulla leadership del regime e sulla sua ala politica.
È uno sviluppo molto grosso: dimostra che il regime ha la capacità di sorvegliare il passaggio e di attaccare e fermare le navi, e complica gli sforzi per trovare una soluzione diplomatica alla guerra.
Le due navi prese in custodia sono la MSC Francesca e la Epaminondas, due navi cargo. La seconda batte bandiera della Liberia, ma è di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping ed è gestita da MSC, la società di navigazione più grande al mondo. Secondo il sito di tracciamento VesselFinder era partita da Dubai ed era diretta in India. La MSC Francesca invece ha bandiera di Panama, era partita dall’Arabia Saudita ed era diretta in Sri Lanka.
Sono state attaccate mercoledì mattina, tra le 6 e le 8:30 (ora italiana). Lo U.K. Maritime Trade Operations Centre (UKMTO), un’organizzazione della marina militare britannica, ha scritto che una si trovava circa 30 chilometri al largo delle coste dell’Oman quando un’imbarcazione della marina dei Guardiani si è avvicinata e ha sparato dei colpi verso il ponte della nave, danneggiandola; l’attacco all’altra nave è avvenuto attorno alle coste iraniane. Non ci sono stati feriti in nessuno dei casi, ha scritto la UKMTO, che tuttavia non ha identificato quale sia l’una e quale l’altra.
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L’emittente di stato IRIB, controllata dal regime, ha detto che le navi sono state fermate perché navigavano «senza la necessaria autorizzazione» e «manipolando i sistemi di navigazione», ossia utilizzando espedienti che permettono di procedere sottotraccia, sfuggendo alle rilevazioni.
I Guardiani hanno detto di aver attaccato anche una terza nave, la Euphoria, che però non è stata citata tra quelle prese in custodia. Un’analisi di BBC News ha verificato che tutte e tre le navi hanno cambiato rotta attorno all’ora in cui sono stati riportati gli attacchi. Secondo i dati di tracciamento, le due sequestrate sono state dirottate verso il porto iraniano di Sirik, ma sono informazioni da prendere con cautela proprio perché i dati di navigazione non sempre sono affidabili.
Questa mattina un esponente minore del regime, il parlamentare Ebrahim Rezaei, ha fatto intendere che il fermo delle navi potesse essere una ritorsione per quello della Touska, una portacontainer iraniana attaccata e presa in custodia dagli Stati Uniti nella notte tra il 19 e il 20 aprile. «Occhio per occhio, petroliera per petroliera», ha scritto (anche se nessuna delle due sequestrate lo era). Non ci sono stati commenti espliciti da parte di esponenti di più alto rilievo e non sappiamo quanto sia condivisa la decisione del fermo: il regime è diviso, e i Guardiani rappresentano la linea più intransigente.
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Da circa 10 giorni, gli Stati Uniti stanno bloccando le navi che partono o sono dirette in porti iraniani, attraverso mezzi militari schierati nel golfo dell’Oman, a est dallo stretto di Hormuz. Non sempre ci riescono. Il regime ha detto di considerarlo un atto di guerra e più volte ha deciso ritorsioni, che hanno inficiato anche l’andamento dei negoziati: i contatti diplomatici sono proseguiti, ma non ci sono stati nuovi colloqui di persona, nonostante il presidente statunitense Donald Trump li avesse prospettati più volte.
Quando sabato 18 aprile, il giorno dopo l’inizio del cessate il fuoco tra Israele e governo libanese, Trump aveva detto che sarebbe proseguito il blocco navale statunitense, l’Iran aveva subito richiuso lo stretto di Hormuz, di cui il giorno prima aveva annunciato, con molte contraddizioni, la riapertura. Martedì Trump ha esteso unilateralmente il cessate il fuoco con l’Iran, nel tentativo di spingerlo a presentarsi al secondo giro di negoziati a Islamabad, in Pakistan, ma l’Iran non si è presentato. La spiegazione data dal regime è che non intende negoziare fin quando resterà in vigore il blocco statunitense.



