Cosa si sa sul nuovo incontro tra Stati Uniti e Iran, in Pakistan
La delegazione statunitense dovrebbe partire martedì, ma l'Iran non ha ancora confermato se ci sarà: intanto, Islamabad si prepara a riceverle

Nei prossimi giorni a Islamabad, in Pakistan, dovrebbe esserci un nuovo importante incontro tra Stati Uniti e Iran, per negoziare un accordo che metta fine alla guerra iniziata il 28 febbraio. Dovrebbe perché, nonostante se ne parli da giorni, non ci sono ancora molte conferme: gli Stati Uniti hanno detto che invieranno una delegazione, però l’Iran non ha ancora confermato che parteciperà.
Non ci sono nemmeno certezze su quando dovrebbe avvenire l’incontro. Inizialmente doveva tenersi durante il fine settimana, ma poi è stato ritardato. Secondo diversi giornali e televisioni statunitensi adesso l’incontro potrebbe avvenire martedì o mercoledì. Anche in questo caso però non ci sono conferme ufficiali da parte del governo statunitense: i giornali che ne hanno dato notizia lo hanno fatto sulla base di fonti proprie, all’interno del governo.
Anche in una situazione così incerta, il governo del Pakistan sta facendo i preparativi necessari a Islamabad. In città sono in vigore misure straordinarie di sicurezza: molte strade sono chiuse al traffico, e sono state dispiegate migliaia di poliziotti in più del solito. Due importanti hotel della città, il Marriot e l’hotel Serena (dove la delegazione iraniana e quella statunitense si erano incontrate la scorsa volta) sono stati svuotati, in vista del possibile incontro.
Il Pakistan è stato finora il principale mediatore tra Iran e Stati Uniti: aveva annunciato un cessate il fuoco di due settimane, e aveva anche organizzato un primo incontro tra delegazioni dei due paesi, l’11 e il 12 aprile, che però non aveva portato ad un accordo. Ospitare l’incontro era comunque un consistente successo diplomatico per un paese che fino a poco tempo fa scontava un certo isolamento internazionale, e anche questo spiega l’attivismo del governo pakistano.
L’incognita principale sull’incontro è se l’Iran parteciperà o meno. Ufficialmente, ha detto di non avere ancora deciso: lunedì mattina un portavoce del ministero degli Esteri aveva detto che non ci sono programmi in merito. Altri importanti funzionari iraniani hanno detto che l’Iran non vuole negoziare con gli Stati Uniti, dal momento che dal loro punto di vista starebbero violando il cessate il fuoco, che è entrato in vigore tra il 7 e l’8 aprile, e che dovrebbe scadere il 22 aprile, mercoledì.

Un soldato di guardia su un ponte a Islamabad, il 20 aprile 2026 (AP Photo/M.A. Sheikh)
L’Iran accusa gli Stati Uniti di violare l’accordo principalmente per via del blocco che stanno facendo contro le navi che cercano di raggiungere o partire dai porti dell’Iran, che gli Stati Uniti hanno iniziato una settimana fa. Nella notte tra domenica e lunedì gli Stati Uniti hanno anche abbordato una nave iraniana che stava cercando di violarlo, la Touska. L’Iran ha criticato moltissimo l’azione e ha minacciato ritorsioni.
Sotto traccia però ci sono diverse indicazioni che l’Iran stia in realtà considerando di incontrare la delegazione statunitense. Diversi giornali hanno sentito le loro fonti dentro il governo iraniano, che hanno confermato che questo potrebbe accadere, anche se una decisione definitiva non è stata presa. Secondo il New York Times per l’Iran potrebbe essere presente anche il presidente del parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, che aveva partecipato anche al primo round di negoziati.
Per gli Stati Uniti invece la delegazione dovrebbe essere guidata dal vicepresidente, J.D. Vance: insieme a lui dovrebbero esserci anche l’inviato degli Stati Uniti in Medio Oriente, Steve Witkoff, e Jared Kushner, il genero del presidente statunitense Donald Trump, che non ha una posizione ufficiale all’interno dell’amministrazione statunitense ma partecipa spesso alle sue iniziative diplomatiche, e ha una grande influenza.
Iran e Stati Uniti si erano già incontrati una volta, l’11 aprile. Era stato un incontro storico, perché era la prima volta che rappresentanti dei due governi si incontravano di persona dal 1979, cioè da quando ci fu la rivoluzione che portò al potere il regime attuale.
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L’incontro avrebbe dovuto servire a raggiungere un accordo definitivo per mettere fine alla guerra, ma si era concluso senza alcun risultato, dopo essere durato più di 20 ore. Stati Uniti e Iran avevano mantenuto posizioni troppo distanti, soprattutto su tre questioni: il programma nucleare iraniano (gli Stati Uniti vorrebbero che l’Iran lo abbandonasse, per un numero di anni superiore a quello offerto finora dall’Iran), la riapertura dello stretto di Hormuz (l’Iran al momento lo ha chiuso alla navigazione) e la revoca delle sanzioni occidentali contro l’Iran.
Nei giorni scorsi il presidente Donald Trump ha fatto dichiarazioni molto ottimiste su questo incontro. Tra le altre cose, ha sostenuto che l’Iran avrebbe accettato tutte le condizioni poste dagli Stati Uniti per un accordo di pace. Lunedì ha anche detto a Fox News che un accordo sarebbe stato firmato «stanotte» (cioè nella notte tra lunedì e martedì). Al momento però non ci sono stati progressi visibili, e l’Iran continua a mostrare una linea molto intransigente.



