I prezzi di petrolio e gas naturale sono scesi molto, dopo l’annuncio della riapertura dello stretto di Hormuz

Un distributore di carburanti a Genova (ANSA/LUCA ZENNARO)
Un distributore di carburanti a Genova (ANSA/LUCA ZENNARO)

A seguito dell’annuncio del ministro dell’Energia iraniano sulla completa riapertura dello stretto di Hormuz – sulle cui conseguenze concrete c’è però ancora moltissima incertezza – il prezzo di gas naturale e petrolio è subito sceso drasticamente. Lo stretto di Hormuz è uno snodo marittimo importantissimo per il mercato dell’energia, dato che da lì passa un quinto di tutto il gas naturale e il petrolio venduti al mondo: dall’inizio della guerra in Medio Oriente le navi non potevano passare, e la mancanza di questi flussi aveva fatto salire molto le quotazioni.

Ora la prospettiva che lo stretto riapra e che quantomeno il commercio possa riprendere normalmente ha fatto subito ridurre i prezzi. Le principali quotazioni del petrolio sono persino scese sotto i 90 dollari al barile – il Brent a 89 dollari e il WTI a 82 – con cali superiori al 10 per cento. Prima della guerra il prezzo al barile era intorno ai 70 dollari: nell’ultimo mese e mezzo era arrivato vicino anche ai 120 dollari. Il prezzo del gas naturale (la cui quotazione di riferimento è quella del TTF di Amsterdam) è sceso dell’8 per cento fino a 38 euro al megawattora. Prima della guerra era intorno ai 30, mentre nelle scorse settimane era arrivato a superare i 60 euro.

La riapertura del commercio tramite lo stretto di Hormuz non è comunque risolutiva, dato che molti impianti produttivi nei paesi del Golfo sono stati danneggiati dagli attacchi. Per farli ripartire servirà molto tempo – alcune aziende dicono mesi, altre persino anni –, dunque il mondo dovrà continuare a fare a meno del gas naturale e del petrolio che arrivano da lì ancora per un po’. Le quotazioni non torneranno ai livelli di prima della guerra molto presto, e di conseguenza nemmeno i prezzi dei carburanti e le bollette.

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