Dove sono finiti i film sotto le due ore?

Non è un'impressione: quelli ad alto budget continuano ad allungarsi, perché una lunga durata è funzionale a promuoverli come “eventi”

Adrien Brody in The Brutalist, che dura più di tre ore e mezza
Adrien Brody in The Brutalist, che dura più di tre ore e mezza
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Un sondaggio del 2024 su un campione di 2mila spettatori statunitensi ha individuato in 92 minuti la durata perfetta per un film, e ha rilevato che solo il 2 per cento di loro era a proprio agio con quelli che durano più di due ore e mezza. Eppure, un’impressione comune e discussa è che i film siano sempre più lunghi, e che quelli da un’ora e mezza siano praticamente scomparsi. Non è esattamente così, ma è comunque una percezione con del fondamento: a essere aumentati, infatti, sono in proporzione i film molto lunghi, appunto oltre le due ore e mezza. Che sono spesso anche quelli ad alto budget, più promossi e di cui si parla di più.

Le ragioni sono diverse, ma in estrema sintesi sono riconducibili alla volontà dei grandi studi di fare film che siano percepiti come grandi, imponenti, e quindi imperdibili: i famosi “film-evento”, quelli che da anni dominano i box office.

Il podcast The Town ha commissionato una ricerca a Stephen Follows, un analista americano specializzato in dati sul cinema, che ha valutato la durata di oltre 36mila film, distinguendoli per genere, per budget e per circolazione. Se si considera la media complessiva di tutti i film prodotti nel mondo, dagli anni Ottanta a oggi è rimasta abbastanza costante, arrivando nel 2024 a 103,6. Ma questo calcolo comprende anche molti film poco visti, ed è tenuto basso dai tanti film “da piattaforma”, pensati cioè per lo streaming, che sono ancora piuttosto brevi.

Al cinema la questione è diversa. I film che negli Stati Uniti hanno una cosiddetta “ampia distribuzione”, cioè sono proiettati in centinaia o in migliaia di sale, duravano in media 106 minuti nei primi anni Duemila: negli anni Venti, sono sopra i 114 minuti. Negli anni Ottanta, solo il 14% delle ampie distribuzioni superava le due ore, mentre ora lo fa il 32%; i film sopra le due ore e mezza erano invece meno del 2%, e oggi sono il 7%. E parallelamente si è quasi dimezzata la quota di quelli sotto i 90 minuti, passati dal 13% al 7%.

A guidare l’allungamento sono stati sostanzialmente i film d’azione, un genere che include quasi tutto quello che viene girato con un budget grandissimo, superiore ai 100 milioni di dollari. Quel tipo di film, che in media durava circa 103 minuti negli anni Ottanta, dura oggi in media 128 minuti. Durano molto anche e soprattutto film di grande intrattenimento come le due parti di Dune (rispettivamente 156 e 166 minuti) e aumentano quelli che arrivano o superano le tre ore. Solo tra quelli usciti negli ultimi tre anni ci sono stati i due Avatar o The Batman, ma anche drammi come Oppenheimer di Christopher Nolan o Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese e The Brutalist, che arrivano rispettivamente a 206 e 215 minuti.

Ad avere una durata in media invariata negli ultimi quarant’anni sono invece gli horror, mentre per i drammi (con le eccezioni citate prima) la durata si è anche ridotta, sebbene di poco. Anche in questo caso, però, se si prendono in considerazione solo i film che hanno avuto una grande distribuzione, e quindi con un budget più sostanzioso, le durate sono in media aumentate, anche se meno di quanto sia accaduto con i film d’azione: circa 10 minuti. Non mancano anche in questi generi eccezioni, come It – Capitolo due che dura quasi tre ore, ma la media è bassa.

La causa principale dell’allungamento dei grandi film, specialmente se d’azione e molto costosi, è il loro successo e il marketing. Per questa ragione è un fenomeno che ha interessato decisamente meno il cinema europeo o quello italiano, che raramente produce film dal grande budget o lavora su serie di film. Invece se si considerano i 20 film di maggiore incasso di tutti i tempi, diciannove dei quali sono usciti dopo il 2015, la durata media è di due ore e dieci minuti. E se si considerano solo i primi dieci, la durata media sale a due ore e trenta minuti.

Benché siano sempre esistiti grandi film molto lunghi e di grande incasso, la loro frequenza ha cominciato a cambiare prima nel 1997 con Titanic, un film di tre ore e un quarto che diventò il più visto di sempre, e poi definitivamente quattro anni dopo: nel 2001 uscirono La compagnia dell’anello, primo film della trilogia Il Signore degli Anelli, e Harry Potter e la pietra filosofale, il primo film della serie Harry Potter, della durata rispettivamente di tre ore e due ore e mezza. Entrambi furono grandissimi successi seguiti da altri film di successo dalla durata paragonabile. Prese forma l’idea che, specialmente per le saghe e le serie di film, la durata dovesse essere abbondante. L’aumento di questa tipologia di film, praticamente sempre di ampia distribuzione, ha conseguentemente fatto salire la media.

Parallelamente, il passaggio dalla pellicola al digitale tra gli anni Novanta e Duemila ha reso incredibilmente più facile proiettare nei cinema film molto lunghi, che prima avrebbero richiesto di trasportare e cambiare molte “pizze”, come vengono chiamate le bobine di pellicola, per ogni singolo film.

Negli anni Dieci, poi, il successo del concetto di binge watching legato alle serie tv convinse i produttori che il pubblico era disposto a guardare film lunghi. Questo era funzionale alla crescente esigenza di trasformare i grandi film in eventi, cioè in qualcosa di impossibile da perdere e per i quali valesse la pena andare al cinema, così da contrastare le visioni casalinghe, cioè la pirateria prima e lo streaming dopo. La preoccupazione però era anche speculare: e cioè che per un film di soli 90 minuti, le persone fossero meno disposte a uscire e spendere i soldi per il biglietto del cinema. A maggior ragione quando le televisioni di tutti si sono riempite di film immediatamente disponibili e già pagati, quelli sulle piattaforme di streaming.

Oggi tutti i grandi film sono venduti come eventi, attraverso una promozione che inizia con un anno di anticipo, con una grande insistenza sulle qualità tecniche, con la spettacolarizzazione di ogni elemento che si presti e infine anche con la durata, che è percepita come garanzia di “grandezza” del film e una giustificazione per il prezzo del biglietto.

C’è poi l’aspetto che quando i film molto attesi sono tratti da romanzi o fumetti che hanno già una comunità di fan appassionata, il pubblico esige grande fedeltà al materiale originale, e per ottenerla serve minutaggio. Il confronto tra il Dune che David Lynch girò negli anni Ottanta con quello girato da Denis Villeneuve negli anni Venti, quanto a fedeltà al romanzo di Frank Herbert, è emblematico. I fan e la loro soddisfazione sono infatti una parte importante della promozione e quindi l’aderenza alle mitologie, alle scene o ai caratteri dei personaggi è sempre tenuta in grandissima considerazione.

Tutto questo non era una priorità negli anni Ottanta o Novanta, per non dire negli anni Quaranta o Cinquanta quando i film duravano spesso 90 minuti. All’epoca il taglio della durata era una fase molto frequente della produzione. I grandi film americani erano nelle mani dei produttori che tendevano ad accorciarli per farli stare tra i 100 e i 120 minuti, così da ottimizzare la programmazione in sala. Nonostante oggi i film lunghi incassino bene (puntando su ampie distribuzioni in tantissime sale), i proprietari dei cinema o delle catene continuano infatti a preferire i film più corti, perché sotto una certa durata si può programmare uno spettacolo in più al giorno.

Un’altra cosa che è cambiata, soprattutto dagli anni Dieci in poi, è che è diventata più centrale nella promozione dei film l’attenzione riservata alla “visione” del suo autore. Gli studios hanno scoperto quanto possa essere redditizio affidarsi a un grande regista capace di garantire qualcosa di diverso dagli altri, e questo non vale solo per gli autori più stimati ma anche per quelli di film commerciali. Ne sono un esempio le nuove versioni delle storie più note della Disney, spesso commissionate a registi affermati come Jon Favreau, Kenneth Branagh o Tim Burton e più lunghe delle loro versioni originali. In particolare nel 2019 la Disney distribuì il remake di Il re leone, fatto per essere identico a quello del 1994, quasi scena per scena, ma comunque di 30 minuti più lungo.

Il rispetto della volontà di un autore molto amato è diventato così una priorità per le comunità di fan da giustificare o in certi casi auspicare durate elevate. Quando nel 2017 la Warner decise di rivedere, modificare e accorciare drasticamente il film Justice League, in seguito all’abbandono del suo regista Zack Snyder per via di un lutto personale, ci fu un movimento d’opinione che boicottò il film alla sua uscita, chiedendo il ripristino della versione lunga, l’unica che poteva rispettare la visione di Snyder. Warner accettò di investire in una revisione di tutto il materiale per lasciare che Zack Snyder ricreasse il film come lo aveva pensato, e lo distribuì nel 2021 in streaming. La versione boicottata perché ritenuta insufficiente durava due ore, quella di Snyder, molto apprezzata e considerata nettamente migliore, dura quattro ore.

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