Come sta funzionando il blocco navale degli Stati Uniti
Intorno allo stretto di Hormuz: le forze armate statunitensi dicono di averlo completato, e alcune navi sono già state costrette a tornare indietro

Nella notte tra martedì e mercoledì il Comando centrale delle forze armate degli Stati Uniti ha annunciato che il blocco navale dello stretto di Hormuz è stato completato, e che «le forze statunitensi hanno completamente bloccato il traffico economico via mare da e per l’Iran».
Il blocco era stato annunciato dal presidente Donald Trump nel fine settimana, è entrato in vigore lunedì e ci sono voluti alcuni giorni per metterlo a punto. Nella giornata di martedì i siti di tracciamento mostravano che alcune navi riuscivano ancora a passare per lo stretto di Hormuz, facendo pensare che il blocco fosse inefficace. Non è proprio così: proviamo a spiegare come funziona il blocco finora, e cosa sta succedendo.
Il punto principale è che, benché Trump stesso abbia parlato di un blocco dello stretto di Hormuz, chiamarlo in questo modo è improprio. Gli Stati Uniti non hanno posizionato le proprie forze in prossimità dello stretto, dove sarebbero state troppo esposte alle coste iraniane, ma più a est, nel golfo di Oman e nel mare Arabico. Non conosciamo la posizione esatta dei mezzi statunitensi, ma nella mappa qui sotto c’è un’idea approssimata della zona in cui dovrebbero trovarsi.
Il blocco navale funziona così: gli Stati Uniti sorvegliano le navi che salpano dai porti iraniani e che quindi devono essere bloccate. Per sorvegliarle usano anzitutto i sistemi di tracciamento automatici (i cosiddetti transponder), quelli che ogni nave deve avere sempre accesi a bordo mentre è in viaggio. Alcune delle navi che commerciano con l’Iran, però, cercano di nascondere la loro posizione, spegnendo il transponder oppure usando metodi per confondere la localizzazione.
Per esempio la petroliera di proprietà cinese Rich Starry tra il 3 e il 14 aprile si trovava nel golfo Persico ma aveva usato un sistema detto spoofing per fare in modo che la sua localizzazione non fosse identificabile. Questo ha fatto pensare che la Rich Starry – che è già sotto sanzioni da parte degli Stati Uniti – in quei giorni stesse caricando petrolio iraniano.
Le forze statunitensi però non usano soltanto i segnali dei transponder per sorvegliare le navi: una fonte militare ha detto ad Associated Press che ci sono anche altri metodi più precisi. Non ha specificato quali, ma potrebbero andare dalla sorveglianza satellitare all’uso dei droni.

Navi nel golfo Persico, 11 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri,File)
Quando una nave salpa da un porto iraniano, gli Stati Uniti la contattano via radio ordinandole di tornare indietro, o di rimanere nel golfo Persico. Ancora una volta la Rich Starry è un buon esempio. Dopo aver caricato petrolio iraniano è uscita martedì dallo stretto di Hormuz. Questo ha inizialmente provocato una certa confusione, e ha fatto pensare che il blocco navale statunitense non fosse efficace.
In realtà poco dopo la sua uscita dallo stretto, quando si trovava nel golfo di Oman, la nave è stata contattata dalle forze statunitensi che le hanno ordinato di tornare indietro. La Rich Starry ha obbedito: mercoledì è rientrata nello stretto di Hormuz ed è tornata nel golfo Persico. Lo stesso è successo alla Christianna, un’altra nave partita dal porto iraniano di Bandar Imam Khomeini che aveva passato lo stretto di Hormuz martedì e che mercoledì, secondo BBC, è stata costretta a tornare indietro.
Gli Stati Uniti dovrebbero poi fare gli stessi controlli non soltanto sulle navi in uscita dal golfo Persico ma anche su quelle in entrata, bloccando le navi dirette ai porti iraniani e lasciando passare quelle dirette ai porti dei paesi arabi del Golfo. Al momento non è chiaro se ci saranno eccezioni o se gli Stati Uniti si concentreranno soltanto su alcuni tipi di nave, come le petroliere.
Alcune fonti hanno detto al Wall Street Journal che finora sono state intercettate in questo modo (via radio, senza bisogno di usare la forza) otto petroliere legate all’Iran.
Gli Stati Uniti però sono pronti a bloccare fisicamente o ad abbordare le navi che dovessero cercare di forzare il blocco. Sempre il Wall Street Journal ha scritto che partecipano al blocco 15 navi da guerra statunitensi e circa 10mila militari, tra cui probabilmente marines specializzati nelle operazioni di abbordaggio delle navi.



