Come Orbán ha perso l’Ungheria

L'opposizione si è concentrata sui problemi dell'economia, e stavolta lo spauracchio della guerra in Ucraina non è bastato

Viktor Orbán al termine del comizio insieme al presidente statunitense JD Vance, il 7 aprile a Budapest (AP Photo/Denes Erdos)
Viktor Orbán al termine del comizio insieme al presidente statunitense JD Vance, il 7 aprile a Budapest (AP Photo/Denes Erdos)
Caricamento player

Viktor Orbán aveva visto arrivare la sconfitta di domenica, quando ha perso per la prima volta le elezioni in Ungheria dopo 16 anni consecutivi da primo ministro. Orbán si era reso conto di non essere più popolare come un tempo durante il tour elettorale che aveva organizzato nell’ultimo anno, per rispondere a quello del leader dell’opposizione Péter Magyar, che lo ha battuto e ora prenderà il suo posto.

Il fatto che Orbán, dopo così tanti anni al potere e uno stretto controllo sui media e sulle istituzioni, si sia speso in prima persona, esponendosi al rischio di contestazioni, ha dimostrato che percepiva Magyar come minaccia. È girato molto un video in cui Orbán prima rimane interdetto, e poi si arrabbia, per i fischi che riceve durante un comizio. Anche il fatto che l’opposizione sia riuscita a portare un migliaio di persone in piazza a Székesfehérvár, la sua città natale, è stato interpretato come un segnale che questa sarebbe stata un’elezione diversa dalle precedenti.

Orbán ha perso anzitutto perché sono traballate quelle che il professore ungherese László Bruszt ha definito «le fondamenta economiche dell’illiberalismo», ossia il fatto che la popolazione accettasse la restrizione dello stato di diritto e un sistema oligarchico a patto di un miglioramento delle condizioni di vita. L’Ungheria di Orbán, che nel 2010 era arrivato al potere incolpando i governi precedenti della crisi economica, non è stata più in grado di farlo.

L’arricchimento della classe dirigente fedele al primo ministro, documentato da anni di inchieste giornalistiche, ha cozzato con il deterioramento della condizione economica della popolazione. L’Ungheria è il paese dell’Europa centrale che cresce meno e la disoccupazione è ai massimi del decennio.

La vittoria dell'opposizione viene festeggiata per strada a Budapest, il 13 aprile

La vittoria dell’opposizione viene festeggiata per strada a Budapest, il 13 aprile (AP Photo/Denes Erdos)

Il modello economico di Orbán – prezzi calmierati e importazioni energetiche a prezzi di favore dalla Russia – non si è più ripreso dopo la pandemia di Covid-19. A lungo si era sostenuto con i fondi europei, che avevano consentito politiche di spesa sociale generose ed erano arrivati a valere il 4 per cento del Prodotto interno lordo ungherese. A partire dal 2022 però questi fondi sono stati bloccati, come ritorsione per le riforme illiberali attuate da Orbán.

Magyar ha centrato la sua campagna elettorale sulla denuncia della corruzione e su temi economici, tenendosi lontano da quelli ideologici e potenzialmente più divisivi. Per comunicare efficacemente l’impatto dell’inflazione, l’opposizione ha usato l’esempio del prezzo della paprika, una delle spezie più comuni nella cucina ungherese, dicendo che era più che raddoppiato nei 16 anni di governo di Orbán.

– Leggi anche: L’Ungheria di Viktor Orbán

Orbán, invece, ha ripetuto la tattica delle elezioni del 2022, che aveva vinto contro un altro promettente oppositore, Péter Márki-Zay, utilizzando come spauracchio la guerra in Ucraina, cominciata solo pochi mesi prima.

A questo giro il primo ministro ha accusato Magyar di voler trascinare l’Ungheria in guerra, con una demonizzazione dell’avversario esagerata. È stato un tema scivoloso, mentre i media rivelavano l’atteggiamento prono del suo governo verso la Russia. La vicinanza al presidente statunitense Donald Trump, che ha mandato il suo vice JD Vance a fare campagna in Ungheria, è stata problematica in termini di consenso e in contraddizione con la retorica pacifista di Orbán.

Viktor Orbán parla con i giornalisti dopo avere votato in un seggio di Budapest, il 12 aprile

Viktor Orbán parla con i giornalisti dopo avere votato in un seggio di Budapest, il 12 aprile (AP Photo/Petr David Josek)

Probabilmente Orbán ha sottovalutato anche l’importanza dei social, su cui non esercita lo stesso controllo che ha su media come la televisione, che però sono meno usati dalle fasce più giovani. Magyar ha fatto una campagna efficace sui social – in particolare Facebook, il più usato lì – ottenendo a marzo il doppio delle interazioni di Orbán, pur pubblicando meno contenuti. In questo modo, Magyar ha aggirato l’embargo sui media tradizionali, nonostante avesse meno risorse del governo.

Il principale vantaggio di Magyar è stato non essere Orbán, in un momento in cui un pezzo consistente della popolazione era stufo di lui. Ma è riuscito a parlare anche all’elettorato tipico del suo avversario, presente soprattutto nei piccoli centri delle aree rurali. Per farlo Magyar ha girato in lungo e in largo l’Ungheria, tornando più volte negli stessi posti e arrivando a fare sei comizi al giorno nella fase finale della campagna.

È riuscito a raccogliere consensi in queste zone, considerate le roccaforti di Orbán, perché ha posizioni simili alle sue su molte questioni, a partire dal contrasto all’immigrazione. È un conservatore che si racconta come un patriota, attento ai valori tradizionali. È un politico di destra, con un lungo passato in Fidesz, il partito di Orbán. Se uno col suo programma avesse vinto in un altro paese europeo, probabilmente i media stranieri avrebbero parlato molto di più di una vittoria della destra populista.

Non essendo Orbán, ma guidando un movimento con un’ideologia affine, Magyar è riuscito ad andare oltre il tradizionale bacino di voti urbano dell’opposizione, la cui ala più progressista l’ha votato con una certa riluttanza pur di liberarsi di Orbán. È vero che ha posizioni meno ostili all’Ucraina e più europeiste, ma parlando di Orbán non ci voleva poi tanto.

Infine, Orbán ha rinunciato a contestare la vittoria di Magyar, riconoscendo la sconfitta, ma non è detto che sarà altrettanto liscia la transizione nei pezzi di stato e dell’economia che aveva infiltrato in 16 anni. Dalla sua, Magyar avrà una maggioranza parlamentare oltre i due terzi, con cui potrà cambiare la Costituzione: su questo è stato aiutato dalla legge elettorale, distorsiva e assai premiante per il partito che arriva primo nei collegi, che aveva favorito Orbán finché aveva avuto consensi sufficienti da servirsene.

– Leggi anche: Il leader europeo che piace a Trump e a Putin