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  • Lunedì 13 aprile 2026

Perché ora Trump vuole bloccare lo stretto di Hormuz

Che è già bloccato dall'Iran da oltre un mese: c'è una logica, ma non è per niente detto che funzioni

Donald Trump alla Casa Bianca, 11 aprile 2026 (Bonnie Cash/UPI/Bloomberg)
Donald Trump alla Casa Bianca, 11 aprile 2026 (Bonnie Cash/UPI/Bloomberg)

Domenica, dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che la marina statunitense metterà in atto un blocco navale dello stretto di Hormuz. Potrebbe suonare paradossale, visto che lo stretto è già bloccato dall’Iran dall’inizio della guerra. La cosa però potrebbe avere una sua logica, almeno dal punto di vista statunitense, anche se è molto difficile che riesca a far cambiare posizione al regime iraniano.

Trump inizialmente aveva scritto su Truth che sarebbero state bloccate «tutte le navi che entrano o escono dallo stretto di Hormuz». Qualche ora dopo però il Comando centrale delle forze armate statunitensi ha specificato che il blocco si applicherà solo al «traffico marittimo che entra o esce dai porti iraniani». Comincerà lunedì alle 16, ora italiana. Trump ha detto anche che altri paesi parteciperanno al blocco statunitense, senza dire quali.

L’idea generale è questa: se nei primi 40 giorni di guerra l’Iran aveva bloccato lo stretto di Hormuz permettendo di passare soltanto alle proprie navi e alle navi autorizzate dal regime, ora gli Stati Uniti hanno deciso che nemmeno le navi iraniane devono passare. Di fatto il piano degli Stati Uniti è: se non possono passare le nostre navi, allora non potranno farlo nemmeno le vostre. Se il blocco statunitense dovesse entrare in vigore come annunciato, e rimanesse valido anche quello iraniano, lo stretto di Hormuz sarebbe di fatto chiuso a tutti.

Prima dell’inizio della guerra, dallo stretto di Hormuz passavano più di 100 navi al giorno, in entrata e in uscita. Durante la guerra però l’Iran ha preso il controllo dello stretto e in queste settimane sono passate meno di dieci navi al giorno in media, quasi tutte iraniane o con l’autorizzazione del regime. Da Hormuz passa normalmente un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto esportati nel mondo, e il suo blocco sta provocando una grave crisi energetica globale.

– Leggi anche: Iran e Stati Uniti non hanno trovato un accordo

L’obiettivo degli Stati Uniti è impedire che l’Iran possa far pagare alle navi che passano per lo stretto un pedaggio, come richiesto dal regime. Soprattutto, Trump vuole privare l’Iran dei grossi guadagni che sta ottenendo in queste settimane con la vendita del proprio petrolio, approfittando del fatto che i prezzi sono molto aumentati e che le navi iraniane sono quasi le uniche che passano per Hormuz. «Non permetteremo che l’Iran guadagni vendendo petrolio a chi gli piace, e non a chi non gli piace», ha detto domenica Trump in un’intervista a Fox News.

È un grosso ripensamento: gli Stati Uniti vogliono chiudere lo stretto di Hormuz dopo aver tentato per settimane di farlo riaprire. E vogliono impedire la vendita del petrolio iraniano dopo che a marzo avevano sospeso le sanzioni contro l’Iran per favorire il più possibile la circolazione di idrocarburi.

Una nave nel golfo Persico, marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)

Una nave nel golfo Persico, marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)

La conseguenza immediata più probabile del blocco potrebbe essere un ulteriore aumento del prezzo del petrolio e del gas, perché l’offerta si ridurrebbe ancora di più.

Gli Stati Uniti però sperano che la pressione economica derivata dalle mancate vendite del petrolio possa convincere il regime iraniano ad assecondare le richieste statunitensi nei negoziati. Questo è ritenuto improbabile da molti analisti: l’Iran ha ampie riserve e ha già dimostrato la volontà di resistere a oltranza in una guerra d’attrito economica.

Un altro risultato potrebbe essere quello di mettere pressione economica non direttamente sull’Iran, ma sugli acquirenti del suo petrolio, in particolare la Cina. Finora la Cina – che ha una partnership economica piuttosto stretta con l’Iran – ha evitato grosse interferenze nella guerra e si è limitata a condannare le azioni degli Stati Uniti. Ma se il blocco di Hormuz dovesse penalizzarla gravemente, allora potrebbe cominciare a mettere pressione sul regime iraniano per chiudere la guerra il prima possibile.

Non è ancora chiaro come il blocco navale americano sarà applicato dal punto di vista pratico. È probabile che gli Stati Uniti posizioneranno le proprie navi fuori dallo stretto per evitare di essere un possibile bersaglio dei missili iraniani. Le navi militari statunitensi potrebbero posizionarsi per esempio nel golfo di Oman o ancora più al largo. A quel punto potrebbero bloccare ed eventualmente abbordare le navi commerciali partite da porti iraniani, costringendole a tornare indietro oppure addirittura sequestrandole.

Questa operazione è decisamente alla portata della marina statunitense, che ha molti mezzi e soldati nella regione. Il problema potrebbe porsi più che altro a livello diplomatico. Un conto è bloccare e sequestrare navi iraniane. Ma se gli Stati Uniti decidessero per esempio di bloccare una petroliera cinese o indiana le conseguenze diplomatiche potrebbero essere gravi.

Non è chiaro inoltre quali saranno le conseguenze di questo blocco navale statunitense sui negoziati con l’Iran. Il cessate il fuoco di 15 giorni concordato la settimana scorsa scade il 22 aprile, e quindi in teoria c’è ancora tempo per trattare. Il regime iraniano ha dato vari segnali che è pronto a continuare. Trump invece ha detto che per lui se gli iraniani «non tornano a negoziare, va bene». Potrebbe essere però l’ennesimo bluff.