A Bird il divieto dei monopattini a Firenze non va giù
L'azienda ha fatto due ricorsi e sta cercando di operare comunque, mentre il comune ha iniziato a rimuovere i mezzi lasciati in strada

Da quando il comune di Firenze ha vietato i monopattini elettrici in sharing, le aziende che proponevano questo servizio hanno deciso di toglierli dalle strade. Lo hanno fatto tutte, tranne una: Bird, una delle aziende più note per i servizi di micromobilità, che nelle ultime settimane ha presentato diversi ricorsi al tribunale amministrativo (TAR) e ha cercato alternative per aggirare il divieto imposto dall’amministrazione comunale. Finora nessuna ha funzionato, perché i giudici hanno stabilito che il comune ha il diritto di rimuovere i monopattini lasciati in strada, come ha iniziato a fare da aprile.
Il contenzioso tra il comune di Firenze e Bird è iniziato lo scorso novembre, quando l’amministrazione comunale aveva annunciato che dal primo aprile sarebbero stati eliminati i monopattini elettrici in sharing dalle strade della città.
Le motivazioni del divieto erano principalmente due. Prima di tutto il cambiamento delle norme nazionali, nelle quali era stato introdotto l’obbligo di indossare un casco e di dotare i monopattini di una targa e di un’assicurazione. E poi il modo non sempre efficiente e virtuoso con cui il servizio veniva utilizzato: un po’ in tutte le città i monopattini vengono usati spesso senza rispettare il codice della strada, da due persone contemporaneamente, e abbandonati dove capita.
Bird aveva chiesto subito al tribunale la sospensione del divieto. L’azienda è convinta di avere ragione perché opera a Firenze dal 2021 dopo aver vinto una gara indetta proprio dal comune. Nel 2023 inoltre lo stesso comune di Firenze aveva concesso di aumentare la flotta fino a 800 monopattini. Nell’aprile del 2025, quando l’amministrazione era già cambiata ed era diventata sindaca Sara Funaro, il servizio era stato prorogato.
A febbraio i giudici del TAR hanno respinto la richiesta di Bird. Il comune ha quindi iniziato a rimuovere i mezzi lasciati in strada. Concretamente è la polizia municipale a recuperare i mezzi trasferendoli in un deposito dove Bird li può recuperare pagando circa 12 euro per ciascun monopattino.
Bird ha presentato una seconda richiesta al TAR per sospendere le rimozioni, che di nuovo è stata respinta. Sul merito della questione i giudici devono comunque ancora prendere una decisione definitiva e la prossima udienza è stata fissata per il 7 maggio.
Nella sua richiesta di sospensione delle rimozioni, la seconda presentata al TAR, Bird aveva sottolineato il rischio di danno all’attività e l’onere dei costi di recupero dal deposito del comune. Secondo il TAR però queste argomentazioni sono generiche e non dimostrano l’urgenza necessaria per fermare le rimozioni.
Non volendo però rinunciare alla propria presenza sul mercato fiorentino, e in attesa di una decisione definitiva del TAR, Bird sta continuando a noleggiare monopattini elettrici tramite app, passando da uno sharing pubblico a un noleggio privato a chiamata. «Non operiamo più all’interno dell’avviso pubblico, ma possiamo comunque affittare privatamente i mezzi via app. I monopattini sono parcheggiati negli spazi in cui il codice della strada prevede che possano stare. Il suolo pubblico in questo caso è lo stallo consentito», dice Giorgio Cappiello, capo delle relazioni istituzionali della società in Italia.
Tuttavia il comune di Firenze contesta la versione di Bird continuando a rimuovere i mezzi: «Nel momento in cui si è interrotta la convenzione è ovvio che sul suolo pubblico i mezzi che erano convenzionati non possono sostare», ha fatto sapere la sindaca di Firenze Sara Funaro. Francesco Passaretti, il comandante della polizia municipale, ha detto che ogni attività economica che si svolge sul suolo pubblico deve essere autorizzata dal comune.
Secondo Passaretti, Bird potrebbe dunque continuare a noleggiare i propri monopattini sul suolo privato e dopo aver ottenuto una Scia, una Segnalazione Certificata di Inizio Attività, una sorta di abilitazione basata sull’autocertificazione che consente l’avvio immediato di un’attività senza attendere autorizzazioni preventive del comune.
L’altro gestore di monopattini presente a Firenze, Bit, sta facendo una cosa simile: un noleggio privato a lungo termine via app, ma con consegna del mezzo a casa e non in strada. RideMovi, un’altra azienda, ha invece rimosso gli ultimi monopattini presenti in strada accogliendo la delibera del comune, aumentando il servizio di bike sharing che il comune stesso aveva parallelamente affidato alla società senza una gara, ma tramite affidamento esclusivo e diretto. Questo affidamento è stato rinnovato dal comune per altri tre anni il giorno prima delle elezioni comunali e prevede un contributo pubblico pari a 800mila euro.
Cappiello sostiene che la nuova giunta voglia di fatto eliminare le società concorrenti di RideMovi: «Tutte le maggiori città d’Italia hanno pubblicato degli avvisi pubblici di selezione anche per gli operatori di bike sharing, ma non Firenze. In più RideMovi ha beneficiato di una serie di fondi erogati dalla regione e destinati alla promozione dei servizi di sharing mobility nonostante il decreto che ripartisce quelle risorse preveda che i fornitori debbano essere selezionati con modalità aperte e non discriminatorie».
Firenze è la prima città italiana a dismettere i servizi di monopattini a noleggio, mentre già lo avevano fatto due grandi capitali europee, Parigi nel 2023 e Madrid nel 2024, per motivi non molto diversi da quelli di Firenze.



