Tra poche ore Artemis II torna sulla Terra
Dopo un lungo viaggio e un giro intorno alla Luna, i quattro astronauti si preparano a un turbolento rientro nell'atmosfera e a un tuffo nell'oceano Pacifico

I quattro astronauti della missione lunare Artemis II stanno per tornare sulla Terra, dopo avere percorso più di un milione di chilometri e avere fatto un giro intorno alla Luna. L’ammaraggio di Orion, la capsula che li sta trasportando, è previsto poco dopo le due di notte di sabato (ora italiana) e si potrà seguire da una diretta video della NASA più o meno a partire dalla mezzanotte.
Il rientro è la fase più delicata della parte conclusiva della missione, iniziata giovedì 2 aprile con il lancio da Cape Canaveral, in Florida, dello Space Launch System, il potente razzo della NASA alto quasi 100 metri che si è spinto oltre l’atmosfera terrestre sorvolando l’oceano Atlantico. Il ritorno di Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen non prevede l’uso di razzi ingombranti e avverrà nell’oceano Pacifico, sfruttando la gravità terrestre.
Il modulo dell’equipaggio di Orion, quello su cui hanno viaggiato in questi giorni gli astronauti, si separerà dal modulo di servizio, fornito dall’Agenzia spaziale europea (ESA) e che contiene diverse strumentazioni e il motore che la capsula ha utilizzato per compiere alcune manovre. Durante il rientro sarebbe una zavorra inutile e per questo, dopo essersi separato dalla capsula vera e propria, si distruggerà impattando contro l’atmosfera.

(ESA)
Il modulo dell’equipaggio, un tronco di cono con un diametro alla base di circa 5 metri, orienterà il proprio scudo termico verso l’atmosfera per proteggere i quattro astronauti dall’altissima temperatura che si svilupperà durante il rientro. L’ingresso avverrà a una velocità di circa 40mila chilometri all’ora rispetto alla Terra e la capsula avrà pochi chilometri per rallentare la propria corsa prima di raggiungere l’oceano. Per farlo, sfrutterà l’atmosfera stessa e i suoi strati via via più densi.
A differenza degli aeroplani che sono progettati per essere aerodinamici in modo da ridurre la resistenza (cioè la forza che li frena spingendo in direzione opposta al loro moto), le capsule spaziali fanno l’esatto contrario. Hanno una forma e caratteristiche tali da essere poco aerodinamiche, in modo da ottenere quanta più resistenza possibile e sfruttarla per decelerare mentre stanno letteralmente precipitando verso il suolo. Gli strati via via più densi dell’atmosfera diventano un freno, di quelli che si fanno sentire per chi è a bordo.
Durante il rientro gli astronauti saranno sottoposti a circa 4g, cioè quattro volte l’accelerazione di gravità che di solito percepiamo sulla Terra. Si sentiranno schiacciare contro i sedili, ma la sollecitazione durerà pochi minuti e non è pericolosa per l’organismo (tutti gli astronauti che tornano dalla Stazione Spaziale Internazionale sperimentano qualcosa di simile). La NASA ha deciso per una traiettoria un po’ più diretta del solito per ridurre il tempo in cui lo scudo termico sarà sottoposto alle alte temperature del rientro, considerato che con Artemis I – la precedente missione senza equipaggio – era stata riscontrata un’erosione eccessiva dello scudo stesso.

(NASA)
L’ingresso nell’atmosfera comporterà un’onda d’urto e temperature che raggiungeranno per alcuni istanti i 10mila °C intorno alla capsula. L’aria rarefatta degli strati più alti dell’atmosfera sarà trasformata dal calore in plasma (un gas estremamente caldo e carico elettricamente), che renderà impossibile per qualche minuto le comunicazioni tra l’equipaggio e il centro di controllo della NASA a terra.
Per alcuni minuti, Orion sarà una meteora che attraversa il cielo con quattro persone a bordo.
Gli strati via via più densi dell’atmosfera faranno ridurre la velocità della capsula, che arriverà a una quota di 8mila metri a una velocità intorno ai 500 chilometri orari. A quella quota inizierà la procedura di apertura dei primi paracadute, che terminerà a poco più di 2mila metri con l’apertura di quelli principali, che avranno il compito di ridurre ulteriormente la velocità di discesa di Orion.
Poco dopo le due di notte di sabato, Orion toccherà l’acqua dell’oceano Pacifico a meno di 30 chilometri orari, al largo della costa della California. Sarà raggiunta da una nave della marina militare degli Stati Uniti che aiuterà l’equipaggio a uscire dalla capsula, prima di issarla sulla nave. L’equipaggio sarà sottoposto ai controlli medici e trasportato sulla terraferma, dove dopo qualche ora potrà abbracciare i propri cari.



