Il prezzo di petrolio e gas è già sceso molto per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran
Il mercato non aspettava altro che l’annuncio della riapertura, anche parziale, dello stretto di Hormuz

Il prezzo di petrolio e gas naturale è sceso molto e in modo istantaneo dopo l’annuncio di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, che prevede non solo la sospensione degli attacchi per due settimane ma anche la riapertura temporanea dello stretto di Hormuz, l’unico passaggio marittimo per le merci che devono uscire dal golfo Persico e snodo essenziale per il commercio di petrolio e gas naturale.
La notizia che anche solo per un breve periodo potranno ripartire le navi ha fatto crollare le principali quotazioni internazionali: il petrolio WTI, la quotazione di riferimento per il mercato statunitense, è sceso da 112 a 96 dollari al barile, con una riduzione di quasi il 15 per cento; il petrolio Brent, riferimento per il mercato europeo, è passato da 109 dollari al barile a quasi 95, con un calo di circa il 14 per cento. Anche il prezzo del gas, anch’esso molto aumentato dall’inizio della guerra, sta scendendo rapidamente: è passato da 52 a 44 euro al megawattora, con un calo del 16 per cento.
Riduzioni del genere in poche ore non si vedevano da anni, e sono il segnale che il mercato aspetta con grande apprensione la ripresa, anche parziale, del commercio di energia.
Da Hormuz passa circa un quinto di tutto il petrolio venduto al mondo, l’85 per cento del quale va nei paesi asiatici, dove infatti sono già cominciati importanti razionamenti dell’energia. Ma le conseguenze sono state in tutto il mondo, dato che il mercato dell’energia è globale: l’interruzione dei commerci in un punto così importante ha fatto aumentare per tutti il prezzo del petrolio fino al 67 per cento rispetto a prima della guerra, e si è creata una certa competizione tra i paesi per accaparrarsi la materia prima disponibile.
Prima della guerra le principali quotazioni internazionali stavano poco sotto i 70 dollari al barile. Anche qualora il cessate il fuoco diventi la fine della guerra e lo stretto di Hormuz venga riaperto definitivamente, potrebbero volerci anni prima di tornare a quei prezzi. I paesi del Golfo sono tra i principali estrattori e produttori al mondo di petrolio, i loro impianti sono stati gravemente danneggiati dagli attacchi iraniani, e servirà dunque molto tempo prima che riescano a ripristinare la produzione.
Lo stesso vale per il gas: da Hormuz passa anche in questo caso un quinto di tutto il gas venduto al mondo, e quasi il 90 per cento va nei paesi asiatici. Prima della guerra il prezzo era intorno ai 31 euro al megawattora, e servirà tempo prima che torni ai valori di prima. QatarEnergy, la più importante azienda produttrice di gas del Golfo e del mondo, ha detto che le serviranno anni per ripristinare gli impianti e tornare alla produzione di prima. Il gas naturale serve non solo per il riscaldamento ma anche per produrre l’energia elettrica, e l’Italia è molto dipendente da quello proveniente dal Qatar (e quindi da quello di QatarEnergy).
Per ora si sbloccherà solo la vendita di petrolio e gas naturale che è già nelle navi ferme nel golfo Persico e che è nei magazzini delle aziende energetiche, che è già qualcosa. Ma il mondo dovrà continuare a fare a meno ancora per un po’ del petrolio proveniente dal Golfo.
La riduzione del prezzo del petrolio, se resisterà, si tradurrà anche in un calo dei prezzi di carburanti, di qualsiasi tipo: della benzina per i veicoli privati, del gasolio per gli autotrasporti e gli usi industriali, e del cherosene per gli aerei, tra gli altri. Solitamente i tempi di reazione in questi casi non sono istantanei, e le tempistiche di adeguamento dei prezzi da parte delle aziende energetiche risultano particolarmente odiose ai consumatori finali, che si rendono conto che quando le quotazioni del petrolio aumentano i prezzi alla pompa rincarano quasi subito, mentre quando le quotazioni del petrolio scendono serve di solito parecchio tempo prima che questa riduzione si veda anche al distributore.
È un meccanismo che in economia si chiama trasmissione asimmetrica dei prezzi, e che con una metafora molto efficace viene anche definito “razzo e piuma”: gli aumenti colpiscono i consumatori finali con la velocità di un razzo, mentre le riduzioni del prezzo arrivano al mercato lente come una piuma.



