Quindi lo stretto di Hormuz rimane sotto il controllo dell’Iran?
Il cessate il fuoco permetterà di nuovo alle navi di attraversarlo, ma rispetto alla situazione pre-guerra sarà l'Iran a decidere i termini, almeno per ora

Il cessate il fuoco approvato nella notte da Iran, Stati Uniti e Israele prevede che l’Iran riapra per due settimane lo stretto di Hormuz: che garantisca quindi il passaggio sicuro delle navi senza il rischio che vengano attaccate. Era una delle priorità per il presidente statunitense Donald Trump, che però non ha ottenuto davvero quello che voleva, anzi. Lo stretto di Hormuz, che prima della guerra poteva essere attraversato liberamente dalle navi di tutto il mondo, oggi è di fatto controllato dall’Iran e il cessate il fuoco non cambia questa situazione. Inoltre i danni causati dai bombardamenti iraniani alle infrastrutture energetiche del golfo Persico continueranno ad avere conseguenze per molto tempo sui prezzi dell’energia.
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Lo stretto di Hormuz è l’unico passaggio marittimo per le merci che devono uscire dal golfo Persico, tra cui un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale liquefatto esportati nel mondo. Dall’inizio della guerra l’Iran ne ha preso il controllo e permette di attraversarlo solo alle navi che considera non ostili e che hanno fatto un accordo con il regime, in alcuni casi pagando un pedaggio che può essere anche dell’equivalente di milioni di euro.
Vari paesi hanno fatto o provato a fare questi accordi, tra cui il Giappone, la Malaysia e probabilmente anche la Francia, ma durante la guerra le navi che sono passate sono state una frazione di quelle abituali.
Il regime ha detto che durante il cessate il fuoco le navi potranno attraversare lo stretto «coordinandosi con le forze armate iraniane». Non sappiamo se continuerà a chiedere il pedaggio, ma con ogni probabilità cercherà di mantenere il controllo totale sul passaggio. È previsto anche dal piano in 10 punti per la fine della guerra che l’Iran ha presentato agli Stati Uniti, e su cui sono in corso trattative.
Se l’Iran prendesse il controllo dello stretto in modo permanente si creerebbe una situazione senza precedenti, con enormi conseguenze sui traffici marittimi e sulle disponibilità di petrolio e gas naturale in tutto il mondo. Sarebbe un esito completamente avverso a Trump, dato che darebbe al regime iraniano il potere di controllare uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo sulla base dei propri interessi.
Come detto, prima della guerra la situazione era completamente diversa: le navi attraversavano lo stretto di Hormuz in modo stabile e continuo, senza bisogno di autorizzazioni speciali, come previsto dai trattati internazionali. Di fatto, Trump ha fatto un accordo per riaprire uno stretto che era già aperto prima della guerra iniziata dagli Stati Uniti.
Molti stanno notando la contraddizione: «Sembra che Trump abbia acconsentito a dare all’Iran il controllo dello stretto di Hormuz, una vittoria storica per l’Iran. Il livello di incompetenza è sbalorditivo e doloroso», ha scritto per esempio il senatore del Connecticut Chris Murphy, Democratico.
In un post su Truth, Trump ha scritto che gli Stati Uniti «aiuteranno con l’aumento del traffico» nello stretto e che «saranno fatti molti soldi». Non si capisce però se i «soldi» siano direttamente legati allo stretto, e quindi a qualche tassa imposta sui passaggi, o più in generale al cessate il fuoco. I media iraniani stanno scrivendo che l’Iran e l’Oman, l’altro paese che si affaccia sullo stretto, continueranno a chiedere un pedaggio e i soldi verranno usati per la ricostruzione dell’Iran dopo la guerra.

Donald Trump in una conferenza stampa alla Casa Bianca, 6 aprile 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
In ogni caso la riapertura dello stretto, con o senza pedaggio, non riporterà subito la normalità: i traffici e le esportazioni di petrolio e gas non possono essere accese o spente nel giro di una notte. Sono basate su procedure lente e complesse.
Molti impianti di estrazione e lavorazione per il gas e il petrolio nei paesi del Golfo sono stati danneggiati durante la guerra, e in alcuni casi per riparare i danni ci vorranno anni. Vari paesi hanno anche ridotto o sospeso la produzione, perché con il blocco alle esportazioni non sapevano più dove stoccare le materie prime. Queste difficoltà operative, unite alla situazione di enorme incertezza e alla mancanza di un accordo duraturo per la fine della guerra, complicano la ripresa dei traffici.
L’annuncio del cessate il fuoco e della riapertura dello stretto, seppure temporanea e condizionata, è stato comunque accolto positivamente dai mercati: il prezzo del petrolio è sceso molto.
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Nelle oltre cinque settimane di guerra il blocco ha causato un enorme aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale, e molti paesi hanno preso misure emergenziali per preservare le scorte. I più colpiti sono stati i paesi del sud-est asiatico, maggiormente dipendenti dagli idrocarburi dei paesi del Golfo, ma se la crisi dovesse prolungarsi sono già state prospettate conseguenze anche per i paesi europei, tra cui molte difficoltà nel viaggiare in aereo.
Per questo riaprire lo stretto era diventata una priorità assoluta per Trump: ci ha provato in vari modi, tutti caotici e rischiosi, rendendo evidente che nella sua amministrazione nessuno sapesse davvero come fare. Proprio sullo stretto Trump ha riportato uno dei fallimenti più eclatanti della guerra: ha chiesto agli alleati di collaborare per riaprire il passaggio militarmente, ma nessuno ha accolto il suo invito e non se ne è fatto niente. Trump ne è stato molto indispettito e ha iniziato a dire una serie di cose contraddittorie, tra cui che gli Stati Uniti non avevano bisogno di nessuno (pur continuando a chiedere aiuto), e a minacciare di ritirare il paese dalla NATO.
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