Guido Crosetto è un ministro della Difesa che parla un po’ troppo

Esagera, lancia allarmi in modo avventato, smentisce, litiga sui social: è un problema, per uno che ha quel ruolo

Il ministro della Difesa Guido Crosetto negli studi di Rai 1, a Roma, il 7 aprile 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Il ministro della Difesa Guido Crosetto negli studi di Rai 1, a Roma, il 7 aprile 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Caricamento player

Martedì il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto alla Camera per riferire sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle forze armate statunitensi. L’informativa urgente era stata chiesta dalle opposizioni dopo la notizia del diniego all’atterraggio di due bombardieri americani nella base siciliana di Sigonella da parte del governo italiano, nella notte tra il 27 e il 28 marzo. Crosetto si era subito detto disponibile. Ci si attendeva che il ministro della Difesa dicesse qualcosa di più sulle ragioni che lo avevano indotto a prendere quella decisione, e sull’atteggiamento che in generale il governo intende adottare nei confronti dell’uso delle basi americane sul territorio italiano per le operazioni militari in Iran.

Ma su questo, Crosetto è stato abbastanza reticente: si è limitato a dire che il governo di Giorgia Meloni continuerà ad agire nel rispetto della Costituzione e dei trattati – internazionali e bilaterali – che regolano l’utilizzo delle basi e i rapporti tra le forze armate italiane e quelle statunitensi, in continuità con quanto fatto da tutti i governi dagli anni Cinquanta in avanti. Per questo Crosetto ha sostenuto che la sua condotta è e sarà la stessa che anche tutti i suoi predecessori, di destra o di sinistra, terrebbero in questa fase.

Ma Crosetto, sempre per dimostrare come l’operato del governo attuale non mostri alcun segno di subalternità agli Stati Uniti maggiore di quello di altri governi, si è messo a elencare minuziosamente il numero di atterraggi autorizzati nelle basi di Sigonella e di Aviano (in Friuli Venezia Giulia) dal 2018 in poi; e quanti di questi aerei erano da combattimento, e di quante diverse tipologie di aerei da combattimento si trattava, e quanti trasportavano armi e materiali pericolosi, e quanti droni.

Ha fatto tutto questo elenco per dimostrare che non c’è stato alcun significativo aumento del traffico nelle due basi aeree americane in Italia. Anzi, i droni partiti da Sigonella sono perfino diminuiti: «Non mi prenderò il merito se l’anno scorso sono stati un quarto rispetto al 2022 o un terzo rispetto al 2019, perché non c’è merito», ha detto Crosetto, con un’abile trovata retorica che era esattamente finalizzata a rivendicare quella cosa come un merito.

– Leggi anche: Cosa c’è dietro il divieto di atterrare a Sigonella imposto dall’Italia agli Stati Uniti

Il punto, però, è che molti di quei dati erano riservati. Questo non impedisce a un ministro della Difesa di renderli pubblici, ovviamente, ma farlo è comunque una scelta significativa. Del resto lo stesso Crosetto, poco prima, aveva ricordato che i trattati che regolano il funzionamento delle basi sono coperti dal segreto di Stato. E più in generale, molto di quello che avviene a Sigonella e ad Aviano ha un carattere di segretezza piuttosto elevato. Così alcuni esponenti delle opposizioni sono tornati a chiedersi: ma non sarà che Crosetto parla un po’ troppo, e spesso in modo avventato?

La domanda, martedì, era del resto legittimata anche dall’intervista che al mattino era stata pubblicata dal Corriere della Sera, nella quale Crosetto, alla vigilia della scadenza dell’ultimatum di Donald Trump all’Iran, alludeva piuttosto esplicitamente al rischio di un’escalation nucleare imminente, spiegando che «non esiste limite alla follia» e facendo esplicito riferimento a Hiroshima e Nagasaki, le due città giapponesi distrutte da bombe atomiche nel 1945 da parte degli Stati Uniti.

Queste dichiarazioni erano apparse così clamorose – nessun ministro della Difesa europeo, in questi giorni, si è spinto a tanto – che l’ambasciata iraniana a Roma le aveva rilanciate su X utilizzandole a sostegno della propria propaganda. A quel punto Crosetto aveva risposto, sempre attraverso un tweet, fornendo un’interpretazione diversa da quella che un po’ tutti avevano dato alle sue parole.

L’episodio è significativo perché riassume bene alcune abitudini comunicative piuttosto insolite per un ministro della Difesa, e che invece Crosetto pratica abbastanza di frequente: una certa spigliata loquacità, talvolta perfino azzardata, con una propensione all’allarmismo; la tendenza a ridefinire polemicamente il proprio pensiero, o a ritrattare, o a denunciare fraintendimenti da parte dei media o degli avversari politici; un uso quantomeno disinvolto, parecchio disinvolto, del proprio account su X.

Sui rischi incombenti di una guerra globale, e sull’impreparazione drammatica delle forze armate italiane ad affrontare questo nuovo scenario, Crosetto ha insistito a più riprese fin dall’inizio del suo mandato. Nel febbraio del 2023 disse che sostenendo la resistenza ucraina, ed evitando che i carri armati russi arrivassero a Kiev, «stiamo cercando di evitare la terza guerra mondiale». Nei tre anni successivi, in più occasioni ha ricordato come l’Italia non sarebbe in grado di difendersi da un attacco militare da parte della Russia o di un’altra nazione,  che l’Italia non è pronta a sostenere una guerra sul proprio territorio né «ad affrontare la follia di nessuno», e non sarebbe capace di difendersi da sola contro altri Stati. È stato un po’ questo il tono adottato in questi tre anni e mezzo dal ministro: sia quando parlava coi giornalisti, sia quando si rivolgeva direttamente ai militari.

Ovviamente, nell’ottica di Crosetto questa comunicazione così ansiogena ha una sua logica: serve a richiamare tutti alla necessità di investire nella Difesa, di migliorare e ammodernare le forze armate dopo decenni di più o meno costanti definanziamenti, di rendere insomma meno impopolare il tema della spesa militare, che si tratti degli investimenti legati al piano europeo di riarmo, del rispetto degli obblighi imposti dalla NATO, delle richieste che arrivano dagli alti comandi. Altre volte le sue uscite più ruvide sono servite, a suo avviso, a strigliare le aziende della Difesa, alcune anche statali, per gli eccessivi ritardi nella produzione di armi e munizioni; o per lamentare gli eccessi della burocrazia, come quando fece sapere che c’erano complicazioni impensabili per ricostruire un bunker antiatomico che potesse difendere le più alte cariche dello Stato in caso di attacco nucleare.

L’effetto è però talvolta opposto: le sue constatazioni sui limiti e sulle mancanze dell’esercito generano malumori tra i generali, e la sua comunicazione sempre allarmistica contribuisce a generare quel clima di sfiducia che per esempio, secondo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, induce famiglie e imprese a spendere meno e dunque a rendere più stagnanti il commercio e l’industria. Senza contare che in certe circostanze quelli che per lui sono richiami alla realtà («Un ministro della Difesa deve sempre pensare al peggio», ripete) forniscono alle opposizioni degli argomenti per criticare, sia pure in modo spesso strumentale, le presunte ambizioni belliciste del governo, e questo espone la maggioranza e il governo a facili attacchi.

Come avvenne nel settembre del 2025, quando Crosetto, dopo uno dei suoi tipici interventi, fu poi costretto a ridefinire il proprio pensiero, e lo fece con un lungo post su X in cui ribadì che «non siamo in guerra, non la vogliamo e vorremmo che finissero quelle in corso».

Altre volte, certe sue dichiarazioni hanno generato notevoli cortocircuiti diplomatici. Nel gennaio del 2024, per esempio, si lamentò con un gruppo di parlamentari dell’esiguità dei missili a disposizione della nostra marina militare, salvo poi smentire su X l’indiscrezione, rispondendo all’account “Siciliano Ergo Sum” per poi darne infine una versione diversa: nel frattempo, alcuni media russi avevano rilanciato la notizia, per alimentare la propaganda del presidente Vladimir Putin.

Nel giugno del 2025, durante un suo intervento all’Università di Padova, dopo aver ribadito l’imprescindibilità della NATO ai fini della difesa nazionale italiana, disse pure che il contesto globale era così cambiato che «la NATO non ha più ragione di esistere, perché una volta il centro del mondo era l’oceano Atlantico, adesso il centro del mondo è il mondo». Quella frase fu così sorprendente che tante agenzie ne dettero conto, e in poche ore si generò un gran trambusto nel governo. Crosetto fu poi costretto a chiarire che non intendeva affatto augurarsi uno smantellamento dell’alleanza, ma semmai una sua evoluzione più confacente agli sviluppi militari e politici attuali.

A gennaio, dopo che Trump aveva sminuito con parole offensive il ruolo dei militari europei della NATO nella guerra in Afghanistan, Crosetto scrisse, via WhatsApp, all’ambasciatore americano a Roma Tilman Fertitta e al segretario generale della NATO Mark Rutte: protestò con loro per le parole definite «inaccettabili» del presidente statunitense e chiedendo loro di ricordargli i militari italiani morti in missione per guerre intraprese dagli stessi Stati Uniti. Gli screenshot di quei messaggi iniziarono a circolare in quelle prime ore, dove peraltro il governo di Meloni veniva criticato per la mancata replica a Trump. Il Tg La7 li mandò in onda, e a quel punto Crosetto protestò pubblicamente, su X, ottenendo almeno la rimozione del servizio dal sito del telegiornale.

Negli ultimi mesi i suoi toni sono diventati decisamente catastrofici («Sono costretto a sapere cose che non mi fanno più dormire», aveva confidato per esempio a Repubblica). In certi casi dietro a questa decisione s’intravedeva il tentativo di ridimensionare l’eco mediatica di alcuni infortuni del governo, o dello stesso Crosetto. Pochi giorni dopo l’attacco statunitense e israeliano all’Iran, mentre c’erano grosse polemiche sul suo imbarazzante viaggio senza scorta a Dubai, rispetto al quale aveva dato versioni poco credibili e contraddittorie, disse in parlamento che il mondo era «sull’orlo dell’abisso», non solo nel golfo Persico ma anche in Ucraina, dove Vladimir Putin poteva essere tentato di utilizzare una bomba nucleare.

Incontrando i giornalisti che gli chiedevano chiarimenti sulla sua vacanza negli Emirati Arabi Uniti nei giorni in cui iniziava la guerra, lui rispose: «Io ho detto che l’Italia se fosse attaccata sarebbe in pericolo e voi mi chiedete veramente questa cosa? Che livello avete raggiunto?».

Crosetto comunque ha una certa propensione alla polemica spicciola anche in situazioni più private. Non di rado infatti finisce per accanirsi in litigi su X con utenti più o meno anonimi, a cui risponde come se fosse normale per un ministro della Difesa intrattenersi in discussioni accalorate con account sconosciuti. La più celebre resta quella del gennaio del 2024: il ministro postò su Instagram una foto che dava conto di una sua partita a burraco, e quando alcuni follower commentarono in modo beffardo o polemico lui iniziò a rispondergli a suon di insulti (citando letteralmente: «coglione», «cretino», «ignorante», «sfigato ed invidioso», «hater di m…»), poi in gran parte rimossi.

Crosetto ha dimostrato una certa leggerezza anche nell’evocare presunti complotti. Come quando accreditò l’ipotesi che sulla sua testa ci fosse una taglia da parte della ex milizia putiniana Wagner, salvo poi confutare questa tesi da lui stesso sostenuta; o come quando parlò di supposte trame occulte da parte della magistratura per mettere in difficoltà il governo di Meloni, dicendosi perfino disposto a riferirne in sedute secretate in parlamento, salvo poi riconoscere che non si trattava altro che di alcune dichiarazioni di un magistrato durante un convegno pubblico.