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  • Mercoledì 8 aprile 2026

Cosa c’è nell’accordo per il cessate il fuoco fra Iran e Stati Uniti

E soprattutto cosa non c'è: molte questioni rimangono irrisolte, tra cui la gestione dello stretto di Hormuz e il futuro del programma nucleare iraniano

Una manifestazione di sostegno al regime iraniano l'8 aprile 2026 (AP Photo/Francisco Seco)
Una manifestazione di sostegno al regime iraniano l'8 aprile 2026 (AP Photo/Francisco Seco)
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L’accordo per il cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran, fatto poche ore prima dello scadere dell’ultimatum di Trump, stabilisce poche cose e rimanda la discussione della gran parte delle questioni a successivi negoziati. La base chiara del cessate il fuoco è la sospensione degli attacchi sull’Iran da parte di Stati Uniti e Israele per due settimane. In cambio l’Iran per lo stesso periodo si è impegnato a riaprire lo stretto di Hormuz e a sospendere a sua volta gli attacchi verso Israele e i paesi del Golfo.

Non ci sono altri punti, o almeno non sono stati resi pubblici. Quando si decide il cessate fuoco è comune che gli argomenti su cui ci si mette d’accordo siano pochi e circoscritti. In questo caso però non c’è nemmeno la definizione vaga di un percorso più a lungo termine, come per esempio era successo con la guerra nella Striscia di Gaza. Nonostante questo, sia Trump sia l’Iran hanno presentato l’accordo come una vittoria.

Martedì l’Iran ha inviato ai mediatori un piano di pace in dieci punti, che di fatto ripropone le rivendicazioni fatte in queste settimane, compreso il diritto a ottenere dei risarcimenti di guerra. Trump l’ha sorprendentemente definito «una buona base di partenza» per future trattative, ma è difficile ipotizzare che possa essere accettato.

Una protesta contro la guerra di fronte alla Casa Bianca il 7 aprile 2026 (AP Photo/Jose Luis Magana)

I negoziati potrebbero tenersi in Pakistan nei prossimi giorni, anche se non ci sono date o appuntamenti sicuri. Il Pakistan è diventato il mediatore principale per questo cessate il fuoco, grazie anche ai buoni rapporti del governo pakistano con l’amministrazione Trump e ai legami culturali e religiosi con l’Iran (ha una grande comunità sciita).

Anche altri paesi hanno contribuito alla mediazione, secondo fonti anonime citate dai media internazionali. Egitto, Turchia e Arabia Saudita avevano già partecipato in modo indiretto, e nelle ultime ore è intervenuta anche la Cina, che ha rapporti economici consolidati con l’Iran.

Donald Trump alla Casa Bianca il 6 aprile 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Nell’annunciare l’accordo, il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif aveva detto che avrebbe riguardato «ogni fronte della guerra», ma poco tempo dopo Israele ha chiarito che non si applicherà al Libano. Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu continuerà quindi i bombardamenti su tutto il paese e le operazioni di terra nel sud, che hanno ormai le dimensioni di un’invasione.

Anche per quel che riguarda l’Iran, le questioni irrisolte sono molte.

Una delle principali è la riapertura dello stretto di Hormuz, fondamentale per i commerci mondiali di petrolio e gas naturale. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto che il traffico riprenderà «sotto il controllo delle forze armate iraniane»: non è chiaro che tipo di coordinamento con il regime sarà necessario, né se questo intende richiedere il pagamento di un pedaggio, come ha fatto a volte nelle ultime settimane e come ha detto di voler fare anche in futuro.

– Leggi anche: Quindi lo stretto di Hormuz rimane sotto il controllo dell’Iran?

Gli accordi non menzionano nemmeno la gestione del programma nucleare e missilistico iraniano, che sia gli Stati Uniti sia Israele dicono di voler distruggere. L’Iran continua ad avere circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento (la base per procedere alla costruzione di bombe atomiche), e il regime non si è mostrato aperto a discutere di limitazioni alle sue capacità balistiche, e quindi alla possibilità di colpire i paesi vicini.

Il piano di 10 punti proposto dal regime per arrivare a una pace duratura prevede il riconoscimento del diritto iraniano a un programma nucleare e l’eliminazione di tutte le sanzioni internazionali.

Inoltre, gli Stati Uniti stanno ancora trattando con il regime iraniano: durante la guerra i bombardamenti israeliani e statunitensi hanno ucciso molti leader (compresa la Guida Suprema, Ali Khamenei), ma la struttura del regime è rimasta in piedi, nonostante sia gli Stati Uniti sia Israele avessero auspicato cambiamenti. I successivi negoziati, se effettivamente avranno luogo e porteranno ad accordi più duraturi, chiuderanno la guerra con il regime iraniano e i Guardiani della Rivoluzione saldamente al comando del paese.