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  • Martedì 7 aprile 2026

Uno dei soldati più decorati d’Australia è stato accusato di crimini di guerra

Li avrebbe commessi fra il 2009 e il 2012 in Afghanistan, durante l’invasione guidata dall’esercito degli Stati Uniti: ora rischia l'ergastolo

Ben Roberts-Smith, Sydney, Australia, 9 giugno 2021 (AP Photo/Rick Rycroft, File)
Ben Roberts-Smith, Sydney, Australia, 9 giugno 2021 (AP Photo/Rick Rycroft, File)

L’ex caporale delle forze speciali australiane Ben Roberts-Smith, che nel paese è considerato un eroe di guerra, è stato arrestato all’aeroporto di Sydney e accusato di crimini di guerra e altri reati: le accuse riguardano tre episodi avvenuti in Afghanistan fra il 2009 e il 2012, durante l’invasione del paese guidata dall’esercito degli Stati Uniti. Non è chiaro se al momento dell’arresto Roberts-Smith stesse per imbarcarsi su un volo internazionale. In caso di condanna la pena massima per i reati di cui è accusato è l’ergastolo.

Roberts-Smith ha 47 anni e in Australia è assai noto. Nel 2011 ricevette i primi riconoscimenti per aver salvato alcuni compagni accerchiati da un gruppo di talebani, e in seguito ottenne altre celebrazioni e riconoscimenti, tra cui la Victoria Cross, la più alta onorificenza militare nel paese, che gli venne assegnata proprio per alcune operazioni militari condotte in Afghanistan. Lasciò le forze armate nel 2013, stesso anno in cui ottenne il titolo di Padre dell’anno. Oltre a una redditizia carriera da conferenziere, di Roberts-Smith ci sono ben due ritratti nel Memoriale dell’esercito australiano nella capitale Canberra.

Nello specifico adesso è accusato di crimini di guerra, omicidio, concorso in omicidio e di aver aiutato, favorito, consigliato o indotto un’altra persona a commettere un omicidio.

In totale le persone uccise che hanno a che fare con le accuse contro di lui sono cinque, per episodi avvenuti appunto nel 2009 e nel 2012 a Kakarak, Darwan e a Syahchow, nella provincia di Uruzgan, nell’Afghanistan centrale. Una delle vittime si chiamava Ali Jan e faceva il contadino: Roberts-Smith gli avrebbe dato un calcio al petto facendolo cadere all’indietro da una scogliera, ordinando poi a un altro soldato di sparargli e di ucciderlo. BBC News cita poi la morte di un combattente talebano, la cui protesi alla gamba sarebbe stata presa come trofeo e utilizzata dalle truppe come recipiente per bere (è il cosiddetto “shoey”, un bizzarro modo per festeggiare diffuso in certe nicchie in Australia).

Durante la conferenza stampa seguita all’arresto di Roberts-Smith, la ​​commissaria della polizia federale australiana Krissy Barrett ha detto che, quando furono uccise, «si presume che le vittime fossero detenute, disarmate e sotto il controllo dei membri delle forze armate»; ha aggiunto inoltre che «si presume siano state uccise dall’imputato o da alcuni suoi subordinati in presenza e su ordine dell’imputato».

Già nell’estate del 2018 tre giornali australiani – il Sydney Morning HeraldThe Age e il Canberra Times – misero in dubbio la reputazione di Roberts-Smith e lo accusarono di avere ucciso alcuni prigionieri afghani fuori da un contesto di lotta armata. L’ex soldato denunciò per diffamazione i tre quotidiani, ma alla fine del processo, che era stato seguitissimo proprio per la sua ottima reputazione, il giudice diede ragione ai giornali, e quindi ritenne plausibili gran parte delle accuse. Roberts-Smith fece ricorso in appello perdendo di nuovo; infine la Corte Suprema si rifiutò di esaminare un ulteriore appello da lui presentato. Fino a questo momento contro di lui non era stata presentata però alcuna accusa.

Nel frattempo, nel 2020, un rapporto noto come “Rapporto Brereton” aveva evidenziato prove credibili che, durante l’invasione dell’Afghanistan, decine di civili fossero stati uccisi sommariamente dalle forze speciali australiane. Era dunque stata istituita una squadra speciale di indagine, l’Office of the Special Investigator (OSI), che nel 2021 aveva avviato insieme alla polizia federale le indagini su Roberts-Smith, arrivando infine ad accusarlo.

Ross Barnett, direttore dell’OSI, ha spiegato che le indagini sono state «scrupolose» ma «complesse» e condotte in circostanze difficili, in parte perché fatte a distanza e in parte perché gli investigatori non avevano avuto «accesso alla scena del crimine». È per questo che sono durate così a lungo.

Il caso di Roberts-Smith comunque è solo uno dei 53 su cui l’agenzia ha cominciato a indagare dal 2021. Di questi 39 si sono conclusi senza alcuna accusa, mentre dieci sono ancora in corso. Nel 2023 un altro soldato delle forze speciali australiane era stato accusato di omicidio: il suo processo dovrebbe iniziare nel febbraio del prossimo anno.

Il primo ministro australiano Anthony Albanese non ha commentato l’arresto di Roberts-Smith, ma il consiglio che gestisce il Memoriale dell’esercito australiano a Canberra ha fatto sapere che rivedrà la targa che accompagna l’esposizione della sua uniforme e delle sue medaglie, già aggiornata per dar conto delle accuse e dell’esito del conseguente processo per diffamazione.