Artemis II sta tornando verso la Terra

Terminato il giro intorno alla Luna, i quattro astronauti hanno ancora molto lavoro da fare

La Luna e sullo sfondo la Terra, vista da Orion durante il giro intorno alla Luna di Artemis II (NASA)
La Luna e sullo sfondo la Terra, vista da Orion durante il giro intorno alla Luna di Artemis II (NASA)
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Dopo avere raggiunto il punto più distante dalla Terra nella storia dell’umanità e avere fatto un giro intorno alla Luna, i quattro astronauti di Artemis II stanno tornando verso la Terra. Si stanno lasciando alle spalle la parte più simbolica della loro missione, ma hanno davanti a sé ancora circa quattro giorni di viaggio e di lavoro.

Nella notte tra lunedì e martedì hanno superato il record di distanza dalla Terra di Apollo XIII nel 1970, e si sono spinti fino a 406.771 chilometri dal nostro pianeta. Il sorvolo della Luna, compresa la faccia del satellite a noi sempre nascosta, ha permesso di svolgere numerose osservazioni scientifiche e non ci sono stati imprevisti.

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Gli astronauti sono rimasti senza contatto radio per circa 40 minuti mentre passavano dietro alla Luna (dalla nostra prospettiva, qui sulla Terra) e intorno all’1:25 hanno potuto riprendere le comunicazioni con il centro di controllo della NASA.

Il percorso di Artemis II, non in scala (NASA)

L’ultimo impegno della giornata per i quattro astronauti è stata una telefonata con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che si è congratulato con loro e con la NASA in generale per la gestione della missione. Nelle ore seguenti, l’equipaggio ha iniziato il proprio periodo di riposo, mentre la capsula spaziale Orion tornava verso la Terra. Nella serata di martedì lascerà la sfera di influenza lunare, e la gravità della Luna non sarà più determinante rispetto a quella della Terra: Orion inizierà a “cadere” verso il nostro pianeta, accelerando.

La traiettoria è stata studiata per consentire alla capsula di tornare verso la Terra senza la necessità di utilizzare i propri motori, che comunque potranno essere accesi per alcuni minuti per correggere la traiettoria, se necessario. Nel loro viaggio di ritorno gli astronauti sperimenteranno diversi altri sistemi di bordo e procedure, da usare sia nell’ordinaria amministrazione sia nel caso di emergenze.

Per loro è prevista una sessione di esercizio fisico, per valutare come reagisce l’organismo, e un’altra di test sulle vibrazioni che si producono all’interno della capsula spaziale mentre è in viaggio. Sono in programma inoltre dei test per valutare i sistemi di controllo di Orion, così come il meccanismo che attiverà i paracadute quando la capsula rientrerà nell’atmosfera terrestre e la sua caduta dovrà essere frenata prima dell’ammaraggio nell’oceano Pacifico.

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La NASA ha inoltre previsto una prova di schermatura delle radiazioni, un test molto importante per la sicurezza degli astronauti. A grande distanza dalla Terra, l’equipaggio non è protetto dal campo magnetico terrestre e di conseguenza ci sono maggiori rischi legati alle radiazioni, che derivano per lo più da eventuali fasi di alta attività solare (le cosiddette “tempeste solari”). Ci sono sensori a bordo e sugli stessi astronauti per rilevare livelli anomali di radiazioni, e in questo caso sono previste attività per schermarle il più possibile.

Nel caso di un allarme, le procedure prevedono di usare borse di rifornimento, sacche d’acqua e altri materiali di bordo per creare una sorta di rifugio, che offra maggiore protezione. L’acqua e il cibo sono molto efficaci nel fare da scudo alle radiazioni a quei livelli e sono un modo pratico per farlo, senza aggiungere altri dispositivi sulla capsula il cui peso è sempre tenuto molto sotto controllo vista la potenza necessaria per trasportarla oltre l’atmosfera terrestre durante il lancio.

La Terra fotografata dall’equipaggio di Artemis II durante il viaggio di andata verso la Luna, il 3 aprile 2026 (NASA)

Venerdì 10 aprile l’equipaggio lavorerà soprattutto al ripasso e alla revisione delle procedure per prepararsi al rientro sulla Terra. In prossimità del nostro pianeta, il modulo di comando si separerà da quello di servizio dell’Agenzia spaziale europea (che comprende tra le altre cose il propulsore principale di Orion), e la capsula orienterà il proprio scudo termico in direzione del pianeta, per proteggere gli astronauti dalla temperatura di migliaia di gradi prodotta nella turbolenta fase di attraversamento degli strati via via più densi dell’atmosfera.

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Nelle prime ore di sabato 11 aprile Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen torneranno sulla Terra, dopo averla vista sorgere qualche giorno prima, a oltre 400mila chilometri di distanza.