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  • Domenica 5 aprile 2026

Le Fiandre, il ciclismo e il Giro delle Fiandre

È il giorno di una delle più importanti corse al mondo, che per i fiamminghi è pure qualcosa in più

di Michele Pelacci

Il Giro delle Fiandre nel 2025 (Guy De Vuyst - Photo by Jan De Meuleneir / Photonews)
Il Giro delle Fiandre nel 2025 (Guy De Vuyst - Photo by Jan De Meuleneir / Photonews)
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Le Fiandre sono la parte settentrionale del Belgio, che è grande circa un decimo dell’Italia ed è diviso in tre regioni. Una, piccola e più o meno centrale, è quella di Bruxelles. Soprattutto, però, ci sono le Fiandre a nord e la Vallonia a sud. Semplificando molto (a est per esempio c’è una parte di Belgio germanofona), nelle Fiandre si parla nederlandese e in Vallonia francese.

Oggi non è più così, ma per molto tempo le Fiandre sono state la regione più povera e bistrattata. Nelle Fiandre c’è poi una grande passione per il ciclismo. Le due cose, quindi, si incontrarono piuttosto naturalmente, e a fine Ottocento alcuni giornalisti fiamminghi, tra cui l’indipendentista ed ex ciclista Karel Van Wijnendaele, sostenevano il cosiddetto wielerflamingantisme, l’“indipendentismo ciclistico” delle Fiandre.

Visto che in Vallonia già dal 1892 c’era la Liegi-Bastogne-Liegi, una corsa che stava diventando sempre più seguita e importante, nel 1913 Wijnendaele e compagni crearono qualcosa di simile anche nelle Fiandre: la Ronde van Vlaanderen (“Giro delle Fiandre” in lingua fiamminga). Ancora oggi queste due corse belghe sono tra le cinque classiche monumento, le più importanti e prestigiose del ciclismo mondiale.

Nei suoi primi anni il Giro delle Fiandre non aveva però ancora l’importanza che ha oggi. Dopo due edizioni ci fu un’interruzione dovuta alla Prima guerra mondiale, che in Belgio fu particolarmente dura e divisiva, e per molti anni la Ronde, come la chiamano nelle Fiandre (un po’ come quando in Italia si dice “il Giro” in riferimento al Giro d’Italia), rimase una gara tra belgi. Che peraltro era nello stesso fine settimana della Milano-Sanremo, il che limitava parecchio la presenza di corridori di livello.

Col tempo, comunque, il Giro delle Fiandre riuscì a farsi apprezzare anche fuori dalle Fiandre. Fu soprattutto grazie all’introduzione dei “muri”, cioè salite brevi ma ripide. In Belgio si chiamano bergs, ovvero “collinette”, o muur, e il primo a far parte del percorso del Giro delle Fiandre fu, nel 1928, il Kruisberg, nei pressi della cittadina di Ronse.

Il Koppenberg nel 2020 (Tim de Waele/Getty Images)

Anno dopo anno i muri del Giro delle Fiandre sono aumentati (perché man mano che le biciclette miglioravano ne servivano di più per fare selezione) e cambiati (perché ce ne sono molti tra cui scegliere, e molte località interessate al passaggio della corsa). Alcuni vengono ripetuti più volte, altri vennero abbandonati, altri ancora passarono da essere decisivi a essere messi molto distanti dal traguardo, e quindi quasi ininfluenti. Non sono come il Poggio della Sanremo, che da quando esiste è sempre lì, poco prima di Sanremo.

Uno dei più famosi è il Kapelmuur, che prende il nome da una chiesetta neobarocca verso cui conduce. Noto anche solo come Muur, il muro per antonomasia, è piuttosto duro e in pavé (un ciottolato che rende più difficile guidare la bicicletta, specie se bagnato) ed è diventato uno dei simboli del ciclismo in generale. Il Muur è così famoso, e il ciclismo così importante nelle Fiandre, che una corsa (la Muur Classic Geraardsbergen) è nata nel 2023 apposta per passarci più volte.

Mathieu van der Poel sul Muur durante la Omloop Het Nieuwsblad di quest’anno (Tim de Waele/Getty Images)

Oltre alla Ronde, infatti, già dagli anni Trenta e Quaranta nelle Fiandre iniziarono a spuntare tante altre corse. Ancora oggi ci sono la Dwars door Vlaanderen (la “Attraverso le Fiandre”, che esiste dal 1945) e la In Flanders Fields, l’ex Gent-Wevelgem, la cui storia iniziò nel 1934 e che ora si chiama come una poesia.

A cui si aggiungono tante altre gare che nel nome non hanno “Fiandre” (un toponimo di origine germanica, che significa “terra allagata”), ma che sono nelle Fiandre, come è spesso facilmente intuibile dal loro nome fiammingo: Omloop Het Nieuwsblad, Ronde van Brugge, Scheldeprijs, Ronde van Limburg, Brabantse Pijl. Peraltro sono tutte organizzate da Flanders Classics, la stessa società che ha portato il ciclocross sulla neve e il cui CEO è un ex cestista con molte idee su dove debba andare il ciclismo.

Ma nelle Fiandre c’è talmente tanto ciclismo che c’è posto anche per altre importanti corse organizzate da enti diversi da Flanders Classics, come la Kuurne-Bruxelles-Kuurne o la Nokere Koerse. Quasi tutte corse che, tra l’altro, si svolgono tra la fine di febbraio e la fine di aprile e, a ben vedere, si aggrovigliano tutte attorno alla città di Oudenaarde, ormai una sorta di capitale del ciclismo fiammingo: ospita il traguardo del Giro delle Fiandre dal 2012, e dal 2003 il museo permanente dedicato alla corsa.

Prima di arrivare a Oudenaarde l’attuale percorso del Giro delle Fiandre entra nel vivo a circa 55 chilometri dal traguardo, col secondo passaggio sull’Oude Kwaremont, un altro muro ben noto a chi segue il ciclismo. Seguono, in rapida successione, tratti di pavé, curve a gomito, stradine strette e spesso ventose e ancora altri muri, spesso in pavé. I cambi di direzione e di pendenza sono così tanti che, anche ai ciclisti professionisti, durante la gara può capitare di perdersi.

Un momento della Kuurne-Bruxelles-Kuurne (Tim De Waele)

Dal 2012, l’ultimo muro – quello decisivo, a meno che qualcuno non attacchi prima o non ci sia un arrivo in volata – è il Paterberg, particolarmente ripido e stretto. C’è una sorta di leggenda secondo cui un fattore locale, desiderando far passare la Ronde vicino a casa sua, abbia steso personalmente i ciottoli di pavé. Probabilmente non andò così, ma è una storia che dice molto del rapporto tra i fiamminghi e il Giro delle Fiandre.

La sequenza esatta dei muri, comunque, non è poi così importante. Peter Van Petegem, che vinse due volte il Giro delle Fiandre, ha detto: «Se fai il Kapelmuur o il Koppenberg o il Paterberg dopo 250 chilometri di gara, beh, sono tutti molto duri».

Capita anche che le corse si scambino o condividano tratti, muri e luoghi, che di conseguenza diventano molto riconoscibili, anche se non unicamente identificativi di una gara in particolare. Tanti appassionati di ciclismo hanno imparato a riconoscere, per esempio, la macelleria Van de Walle, nella località di Kluisbergen. È un negozio antico e alla vecchia maniera, coi macellai che escono a fare il tifo quando passa una corsa fiamminga. I fotografi ormai lo sanno, e si preparano:

Di tutte queste gare nelle Fiandre, la Ronde è però la più importante. «Quando gareggi al Giro delle Fiandre, è come entrare in un altro mondo», ha detto lo svizzero Fabian Cancellara, che l’ha vinta tre volte. Secondo il giornalista Andy McGrath la Ronde è tre cose insieme: «un evento sportivo, un festival chiassoso e un’istituzione culturale».

Alla maniera dei belgi, infatti, lungo gran parte del percorso e in gran parte dei centri abitati toccati dalla corsa, vengono organizzate feste di paese, sagre, tendoni con musica (spesso musica techno). I tifosi si aggregano in fan club e fanno festa, bevono birra e incitano i corridori.

Nei tratti più ambiti, Flanders Classics vende anche posti a pagamento: vedere il Giro delle Fiandre in una stanza privata sull’Oude Kwaremont appositamente allestita, con buffet, open bar e schermo per seguire al meglio la gara, costa 545 euro. Anche sul Paterberg e nei pressi del traguardo ci sono simili “aree hospitality”. Secondo alcuni addetti ai lavori è la direzione verso cui dovrebbe andare il ciclismo; secondo altri invece tradisce l’essenza del ciclismo, che in genere – anche in molti tratti del Giro delle Fiandre – si può seguire gratuitamente a bordo strada.

Lungo gran parte del percorso di gara, poi, capita di vedere bandiere e simboli ricorrenti. La più frequente è la bandiera delle Fiandre, raffigurante un leone nero con artigli e lingua rossi, su sfondo giallo. Ne esiste anche una in cui il leone ha lingua e artigli neri, ma è storicamente e identitariamente più controversa.

La bandiera delle Fiandre (Michael Jacobs/Art in All of Us/Corbis via Getty Images)

L’edizione 2026 del Giro delle Fiandre – sia quello maschile che quello femminile sono domenica 5 aprile – è una delle più attese degli ultimi anni. Oltre all’altissimo livello della gara femminile (con Lotte Kopecky, Demi Vollering, Lorena Wiebes ed Elisa Longo Borghini, tra le altre), ci sarà a sorpresa anche il fiammingo Remco Evenepoel. È uno dei più forti corridori al mondo nelle corse di un giorno e, al debutto al Giro delle Fiandre, dovrà vedersela con Tadej Pogačar, Mathieu van der Poel, Wout van Aert e Mads Pedersen: i migliori al mondo in una gara complessa e sfaccettata come è il Giro delle Fiandre.

Per dare un’ultima idea dell’importanza del Giro delle Fiandre per un belga, Evenepoel ha detto per mesi che non l’avrebbe fatto. Poi l’1 aprile ha annunciato – tramite un video registrato mesi fa – che in realtà l’avrebbe fatto. Il video, visto da oltre 250mila utenti, lo mostra tra le altre cose mentre fa «ricognizioni segrete» di alcuni muri della gara.