Nel mondo cominciano i razionamenti di energia
A causa della guerra alcune misure sono già entrate in vigore nei paesi asiatici, ma presto potrebbe toccare anche a noi

La guerra in Medio Oriente potrebbe presto avere conseguenze molto più gravi di quelle che stiamo vedendo già oggi sul mercato dell’energia. Il problema potrebbe non essere solo l’aumento del prezzo dei carburanti, ma anche la carenza di gas e petrolio, perché quelli che arrivavano dal golfo Persico ora non arrivano più. A prescindere da quando la guerra finirà, ci vorrà comunque tempo per ripristinare gli impianti energetici danneggiati dai bombardamenti iraniani nel Golfo e la prospettiva sempre più concreta è che a un certo punto sarà necessario imporre razionamenti che potrebbero cambiare molto la nostra vita quotidiana. In alcuni paesi sta già succedendo.
Per esempio nel Sud Est asiatico, una delle aree del mondo più dipendenti dal gas e dal petrolio che passano per lo stretto di Hormuz, di fatto bloccato dall’Iran. Da qui passa un quinto di tutto il petrolio venduto al mondo, di cui il 90 per cento è diretto proprio verso i paesi asiatici. Cina, India, Corea del Sud e Giappone sono tra i paesi che ne importano di più.
Lo stesso vale per il gas, che serve non solo per il riscaldamento ma anche per produrre l’energia elettrica: da Hormuz passa anche un quinto di tutto il gas venduto al mondo, l’85 per cento del quale va nei paesi asiatici, e soprattutto in Cina, India, Taiwan, Corea del Sud e Pakistan.
Per ora le misure più radicali sono state prese dai paesi asiatici più a basso reddito, che rischiano di più di restare senza gas e petrolio. In momenti di crisi energetica, sui mercati dell’energia si crea molta concorrenza negli acquisti: chi riesce a comprare è chi offre le cifre più alte.

Motorini in fila per fare rifornimento a Dhaka, in Bangladesh, l’8 marzo 2026 (AP Photo/Mahmud Hossain Opu)
Le Filippine hanno dichiarato lo stato di emergenza nazionale per un anno, offrendo sussidi governativi agli autisti, riducendo i traghetti (il paese è un arcipelago) e introducendo la settimana lavorativa di quattro giorni per i dipendenti pubblici. Le Filippine importano quasi tutto il loro petrolio dai paesi del Golfo, e qui il prezzo di benzina e diesel è già più che raddoppiato. In un messaggio alla nazione, il presidente Ferdinand Marcos ha detto che le scorte di petrolio e carburanti dureranno fino alla fine di aprile, e che l’emergenza nazionale è stata disposta proprio per poter prevedere presto misure di razionamento.
Il razionamento dei carburanti è invece già in vigore in Sri Lanka, che ha imposto un limite di 15 litri di carburante a settimana per gli automobilisti e 5 per chi ha una moto. Per risparmiare sugli spostamenti degli studenti, scuole e università restano chiuse ogni mercoledì.
In Myanmar i veicoli privati possono circolare solo a giorni alterni a seconda che la loro targa sia pari o dispari (i veicoli elettrici sono esenti), e c’è un sistema digitale di razionamento del carburante, con cui gli acquisti vengono registrati tramite un codice QR sui veicoli. Anche il governo del Bangladesh ha introdotto il razionamento dei carburanti, e ha imposto sospensioni programmate dell’elettricità per limitare il consumo di energia.
– Leggi anche: Gli effetti della guerra in Medio Oriente stanno colpendo duramente l’Asia
Misure di questo tipo in paesi a basso reddito stanno portando a un clima di diffusa esasperazione. In Bangladesh sono diventate già attive bande criminali che rubano carburante dalle stazioni di servizio e assaltano i veicoli per fare scorta. Alcuni lavoratori dei distributori di carburante sono stati uccisi sia in Bangladesh che in India e Pakistan: non solo in casi di rapina, ma anche durante aggressioni dei clienti esasperati per l’impossibilità di fare rifornimento.
In India il governo è dovuto intervenire per rassicurare la popolazione che non c’è un rischio concreto di restare senza carburanti, e che ci sono scorte per i prossimi due mesi. Nelle Filippine migliaia di lavoratori del settore dei trasporti hanno scioperato contro il grande aumento del prezzo del gasolio (il carburante che si usa nei trasporti).
Le cose non sono ancora così gravi nei paesi occidentali ad alto reddito.

Persone che fanno scorte di carburanti nelle taniche a Srinagar, in India, il 25 marzo 2026 (AP Photo/Mukhtar Khan)
Rispetto ai paesi asiatici, i paesi occidentali sono molto meno dipendenti dai flussi di gas e petrolio in arrivo dai paesi del Golfo, e possono anche sostenere prezzi alti dell’energia più a lungo. Hanno maggiori possibilità di competere negli acquisti a rialzo sui mercati energetici, e quindi di assicurarsi comunque le forniture.
Lasciando perdere gli Stati Uniti, che sono indipendenti dal punto di vista energetico, per i paesi europei non c’è per il momento il rischio di rimanere a corto di gas e petrolio a breve, ma che questo scenario si possa realizzare nel medio periodo è sempre più probabile. Da settimane l’Agenzia internazionale per l’energia sta dicendo che i governi dei paesi avanzati stanno molto sottovalutando gli effetti della crisi energetica in atto.
L’Unione Europea ha iniziato a lavorare a un piano di riduzione programmata dei consumi di energia, sulla scia di quanto aveva previsto nei mesi immediatamente successivi all’inizio della guerra in Ucraina. Nel 2022 era frequente vedere edifici pubblici con le luci spente, si incentivò lo smartworking per limitare gli spostamenti, e in Italia per esempio si programmò l’accensione e lo spegnimento del riscaldamento rispettivamente due settimane dopo e due settimane prima del solito, per risparmiare complessivamente un mese di consumi di gas.
– Leggi anche: Le cose da fare se manca l’energia
Nel settore aereo potrebbero esserci i primi interventi concreti dell’Unione, perché le compagnie dicono da settimane di avere scorte di cherosene molto limitate. Il cherosene è il carburante specifico per gli aerei, e ha un processo di lavorazione molto diverso da quello per i veicoli. Molto ne viene prodotto proprio nei paesi del Golfo e il suo prezzo è già più che raddoppiato dall’inizio della guerra: finora la conseguenza è che sono aumentati i prezzi dei biglietti, ma diverse compagnie aeree stanno già dicendo che dalla fine di aprile potrebbero non essere in grado di garantire tutti i voli.
È dunque possibile che in questo settore si arriverà presto a una sorta di razionamento, per fare in modo di garantire almeno i voli prioritari.
In un’intervista al Financial Times il commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen ha detto che l’Unione potrebbe considerare di rivedere i suoi standard per la produzione e gli acquisti di cherosene, che per ora sono più rigidi di quelli di altri paesi, e che quindi ne limitano le forniture. L’Unione Europea sta anche considerando di rendere disponibile un’altra parte delle sue riserve strategiche di petrolio, come aveva fatto nei primi giorni della guerra: è una misura straordinaria per dare un po’ di sollievo al mercato, ma di fatto non è altro che un palliativo.
Una cosa che Jørgensen per ora ha escluso è di posticipare l’entrata in vigore del divieto di acquistare gas dalla Russia per compensare eventuali carenze dovute alla guerra in Medio Oriente. Il divieto diventerà effettivo dal 2027, come ultima tappa di un processo con cui i paesi europei hanno gradualmente sostituito le forniture di gas russo con quelle di altri paesi.
In Italia, soprattutto tra i partiti di estrema destra, come la Lega e il nuovo partito di Roberto Vannacci, alcuni politici stanno iniziando a chiedere di tornare a rifornirci dalla Russia. L’Italia è molto esposta alle conseguenze della guerra in Medio Oriente: importa dai paesi del Golfo circa il 10 per cento del suo gas, e sta già cercando fornitori alternativi per compensarne la mancanza, per esempio potenziando le forniture dall’Algeria, dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è andata in visita la scorsa settimana.
– Leggi anche: L’Italia ha imparato poco dall’ultima crisi energetica



