Il governo ha prorogato la riduzione del prezzo dei carburanti
Sono stati stanziati 500 milioni di euro per coprire i mancati incassi delle accise fino al primo maggio: poi si vedrà

Il Consiglio dei ministri ha prorogato fino al primo maggio la riduzione delle accise sui carburanti già in vigore dal 19 marzo e che sarebbe dovuta durare fino al 7 aprile. È una misura decisa per limitare l’aumento del prezzo di benzina e gasolio causato dalla guerra in Medio Oriente: la riduzione vale circa 25 centesimi al litro. La proroga viene finanziata con 500 milioni di euro che coprono i mancati incassi delle accise, ovvero le imposte di importo fisso calcolate su ogni litro di carburante venduto.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto che questa riduzione «tampona la situazione» e che all’inizio di maggio saranno valutati altri interventi a seconda della situazione in Medio Oriente. Il governo ha anche introdotto un credito di imposta del 20 per cento per le aziende agricole, cioè uno sconto fiscale sull’acquisto del gasolio.
Nei primi giorni di questa misura si è vista una riduzione dei prezzi, ma con un impatto meno significativo del previsto, perché nel frattempo i prezzi industriali del carburante si sono mantenuti molto alti. Prima della riduzione le imposte pesavano per circa il 55 per cento sul prezzo finale della benzina al distributore, ora la quota è scesa al 44 per cento, ma i prezzi sono rimasti stabili. Significa che l’aumento del prezzo della materia prima (il petrolio) ha vanificato in buona parte l’intervento del governo.
In queste settimane diversi esponenti del governo di Giorgia Meloni avevano molto insistito sul fatto che ci potesse essere una «speculazione» delle aziende energetiche e dei distributori di carburante, che secondo questa tesi avrebbero aumentato i prezzi più del dovuto e soprattutto con tempi troppo veloci rispetto all’aumento delle quotazioni del petrolio. Ma i dati non suggerivano che ci fosse davvero un problema sistemico di speculazione: nelle scorse settimane i prezzi dei carburanti, anche al netto delle imposte, erano aumentati meno del prezzo del petrolio.
L’Italia è il paese dell’Unione Europea che applica le accise più alte sul diesel e il secondo per quelle sulla benzina (dopo i Paesi Bassi). Sono difficili da ridurre non solo perché remunerative per lo Stato, ma anche perché hanno uno scopo ben preciso: dovrebbero servire a disincentivare l’uso di combustibili fossili, tra i principali responsabili delle emissioni inquinanti e quindi del riscaldamento globale.
A questo proposito, ridurre le accise è in controtendenza rispetto all’approccio dell’Unione Europea e di molti paesi che hanno invitato a fare attenzione ai consumi, limitando gli spostamenti e i viaggi per risparmiare il più possibile carburante, dato che non si sa quanto durerà la guerra.
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