Ora Nintendo vuole spremere Super Mario
Al cinema è uscito un secondo film dopo l'enorme successo del 2023, ma per decenni non aveva saputo bene come sfruttarlo

Quando nel 1993 uscì il primo adattamento cinematografico della serie di videogiochi Super Mario, il fallimento fu così grande da indurre Nintendo, la società che ha creato il personaggio e ne detiene i diritti, a non voler tentare altri esperimenti per molto tempo. Nel 2023, trent’anni dopo e in una fase storica molto più felice per gli adattamenti dei videogiochi, è uscito Super Mario Bros – Il film, un lungometraggio d’animazione che è stato un successo d’incassi così clamoroso da cambiare tutto e ribaltare la strategia di Nintendo, che ha messo subito in produzione il sequel che esce questa settimana, Super Mario Galaxy – Il film.
Nel 2023 le recensioni non furono buone: il film fu criticato per la scrittura pessima e la scarsa capacità di “adattare” i personaggi, ma quelle di questo secondo film sono ancora peggiori. Sul Guardian Peter Bradshaw lo ha definito «un blando screensaver che è persino peggio dell’AI». La rivista di cinema Empire invece ha scritto: «C’è poca trama in questo film, solo una serie di momenti recuperati rovistando tra i diversi giochi della serie, messi in fila uno dopo l’altro».
Gli incassi del primo film furono comunque eccezionali e quelli del secondo, secondo il tracking (cioè la stima degli incassi del primo weekend basata sull’interesse manifestato, le copie in circolazione e le prevendite dei biglietti) potrebbero essere superiori.
L’incasso di Super Mario Bros. – Il film fu di 1,3 miliardi di dollari. Per dare un’idea divenne in quel momento il terzo film animato di maggiore successo di sempre e il secondo per incassi della sua annata. Questo tipo di successo difficilmente sarebbe potuto arrivare prima, perché è merito di una collaborazione tra Nintendo e uno studio di animazione, la Illumination, finalizzata a rispettare la mitologia del videogioco. È come si fanno oggi gli adattamenti, ma non era come si facevano un paio di decenni fa, quando i proprietari dei diritti avevano poca voce in capitolo e i film stravolgevano le storie originali, con la convinzione che solo così potessero funzionare al cinema.
Al momento Nintendo ha annunciato un film in live action, cioè con attori e non animato, tratto dalla serie di videogiochi Legend of Zelda che è previsto per il 2027, e un paio di altri progetti che non si sa ancora cosa riguardino (sembra probabile che possano essere sui videogiochi Metroid e Star Fox). L’obiettivo è provare ad affermarsi come una Marvel dei film tratti da videogiochi. In molti infatti ritengono che i videogame possano essere per il cinema americano di oggi quello che i fumetti sono stati negli anni Dieci: una fonte di proprietà intellettuali di successo da adattare.
Per Nintendo tutto questo è il primo segno di una decisa volontà di sfruttare i suoi personaggi più famosi fuori dai videogiochi e in un modo che non sia il merchandising.
Tra gli anni ’80 e il 1993, Nintendo aveva sfruttato con poca cura i propri personaggi. I videogiochi erano un successo mondiale crescente e Nintendo, soprattutto con Super Mario, era leader di mercato.
Shigeru Miyamoto, creatore dei videogiochi di Super Mario, aveva immaginato che Mario potesse essere un personaggio jolly, malleabile e da adattare a giochi diversi (all’epoca lo si poteva trovare per esempio come arbitro nei giochi sportivi) e quindi la società lasciava grande libertà anche a chi chiedeva i diritti per adattamenti. Fu così che nacque il film d’animazione giapponese Super Mario Bros: The Great Mission to Rescue Princess Peach o la serie televisiva americana Super Mario Bros. Super Show (da noi Super Mario!), un programma televisivo che mescolava live action e animazione, in cui le storie dei fratelli Mario e Luigi non seguivano precisamente quelle dei giochi.
Oltre a questo in quegli anni personaggi come Mario o Donkey Kong venivano concessi anche per pubblicità di shampoo o merchandise generico, senza badare alla coerenza del disegno e dello stile, e senza un controllo sulle storie e sull’enfasi sugli stereotipi italiani abbinati al personaggio di Super Mario, che è un idraulico italoamericano di Brooklyn e, nei videogiochi parla inglese con un grosso accento italiano.
Fu così che si arrivò al disastro del film del 1993. Realizzato a Hollywood con Bob Hoskins, John Leguizamo e Dennis Hopper, non rispettava nulla del videogioco e non solo andò male al box office ma fu considerato da tutti un brutto film. Per Nintendo fu un’umiliazione e la cosa spinse la società a decidere di utilizzare le proprie creazioni solo per i videogiochi, smettere di concedere i suoi personaggi in licenza e controllare direttamente un merchandise molto limitato.
La strategia funzionò, perché a partire dalla fine degli anni Novanta Mario e il suo universo cominciarono ad avere una coerenza di design e stile attraverso diversi media. Ma mentre negli anni Novanta e Duemila Sony, Konami e altre società di videogiochi cominciavano a sfruttare anche al cinema i loro successi videoludici, con qualche apprezzamento (la serie Mortal Kombat, quella di Tomb Raider o Resident Evil), Nintendo rimaneva esclusa.
Il recente ritorno allo sfruttamento dei personaggi di Nintendo è stato stimolato dal fallimento della nuova console Wii U. Per tamponare le perdite si decise di investire molto di più sulle console portatili e i giochi mobile, su ricerca e sviluppo nel settore hardware e poi su uno sfruttamento migliore delle proprietà intellettuali. Nacque così nel 2015 l’accordo con Universal per due zone a tema chiamate Super Nintendo World all’interno dei parchi Universal Studios in Giappone e in California (inaugurate nel 2021 e 2023). Ma anche la collaborazione con Lego e poi, con molta calma, un ritorno al cinema.
Parallelamente, sempre negli anni Dieci, Illumination, studio americano ma con sede a Parigi, si era affermato come la più interessante novità nel settore. Iniziò con la serie di film Cattivissimo me (quello in cui ci sono i Minions) e poi con Sing e Pets, tutti grandi successi distribuiti da Universal. Anche per questo nel 2016 Nintendo decise di appoggiarsi a loro per realizzare il primo film animato moderno di Super Mario, con un grande controllo da parte di Shigeru Miyamoto e una fedele adesione alla mitologia, al design e alle “regole” del videogioco. Proprio Miyamoto ha recentemente spiegato a Kyodo News in poche parole le ragioni per le quali ora Nintendo punterà sempre di più sugli adattamenti: «I videogiochi diventano obsoleti in fretta quando escono le nuove versioni […] un contenuto audiovisivo invece può durare per sempre».



