La proposta del Veneto per vietare i social ai minori di 14 anni in tutta Italia
L'ha promossa il presidente Alberto Stefani con un'iniziativa regionale che secondo lui arriverà in parlamento in pochi mesi

Il presidente della regione Veneto, Alberto Stefani, ha annunciato di voler presentare in parlamento una proposta di legge per vietare l’utilizzo dei social network alle persone con meno di 14 anni. Ha motivato la proposta sostenendo che i social sono all’origine di un «disagio crescente» tra le persone più giovani e che serve una legge per contrastarlo. Stefani, che è della Lega, aveva già presentato una proposta di legge di questo tipo quando era deputato alla Camera, carica poi lasciata per succedere a Luca Zaia come presidente del Veneto.
Il divieto di utilizzare i social network per bambini e adolescenti sotto una certa età è un tema diventato molto dibattuto negli ultimi anni, e che è attualmente in discussione in diversi paesi europei. In Italia, le regioni possono proporre leggi che valgano per tutto il territorio nazionale: le proposte devono essere discusse e approvate nei consigli regionali, per poi essere trasmesse alla Camera o al Senato e seguire l’ordinario iter delle altre leggi, con discussione ed eventuale approvazione.
Al momento la proposta di Stefani è stata depositata al consiglio regionale veneto: lui ha detto che si aspetta di arrivare all’approvazione «entro due-tre mesi», e che la proposta gode del sostegno «compatto» del centrodestra. Nel consiglio regionale del Veneto la maggioranza, composta da partiti di destra, centrodestra e centro, controlla 34 seggi su 51.
Si sa ancora poco del contenuto della proposta di legge: Stefani ha detto che conterrà il «divieto assoluto» di utilizzare i social al di sotto dei 14 anni, il finanziamento di progetti educativi per l’utilizzo di questi mezzi da parte degli adulti e in particolare dei genitori, oltre che sanzioni per le piattaforme che non rispettano la legge. Nei paesi che hanno introdotto divieti simili, come l’Australia, le aziende che gestiscono i social sono tenute a verificare l’età degli utenti prima di permettere l’accesso, sia chiedendo l’età che utilizzando sistemi di verifica e controlli incrociati.
La proposta di legge che Stefani aveva depositato quando era deputato prevedeva che le persone con meno di 14 anni non potessero usare né i social né i sistemi di messaggistica istantanea, e che tra i 14 e i 16 anni fosse necessario il consenso dei genitori. La proposta di legge prevedeva inoltre che i gestori di questo tipo di piattaforme fossero obbligati a dotarsi, a proprie spese, di «sistemi efficaci» a verificare l’età degli utenti attraverso l’autenticazione con la carta d’identità elettronica.
La proposta affidava all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) il compito di stabilire con quali modalità, così come quello di monitorare il rispetto della legge da parte delle piattaforme.
Stefani ha detto che l’idea di proporre una legge nazionale che vieti di utilizzare i social ai minori di 14 anni gli è venuta passeggiando in un parco del suo territorio, dopo aver visto «decine di ragazzini che invece di giocare o discutere fra loro avevano gli occhi fissi sul cellulare nel silenzio più assoluto». Ha aggiunto di essere disponibile a discutere del limite di età, e di aver scelto i 14 anni seguendo altri paesi in cui sono in discussione divieti simili.
Della questione dell’impatto dei social sulle persone più giovani si dibatte da anni, con conclusioni ancora poco definite. Il primo paese ad aver introdotto un divieto di questo tipo è stata l’Australia, a dicembre. L’ha seguita l’Indonesia e altri paesi hanno detto di volerlo fare: stanno discutendo proposte di legge simili paesi europei come la Danimarca, la Francia, l’Austria e la Spagna, e paesi asiatici come la Malaysia. In tutti questi casi la proposta del divieto è stata motivata con la dipendenza, la mancanza di concentrazione e altri effetti sulla salute mentale che i social network causerebbero ai minorenni.
Negli Stati Uniti, a gennaio, è iniziato il primo processo che dovrà stabilire se le società proprietarie dei principali social network, tra cui Meta, YouTube e TikTok, abbiano creato volontariamente dei prodotti che generano dipendenza, specialmente negli utenti più giovani, causando vari danni tra cui ansia, depressione e autolesionismo.
Attualmente il Regolamento generale dell’Unione Europea sulla protezione dei dati (GDPR) stabilisce che l’età minima per il consenso al trattamento dei dati personali sia di 13 anni, età da cui è possibile creare un account su molti social. Gli Stati membri dell’Unione Europea possono aumentare il limite previsto dal GDPR. In Italia teoricamente è possibile iscriversi autonomamente ai social network solo una volta compiuti 14 anni, ma non ci sono reali controlli.



