Gabriele Gravina si è dimesso da presidente della Federcalcio
Lo era dal 2018 e fu riconfermato nel 2025 con il 98,8 per cento dei voti; poco dopo di lui Gianluigi Buffon si è dimesso da capo delegazione della Nazionale

Si è dimesso Gabriele Gravina, che dal 2018 era presidente della FIGC, la Federazione Italiana Giuoco Calcio. Le dimissioni, che non erano arrivate dopo la mancata qualificazione dell’Italia maschile ai Mondiali (la seconda da quando Gravina era presidente), sono state comunicate oggi. E sono arrivate dopo molte critiche e pressioni, sia dalla politica che da molti atleti di sport diversi dal calcio, in reazione alle parole di Gravina a proposito degli sport dilettantistici pronunciate dopo la sconfitta dell’Italia. L’assemblea per eleggere un nuovo presidente si terrà il 22 giugno a Roma.
Gravina si è dimesso dopo un consiglio federale straordinario, una riunione con i presidenti delle principali componenti federali, che rappresentano i calciatori, gli allenatori e i vari livelli del calcio italiano, dalla Serie A fino a quello dilettantistico.
Nel pomeriggio di giovedì, poco dopo le dimissioni di Gravina, sono arrivate anche quelle di Gianluigi Buffon, che dal 2023 era capo delegazione della Nazionale maschile, un importante ruolo di raccordo tra squadra e federazione.
Sono attese, e date per praticamente certe, quelle dell’allenatore Gennaro Gattuso, scelto da Gravina e Buffon nel 2025.
Nel comunicato sulle sue dimissioni, Gravina ha fatto sapere che parlerà alla commissione cultura della Camera (che tra le altre cose si occupa anche di sport) «per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano». Sempre nel comunicato è scritto:
Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici).
In questi anni la Nazionale maschile, la più visibile, nota e vincente del calcio italiano, non è stata quasi mai all’altezza delle aspettative, mancando per due volte la qualificazione ai Mondiali e cambiando tre volte allenatore. L’unico successo furono gli Europei vinti nel 2021, che oggi appaiono sempre più come un’eccezione frutto di un momento fortunato e non di una crescita strutturale del calcio italiano.
Gravina ha 72 anni, è laureato in Giurisprudenza e iniziò a occuparsi di calcio negli anni Ottanta, come imprenditore e co-proprietario e dirigente del Castel di Sangro, squadra abruzzese che ottenne 6 promozioni in 13 anni, dalla Seconda Categoria (la penultima del calcio italiano) fino alla Serie B. Gravina ha lavorato anche in altri settori, oltre al calcio: nel settore bancario e come fondatore del Gruppo Gravina, che si occupa di «edilizia civile, industriale, restauro e ristrutturazioni, demolizioni, impianti, opere infrastrutturali, energia e ambiente».
Nel frattempo ha fatto carriera come dirigente del calcio italiano. Nei primi anni Duemila Gravina fu capo delegazione dell’Under 21 (il ruolo che nella Nazionale maggiore ricopre al momento Gianluigi Buffon). Dal 2015 al 2018 fu presidente della Lega Pro (che organizza il campionato di Serie C) e nel 2018 fu eletto presidente della FIGC con il 97 per cento dei voti dei 274 delegati presenti all’assemblea elettiva (a votare il presidente della FIGC sono – con pesi e rilevanze diversi, peraltro cambiati nel 2024 – i rappresentanti dei calciatori, degli allenatori, della Lega Serie A, della Lega Serie B, della Lega Pro, e della Lega Nazionale Dilettanti). Gravina era stato rieletto nel 2021 e poi di nuovo nel 2025, con il 98,8 per cento dei voti: di fatto mettendo d’accordo tutte le parti del calcio italiano.
Fino a prima di questa nuova mancata qualificazione ai Mondiali, Gravina aveva un solidissimo sostegno dentro la FIGC, ma le cose sono cambiate negli ultimi giorni.
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