Le divisioni dell’estrema destra francese si vedono sulle bandiere dell’Unione Europea
Alcuni sindaci appena eletti hanno iniziato a toglierle dai municipi, creando un caso su cui i leader Le Pen e Bardella hanno sensibilità diverse

In Francia c’è un caso politico attorno alla decisione di alcuni sindaci del partito di estrema destra Rassemblement National (RN) di togliere dai municipi la bandiera dell’Unione Europea, non appena sono entrati in carica dopo le elezioni amministrative di marzo. Lo ha fatto una minoranza dei 55 sindaci fatti eleggere dal partito, ma è una storia interessante perché dice qualcosa delle divisioni al suo interno, e tra i suoi leader: quella storica, Marine Le Pen, e quello in ascesa, Jordan Bardella.
Le Pen e Bardella, pubblicamente, hanno sempre ostentato compattezza. Nel partito però c’è una questione sulla successione a Le Pen in vista delle presidenziali del 2027, a cui lei vorrebbe candidarsi nonostante la condanna a cinque anni di ineleggibilità, su cui è attesa la sentenza d’appello in estate. Negli ultimi tempi Bardella ha consolidato una leadership alternativa, in particolare attraverso contatti con ambienti economici, a cui corrisponde una proposta politica diversa da quella di Le Pen.
La distanza tra il vecchio e il nuovo corso del partito si è vista sulle bandiere. Il primo a togliere quella dell’Unione, lasciando solo il tricolore francese, è stato il sindaco di Carcassonne, Christophe Barthès, che poi è stato imitato da almeno tre altri colleghi. Hanno potuto farlo perché in Francia non c’è una legge che vincola i municipi a esporre la bandiera europea.
I sindaci hanno propagandato l’iniziativa sui social, con post molto circolati, i media se ne sono occupati e il caso ha avuto grande visibilità. Nella polemica si è infilato anche il ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, che fa parte dello schieramento centrista del presidente Emmanuel Macron, dicendo che è «un tradimento» dell’identità francese perché la Francia è uno dei paesi fondatori dell’Europa unita.
Togliere le bandiere europee come segno di critica all’Unione, per dire che non ci si sente rappresentati dalle sue istituzioni, non è una cosa nuova. È un classico dei partiti populisti e nel tempo non lo hanno fatto solo quelli di destra: per esempio, da presidente del Consiglio con il PD, Matteo Renzi le levò dallo sfondo delle sue dirette, in una fase di contrasti con la Commissione Europea.

Un poster coi ritratti di Le Pen e Bardella, la bandiera francese e quella di Marsiglia ma non quella europea sul palco di un comizio del candidato dell’estrema destra a Marsiglia, Franck Allisio, il 22 marzo (Jeremy Suyker/Bloomberg)
Per il Rassemblement National è una decisione coerente con le posizioni storiche, e per certi versi ormai passate.
Soprattutto all’inizio della sua leadership, Le Pen aveva mantenuto la stessa linea euroscettica e sciovinista di suo padre Jean-Marie, il precedente capo del partito. Nel tempo Le Pen ha attenuato le sue posizioni allo scopo di aumentare i consensi, per esempio ritirando la proposta di convocare un referendum per uscire dall’Unione Europea, ma ha comunque mantenuto un approccio antagonistico verso le istituzioni europee.
Bardella si presenta come un leader più rassicurante, e meno radicale di lei. In questi giorni non è intervenuto direttamente, ma lo ha fatto uno dei suoi più stretti consiglieri, l’eurodeputato Pierre-Romain Thionnet. Si è sentito in dovere di contestualizzare l’iniziativa dicendo che il programma del partito è cambiare i meccanismi delle istituzioni europee, non più uscirne: «Distruggeremo l’UE? No. La lasceremo? No».
Nell’estrema destra francese c’è una terza posizione. Marion Maréchal, la nipote di Le Pen che si è riavvicinata dopo che aveva lasciato il partito, a sua volta eurodeputata, ha difeso la bandiera europea sostenendo un’interpretazione falsa sulla sua simbologia che circola da tempo in ambienti conservatori, ossia che sia un simbolo cristiano riconducibile alla Madonna (lo aveva fatto, sbagliando, anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani).
– Leggi anche: L’interpretazione falsa del ministro Tajani sul significato della bandiera europea
Le Pen le ha risposto in un’intervista a Le Parisien. «Non mi identifico in quella bandiera che, anche se all’inizio era stata concepita con buone intenzioni, oggi è diventata il simbolo di una forma di oppressione della nostra democrazia, a cui mi oppongo». Le Monde ha scritto che il fatto che finora le rimozioni siano state sporadiche – di solo una manciata di sindaci – suggerisce che l’approccio più oltranzista di Le Pen, almeno su questo tema, non è più così condiviso nel partito.
Uno dei principali dirigenti, Philippe Olivier, ha preso in sostanza le distanze, dicendo che si trattava di iniziative individuali dei sindaci.



