Il lancio di Artemis II in diretta

Tra poco quattro astronauti partiranno su un enorme razzo per girare intorno alla Luna e aprire una nuova fase delle esplorazioni spaziali a oltre 50 anni dai successi degli Apollo

di Emanuele Menietti

L'equipaggio di Artemis II poco prima di entrare nella capsula spaziale Orion; da sinistra: Jeremy Hansen, Victor Glover, Reid Wiseman e Christina Koch (AP Photo/Chris O'Meara)
L'equipaggio di Artemis II poco prima di entrare nella capsula spaziale Orion; da sinistra: Jeremy Hansen, Victor Glover, Reid Wiseman e Christina Koch (AP Photo/Chris O'Meara)
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Sulla punta di un razzo spaziale alto quasi cento metri, quattro astronauti si stanno preparando a una cosa che non facciamo da più di cinquant’anni. È l’equipaggio della missione Artemis II e, se tutto funzionerà come previsto, sarà il primo a lasciare l’orbita bassa della Terra per fare un giro intorno alla Luna dai tempi delle missioni Apollo negli anni Settanta.

Salvo rinvii, il lancio è previsto nella notte tra oggi e giovedì, alle 00:24 (ora italiana), con due ore di tempo per effettuarlo. Nel caso di un rinvio per problemi tecnici, si ritenterà il giorno dopo e così fino a lunedì 6 aprile, quando si renderà necessario un rinvio più lungo alla fine del mese.

La diretta della NASA

Per la NASA, e le agenzie spaziali che collaborano al progetto, è la missione con astronauti più importante degli ultimi anni: dal suo esito dipende il futuro dell’intero programma lunare Artemis per tornare sulla Luna, e nei piani più ottimistici costruire una base lunare permanente. Gli Stati Uniti hanno investito miliardi di dollari nel progetto, accumulando tra problemi tecnici e organizzativi anni di ritardi che hanno alimentato un certo scetticismo tra esperti e osservatori. Il lancio avviene inoltre in un momento in cui la gran parte dell’attenzione internazionale è rivolta alla guerra in Medio Oriente, che ha reso ulteriormente impopolare il governo di Donald Trump.

L’equipaggio
Dentro a Orion, la capsula che li ospiterà per nove giorni, gli astronauti cercheranno di mandare un segnale diverso, di opportunità e uguaglianza. Nei tre anni dalla loro selezione, hanno lavorato a ogni dettaglio della missione, chi da veterano e chi da neofita delle imprese spaziali.

Il comandante è l’astronauta statunitense Reid Wiseman, ha 50 anni e ha già trascorso nello spazio 165 giorni in altre missioni. Con lui ci sono il pilota Victor Glover (49 anni, statunitense, 167 giorni nello Spazio), la specialista di missione Christina Koch (47 anni, statunitense, 328 giorni nello Spazio) e Jeremy Hansen, che ha 50 anni, è canadese ed è alla sua prima esperienza da astronauta.

Da sinistra: Christina Koch, Reid Weisman, Victor Glover e Jeremy Hansen

Diversi di loro supereranno dei primati. Hansen sarà il primo canadese a compiere un giro intorno alla Luna, nelle missioni Apollo erano tutti statunitensi. Glover sarà il primo afroamericano a girare intorno alla Luna, nelle missioni Apollo erano tutti bianchi. E Koch sarà la prima donna a vedere dal vero la faccia nascosta della Luna, nelle missioni Apollo erano tutti maschi. L’equipaggio raggiungerà inoltre una distanza dalla Terra mai raggiunta prima dagli umani, superando la Luna di oltre 7.600 chilometri, a più di 400mila chilometri dal nostro pianeta.

La distanza dalla Luna che raggiungerà Artemis II (Nasa.gov)

Per raggiungere tutti questi primati, prima di tutto serve un razzo potente. Molto potente.

SLS e Orion
La capsula Orion sarà spinta in orbita dallo Space Launch System (SLS), che può essere considerato l’equivalente del Saturn V, il gigantesco razzo che tra gli anni Sessanta e Settanta rese possibili le prime esplorazioni della Luna. È alto 98 metri e il colore arancione del suo corpo centrale (cioè il primo stadio o Core Stage) ricorda molto quello dei serbatoi dello Space Shuttle, e in effetti le affinità con quel sistema ritirato 15 anni fa non mancano.

SLS era nato con l’idea di riciclare i motori e altri componenti degli Shuttle, in modo da risparmiare sugli sviluppi di nuovi sistemi e produrre un razzo in tempi più rapidi. L’idea piaceva al Congresso, meno alla NASA, e infatti i costi lievitarono in fretta e i tempi si allungarono a causa delle difficoltà tecniche e di coordinamento tra le migliaia di fornitori dell’agenzia spaziale.

Rappresentazione schematica di SLS e Orion (Nasa.gov)

SLS usa gli stessi motori degli Shuttle, collegati direttamente alla base del Core Stage, ma non sono gli unici. Nelle prime fasi di lancio, ai due lati del primo stadio ci sono due razzi più piccoli (Solid Rocket Booster, SRB), essenziali per dare la spinta iniziale all’intero SLS, in modo da farlo staccare dalla base di lancio a Cape Canaveral, in Florida. Sono alti quanto un palazzo di 17 piani e contengono un propellente allo stato solido, che produce una rapidissima reazione, di cui ne bruciano sei tonnellate al secondo. Finito il carburante, si staccano dal Core Stage che usa invece ossigeno liquido e idrogeno liquido, che è molto difficile da gestire e che ha causato negli anni non pochi grattacapi e rinvii.

Sopra al Core Stage è montato lo stadio superiore (o secondo stadio), una sorta di razzo nel razzo, dotato di un solo motore. Il suo scopo è attivarsi dopo che gli SRB e il Core Stage hanno finito il loro lavoro di spinta e si sono staccati dal resto nei primi minuti seguenti al lancio. Attaccato al secondo stadio c’è infine Orion, la capsula che ospita gli astronauti e che è formato da due moduli: il modulo dell’equipaggio e il modulo di servizio, fornito dall’Agenzia spaziale europea e che in sostanza fa da stiva per attrezzi e strumentazioni e da serbatoio per il piccolo motore di Orion.

Orion nello Spazio (Nasa.gov)

Come gli altri sistemi di lancio, anche quello di Artemis è modulare per un motivo. Portare tonnellate di materiale in orbita richiede un grande dispendio di energia, di conseguenza la strategia migliore è rendere via via più leggero il proprio veicolo spaziale man mano che prende quota, in modo da poterne spingere più facilmente la massa.

Il viaggio
Artemis II riparte da dove eravamo rimasti con Artemis I, la prima missione del programma lunare lanciata nel novembre del 2022. All’epoca Orion viaggiò senza astronauti a bordo facendo alcuni giri della Luna e tornando indietro dopo 26 giorni. Artemis II ha quindi come principale scopo il test dei sistemi di supporto vitale per gli astronauti di Orion, ma la missione prevede un solo passaggio intorno alla Luna, senza un inserimento nella sua orbita.

Dopo quasi cinque giorni dal lancio la capsula raggiungerà la Luna, le girerà intorno fino a raggiungere il punto di massima distanza dalla Terra. Nella fase di passaggio attraverso la faccia nascosta, quella che non vediamo mai a causa dei reciproci movimenti della Terra e della Luna, gli astronauti non potranno comunicare con il centro di controllo della NASA per 30-50 minuti. I loro occhi saranno i primi a posare direttamente lo sguardo così da vicino alla Luna da 54 anni.

Orion sfrutterà poi la spinta gravitazionale lunare per tornare verso il nostro pianeta, senza la necessità di accendere i motori. Anche questo è un test, per verificare che nel peggiore dei casi Orion possa riportare indietro sano e salvo l’equipaggio.

(Nasa.gov)

All’inizio del nono giorno il modulo dell’equipaggio si separerà da quello di comando, e gli astronauti inizieranno il turbolento rientro nell’atmosfera, protetti dallo scudo termico della capsula. Infine, il modulo aprirà i propri paracadute e terminerà il viaggio nell’oceano Pacifico, dove entro un paio d’ore le squadre di soccorso si occuperanno del recupero.

Artemis III, IV…e
I dati raccolti grazie ad Artemis II, soprattutto su SLS e Orion, faranno da base per i prossimi sviluppi del programma lunare, sul quale restano molto interrogativi. A febbraio il nuovo capo della NASA, il miliardario Jared Isaacman, ha lavorato a una profonda revisione dell’intera iniziativa. Artemis III doveva essere la missione, cioè quella per riportare gli astronauti sul suolo lunare entro la fine del 2028, ma è stata anticipata al 2027 e ha cambiato scopo.

Nel nuovo piano, Artemis III servirà per testare intorno alla Terra le manovre spaziali che dovranno poi essere fatte intorno alla Luna. In particolare, dovranno essere sperimentate le attività di aggancio ai sistemi di SpaceX e Blue Origin, le due aziende spaziali rispettivamente di Elon Musk e di Jeff Bezos incaricate di sviluppare i sistemi per passare dall’orbita della Luna al suolo lunare. I test serviranno per organizzare Artemis IV e Artemis V, entrambe in programma per il 2028 che tenteranno l’allunaggio vero e proprio.

I tempi sono stati ridotti da Isaacman per rispettare la richiesta del presidente statunitense Donald Trump, che vuole un allunaggio entro la scadenza del suo secondo mandato proprio nel 2028. A oggi né SpaceX né Blue Origin dispongono di un sistema per allunare e ci sono forti dubbi sulla possibilità che possano essere rispettate le nuove scadenze, considerati anche i ritardi accumulati finora dal piano lunare, costato più di 50 miliardi di dollari.