Nove persone sono indagate per la vendita dello stadio di San Siro

Sono dirigenti del comune di Milano e consulenti di Inter e Milan, accusati di aver gestito l’operazione in modo illecito

Lo stadio di San Siro
Lo stadio di San Siro (David Lidstrom/Getty Images)
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La procura di Milano ha indagato nove persone tra dirigenti del comune, dell’Inter e del Milan per la vendita dello stadio di San Siro. La vendita era stata confermata alla fine dello scorso ottobre per 197 milioni di euro dopo mesi di complicate trattative, e anni di discussioni sia sul futuro dell’impianto che sui 280mila metri quadrati di aree edificabili attorno: secondo l’accusa, la vendita sarebbe stata pensata su misura per Inter e Milan, a cui sarebbero state rivelate informazioni riservate per favorirle nell’acquisto, a scapito dell’interesse pubblico.

Tra gli indagati ci sono Christian Malangone, direttore generale del comune di Milano; Giancarlo Tancredi, assessore all’Urbanistica dalla fine del 2021 all’estate del 2025, quando si dimise per il suo coinvolgimento nell’inchiesta sulla gestione dell’urbanistica; Simona Collarini, dirigente comunale; l’avvocata Ada Lucia De Cesaris, assessora all’Urbanistica dal 2011, vicesindaco dal 2014 al 2015 nella giunta di Giuliano Pisapia e in questo caso consulente dell’Inter; Fabrizio Grena, altro consulente dell’Inter; Giuseppe Bonomi e Marta Spaini, due consulenti del Milan; Alessandro Antonello e Mark Van Huuksloot, rispettivamente amministratore delegato dell’Inter tra il 2018 e il 2025 e dirigente sempre dell’Inter. Alcune persone indagate sono accusate di turbativa d’asta, altre di rivelazioni d’atti d’ufficio.

Per anni su ristrutturazione, vendita o demolizione di San Siro si erano susseguite dichiarazioni d’intenti, proposte informali e speculazioni. All’inizio sia Inter che Milan si erano mostrate interessate all’acquisto dello stadio, ma poi per diverso tempo era sembrato più probabile che costruissero due stadi separati in zone diverse della città o addirittura fuori (si parlava di San Donato per il Milan e Rozzano per l’Inter, due comuni limitrofi).

Nel marzo dello scorso anno le due squadre si erano decise a fare un’offerta per lo stadio e la zona circostante. Attorno è prevista la costruzione di negozi, un centro medico e alcuni uffici, compresi quelli delle squadre, un hotel, ristoranti e aree verdi, più una serie di campi sportivi. In mezzo dovrebbe essere fatta una piazza. Il progetto di demolizione parziale dello stadio e di costruzione di nuovi edifici è stato contestato per anni da diversi comitati cittadini. Nel maggio del 2025 il comitato “Si Meazza” aveva presentato due esposti alla procura per contestare l’abbattimento.

Dopo lunghe trattative, alla fine di settembre il comune aveva infine approvato la vendita, appena in tempo per evitare che scattasse il vincolo della Soprintendenza sul secondo anello di San Siro. Il vincolo sarebbe entrato in vigore il 10 novembre e avrebbe messo sotto tutela quella parte dello stadio, rendendone molto più difficile la demolizione.

Tutta l’operazione non è stata portata avanti attraverso una normale gara pubblica, ma con una procedura speciale consentita dalla cosiddetta legge stadi del 2021. Questa legge consente ai comuni di avviare una trattativa diretta tra le società e la pubblica amministrazione, senza l’obbligo di aprire la gara al mercato, ma solo a patto che non ci siano altri soggetti interessati.

Il comune di Milano ha trattato direttamente con Inter e Milan senza alcun passaggio pubblico, una modalità denunciata dal promoter di concerti Claudio Trotta, che nell’aprile del 2025 in una lettera aperta al sindaco Beppe Sala aveva spiegato di non aver nemmeno potuto fare un’offerta per le tempistiche troppo strette imposte dal comune. L’avviso pubblico prevedeva infatti solo 37 giorni per presentare manifestazioni d’interesse. Lo scorso novembre Trotta è stato sentito dai magistrati Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi.

Oggi la Guardia di Finanza ha sequestrato gli smartphone alle persone indagate per ricostruire le comunicazioni tra i dirigenti del comune e quelli di Inter e Milan. Secondo la procura ci sono già elementi su almeno due “rivelazioni di segreto”, ovvero informazioni passate dai dirigenti del comune alle società per favorire la vendita. In particolare i magistrati avrebbero individuato il passaggio di una bozza di delibera comunale del novembre del 2021 e un’altra su una proposta di delibera del 2023, tutti documenti che non potrebbero uscire dagli uffici comunali prima della loro approvazione.