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  • Martedì 31 marzo 2026

Edin Dzeko è qui da vent’anni

Continua a fare gol importanti ed è ancora il capitano e il punto di riferimento di una squadra che stasera si gioca i Mondiali contro l’Italia

Il capitano della Bosnia Erzegovina Edin Dzeko dopo aver segnato il gol del pareggio contro il Galles al primo turno degli spareggi, 26 marzo 2026 (Warren Little/Getty Images)
Il capitano della Bosnia Erzegovina Edin Dzeko dopo aver segnato il gol del pareggio contro il Galles al primo turno degli spareggi, 26 marzo 2026 (Warren Little/Getty Images)

L’attaccante bosniaco Edin Dzeko ha da poco compiuto 40 anni e più della metà li ha passati da calciatore professionista. Per otto stagioni e mezza, durante le quali ha segnato oltre 150 gol, ha giocato in Italia. E contro l’Italia giocherà stasera, da capitano della Bosnia Erzegovina e autore di un gol decisivo pochi giorni fa, lo spareggio per andare ai Mondiali maschili di calcio (che il Post seguirà con un liveblog già dal tardo pomeriggio).

In Bosnia Erzegovina Dzeko è un personaggio molto popolare, tanto che da anni c’è chi parla – senza particolari appigli se non la sua grande fama – di un suo possibile futuro in politica. Parla cinque lingue (bosniaco, ceco, tedesco, inglese e italiano), è laureato in scienze motorie all’Università di Sarajevo ed è stato il primo ambasciatore dell’UNICEF, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di diritti dell’infanzia, in Bosnia Erzegovina.

In nazionale ha giocato 147 partite e segnato 73 gol: in entrambi i casi sono numeri da record per una squadra che, così come il paese che rappresenta, esiste da poco più di trent’anni. Il gol più recente è anche uno dei più importanti: Dzeko lo ha realizzato di testa, a pochi minuti dalla fine della partita contro il Galles. È grazie a quel gol che la partita è andata ai tiri di rigore e che la Bosnia Erzegovina ha vinto, qualificandosi per lo spareggio contro l’Italia.

Dzeko è fisicamente forte (è alto più di un metro e 90 centimetri e pesa circa 80 chili), ma è anche tecnicamente molto abile, assai più di quanto lo sono molti attaccanti della sua stazza. Seppur comprensibilmente meno scattante e agile di un tempo, è duttile ed efficace nel gioco di squadra, non solo nel fare gol, che comunque fa con grande costanza. Non è, insomma, un attaccante che segna e basta; anzi, nei suoi tanti anni di carriera ha mostrato di saper giocare accanto ad attaccanti molto diversi tra loro.

Nato nel marzo 1986 a Sarajevo, quando ancora c’era la Jugoslavia, Dzeko ha ricordato gli anni della guerra in Bosnia ed Erzegovina e dell’assedio di Sarajevo, durato per quasi quattro anni tra 1992 e 1996, come «il periodo più brutto» della sua vita. Intervistato nel 2015 dalla Gazzetta dello Sport disse: «Mio padre era al fronte e tutti i giorni, quando suonavano le sirene, avevo paura di morire. Andavamo nei rifugi senza sapere mai quanto tempo dovevamo restarci». Ha raccontato anche che una volta la madre gli proibì di andare fuori a giocare a calcio con gli amici e che poi una bomba scoppiò proprio dove sarebbe dovuto andare a giocare.

Iniziò a farsi notare come calciatore nella stagione 2008-2009, quando insieme al compagno Grafite (nome con cui era noto il brasiliano Edinaldo Batista Libânio) segnò 54 gol, portando il Wolfsburg a una sorprendente vittoria della Bundesliga, il campionato tedesco, in una delle poche volte in cui a vincerlo non fu il Bayern Monaco.

Nell’estate del 2010, a 24 anni, Dzeko passò al Manchester City per 37 milioni di euro. Fu un acquisto costoso per quegli anni e alcuni dei gol di Dzeko hanno fatto la storia del Manchester City: è il caso del gol del pareggio al 92° minuto contro il Queens Park Rangers, che, insieme al successivo gol del 3-2 di Sergio Agüero, fu decisivo nel far vincere al Manchester City la Premier League, il campionato inglese, 44 anni dopo l’ultima volta.

Già considerato un calciatore a fine carriera, nel 2015 Dzeko passò alla Roma, dove nelle prime due stagioni segnò 49 gol in 90 partite. Al suo terzo anno contribuì a uno storico raggiungimento delle semifinali in Champions League, il più importante torneo europeo, in cui la Roma non era mai andata tanto avanti: nella decisiva fase a eliminazione diretta Dzeko fece gol in cinque partite su sei.

Il suo periodo alla Roma, tuttavia, è ricordato anche per una serie di tiri sbagliati a pochi metri dalla porta. Paradossalmente infatti, nonostante i moltissimi gol, spesso determinanti, Dzeko è anche ricordato per averne sbagliati molti, specie quelli facili.

Dopo aver giocato oltre 250 partite con la Roma ed esserne diventato capitano, Dzeko si trasferì all’Inter quando la sua carriera sembrava ormai finita. Aveva 35 anni e arrivò di fatto per sostituire Romelu Lukaku, che l’Inter aveva venduto al Chelsea per oltre 110 milioni di euro. Andò meglio del previsto: Dzeko fece gol anche contro il Milan in semifinale di Champions League e giocò oltre 100 partite con l’Inter.

Edin Dzeko, allora all’Inter, si contende il pallone con Leroy Sané del Bayern Monaco, 7 settembre 2022 (AP Photo/Luca Bruno)

Dopo due anni al Fenerbahce, in Turchia, per lui la stagione 2025/2026 non era iniziata benissimo. In un ennesimo trasferimento che sembrava poter essere l’ultimo e invece non lo è stato, Dzeko era tornato in Italia, in una Fiorentina piuttosto in difficoltà, dove però ha giocato e segnato poco e, soprattutto, non è sembrato entrare in sintonia con gli allenatori.

Nel gennaio di quest’anno è tornato in Germania, però nel corrispettivo tedesco della Serie B. È andato allo Schalke 04, raccontando in seguito di aver sentito il bisogno di «uno stadio emozionante con tifosi rumorosi». Per tornarci ha mandato un messaggio al compagno di nazionale Nikola Katic, difensore dello Schalke 04, una squadra che in passato era abituata a giocare in Bundesliga e in Europa, e dove in pochi mesi Dzeko ha già segnato 6 gol e fatto 3 assist in 8 partite e dove – un po’ per la sua storia e un po’ per quanto fatto in queste sue prime partite – per i tifosi è già un idolo.

Dzeko e i suoi compagni di squadra festeggiano con i tifosi dello Schalke 04

Con la Bosnia Erzegovina Dzeko ha già giocato i Mondiali solo una volta, nell’unica partecipazione del suo paese, nel 2014 (peraltro l’ultima volta in cui li giocò anche l’Italia). Ha già segnato contro l’Italia, due volte, in partite di qualificazione: due 1-0 provvisori. Entrambe le volte la Bosnia Erzegovina, alla fine, non vinse la partita. Se la Bosnia Erzegovina dovesse vincere, quasi certamente Dzeko ne sarebbe capitano e probabile titolare anche ai Mondiali, come a ben pochi è riuscito di fare a 40 anni.