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  • Lunedì 30 marzo 2026

Il Cile ha bloccato l’esproprio di un noto centro di tortura

Il nuovo governo dell’ultraconservatore José Kast ha annullato il piano per trasformare Colonia Dignidad in un luogo della memoria

una donna davanti a una serie di foto di persone scomparse
La sorella di un uomo scomparso durante la dittatura di Pinochet partecipa a una commemorazione a Villa Baviera, fino al 1991 chiamata Colonia Dignidad, nel 2024 (AP Photo/Esteban Felix)
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Il governo cileno, guidato dall’ultraconservatore José Antonio Kast, ha annullato il piano del precedente governo di sinistra per trasformare in un museo per la memoria Colonia Dignidad, un luogo che fu usato come centro di tortura degli oppositori politici durante la dittatura di Augusto Pinochet, durata dal 1973 al 1990. Il piano, promosso dall’ex presidente Gabriel Boric, prevedeva di espropriare le strutture, che ora ospitano un ristorante e un albergo: entrambi sono gestiti dagli eredi dei “coloni” arrivati al seguito di Paul Schäfer, un ex soldato nazista che fondò una setta religiosa in Germania e si trasferì in Cile negli anni Sessanta.

Per quasi trent’anni Schäfer obbligò gli abitanti di Colonia Dignidad a vivere di fatto in condizioni di schiavitù: dovevano lavorare sette giorni su sette senza stipendio e non potevano avere alcun contatto con l’esterno, in più erano vietati giornali, radio e televisioni. Nella colonia non ci si poteva sposare e i bambini venivano cresciuti assieme dalla comunità, e non sapevano chi fossero i loro genitori. I coloni non potevano lasciare il posto e i “ribelli” venivano processati dalla comunità, puniti e in alcuni casi sottoposti a elettroshock oppure obbligati ad assumere psicofarmaci. Schäfer abusava regolarmente dei giovani ragazzi maschi che abitavano nella colonia.

Oltre a questo, parte della struttura era al servizio del regime di Pinochet: i sotterranei di un magazzino per le patate venivano usati come luogo di detenzione, interrogatorio e tortura dei prigionieri politici da parte della DINA, la polizia segreta del regime e della repressione politica. Dopo la fine della dittatura vennero trovati i documenti di detenzione di oltre 500 di loro, e si stima che almeno 100 furono uccisi lì. Colonia Dignidad venne usata anche come deposito illegale di armi e, vista la vicinanza al confine con l’Argentina, come base militare nel 1978, quando i rapporti tra i due paesi erano estremamente tesi.

La vicinanza di Schäfer con il regime lo tutelò per anni da qualsiasi indagine per gli abusi sugli abitanti della comunità. I suoi rapporti con la dittatura di Pinochet non furono mai chiariti del tutto, ma il generale fu ospite delle strutture in visita ufficiale e Manuel Contreras, a capo della DINA, ci andò più volte.

L’11 settembre del 2024, durante le commemorazioni per i 51 anni dal colpo di stato con cui fu destituito Salvador Allende e iniziò la dittatura di Pinochet, l’allora presidente Boric definì Colonia Dignidad «l’incarnazione del male». Al contempo annunciò che sei luoghi della tenuta, compresi l’albergo, il capannone delle patate e il ristorante, sarebbero stati espropriati per diventare “luoghi della memoria”. Nel 2025 il governo approvò alcuni decreti per permettere l’esproprio.

Ora il ministro cileno per la Casa, Iván Poduje, ha detto che intende revocare quei decreti, motivandoli con i costi troppo elevati. Il ministro ha sostenuto che la decisione non sia influenzata da motivazioni ideologiche, ma solo dal cattivo stato delle finanze ereditato dall’esecutivo precedente. Poduje ha però specificato che il progetto «non ha niente a che vedere» con l’agenda del governo.

Va però tenuto conto che Kast è apertamente nostalgico della dittatura di Pinochet, tuttora uno dei temi più divisivi nella politica del paese: è un periodo che, nonostante la repressione e le violenze contro gli oppositori, alcuni cileni come lui vedono come un momento di stabilità e prosperità economica.

– Leggi anche: Che posto è Colonia Dignidad

I coloni che gestiscono le strutture di Colonia Dignidad, ribattezzate Villa Baviera nel 1991, si erano lamentati delle ripercussioni che l’esproprio avrebbe avuto sui posti di lavoro, anche per i dipendenti esterni. Ci abitano circa 120 persone discendenti dai “coloni” arrivati con Shäfer e complessivamente ci lavorano 200 persone, fra turismo e agricoltura. I gestori cercano di evitare di discutere del passato della struttura, che nell’estetica richiama l’immaginario della Germania e dove è ancora molto parlato il tedesco.

Le prime denunce contro Schäfer emersero già negli anni Sessanta, ma non portarono a procedimenti giudiziari e furono presto dimenticate. Fu solo nel 1988 che la portata dei suoi abusi iniziò a diventare nota: Georg e Lotti Packmor, due dei ragazzi abusati da Schäfer, erano riusciti infine a fuggire dalla colonia e a denunciare prima in Cile e poi in Germania cosa accadeva al suo interno. Iniziò una lunga battaglia legale, con processi che per anni ebbero risultati altalenanti: Schäfer manteneva legami forti con parte della magistratura, e nonostante Pinochet non fosse più il capo di stato la vecchia classe dirigente cilena era rimasta ancora influente.

Schäfer visse per alcuni anni nascosto nella colonia, rifugiandosi in strutture sotterranee per sfuggire alle forze dell’ordine, e nel 1997 scappò in Argentina. Fu arrestato otto anni dopo (a quel punto aveva 84 anni) e condannato a 33 anni di prigione per omicidio, tortura, abusi su minori e possesso illegale di armi. Morì nel 2010.