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  • Sabato 28 marzo 2026

L’attacco degli Houthi contro Israele è una cosa grossa

Il gruppo dello Yemen alleato dell'Iran è entrato in guerra: potrebbe essere una svolta importante, ma tutto dipenderà dai prossimi giorni

Una manifestazione a Sanaa, in Yemen, a favore dell'Iran, 13 marzo 2026 (AP Photo/Osamah Abdulrahman)
Una manifestazione a Sanaa, in Yemen, a favore dell'Iran, 13 marzo 2026 (AP Photo/Osamah Abdulrahman)
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Sabato mattina gli Houthi hanno lanciato il loro primo missile balistico contro Israele, entrando così nella guerra in Medio Oriente. Gli Houthi sono un gruppo alleato dell’Iran che governa gran parte dello Yemen. Fanno parte del cosiddetto Asse della Resistenza, cioè di quella rete di milizie alleate che l’Iran ha creato e finanziato in tutto il Medio Oriente. Ma a differenza di altri membri dell’Asse, come il gruppo libanese Hezbollah e le milizie sciite dell’Iraq, gli Houthi finora non avevano partecipato alla guerra.

La loro decisione di farlo, se mantenuta, potrebbe essere una grossa svolta, e potrebbe complicare molto gli obiettivi di Stati Uniti e Israele. La ragione non è tanto militare – benché gli Houthi abbiano una certa capacità di lancio di droni e missili – ma soprattutto geografica.

Gli Houthi controllano lo stretto di Bab el Mandeb, che gestisce l’accesso al mar Rosso.

Guardate la mappa qui sotto: l’Iran ha bloccato lo stretto di Hormuz, e quindi ha reso impossibile l’esportazione di idrocarburi dal golfo Persico. Per questo parte del petrolio e del gas naturale che prima veniva trasportato via nave attraverso il golfo Persico ora viene mandato dall’altra parte della penisola arabica tramite il cosiddetto oleodotto Est-Ovest, che taglia l’Arabia Saudita e collega il golfo Persico con il mar Rosso.

L’oleodotto Est-Ovest può portare soltanto una piccola parte degli idrocarburi che venivano prima esportati tramite il golfo Persico, ma è comunque un’importante alternativa. Una volta arrivati sul mar Rosso, gli idrocarburi sono gestiti nel porto di Yanbu e sono trasportati verso l’Asia a sud o verso il Mediterraneo a nord.

Se però gli Houthi cominciassero a bombardare le navi che passano per lo stretto di Bab el Mandeb, e quindi a chiudere anche il mar Rosso esattamente come è stato chiuso il golfo Persico, allora i paesi arabi del Golfo perderebbero completamente la capacità di esportare petrolio verso l’Asia (potrebbero ancora esportarlo verso il Mediterraneo tramite il mar Rosso a nord, ma i loro clienti principali sono tutti asiatici). Nel suo punto più stretto Bab el Mandeb misura appena 29 chilometri, e quindi è molto facile per gli Houthi colpire le navi che vi passano attraverso.

Nel complesso tramite il mar Rosso passa il 9 per cento di tutto il petrolio commerciato via mare al mondo e l’8 per cento di tutto il gas naturale liquefatto. Se fosse bloccato, la crisi energetica in buona parte del mondo si aggraverebbe di molto.

Non è però ancora detto che gli Houthi bloccheranno il mar Rosso, perché la loro posizione in questa guerra è delicata.

Gli Houthi governano gran parte dello Yemen dal 2014, quando con il nome di Ansar Allah (“difensori di Dio”) organizzarono un’ampia rivolta contro il governo del paese, e iniziarono una devastante guerra civile, continuata fino al 2022. Nella guerra, al fianco del governo e contro gli Houthi, parteciparono anche vari paesi arabi del Golfo, capeggiati dall’Arabia Saudita. Gli Houthi riuscirono però a resistere agli attacchi.

Nel 2022 gli Houthi e l’Arabia Saudita raggiunsero un cessate il fuoco in cui fu riconosciuto di fatto il loro controllo su gran parte dello Yemen: oggi gli Houthi governano sul 75 per cento della popolazione yemenita e sulla capitale Sanaa. Il governo dello Yemen, che è ancora quello internazionalmente riconosciuto, fu relegato nella parte orientale del paese: è quella meno popolosa, ma è anche quella dove si trovano tutti i giacimenti di gas e petrolio.

A partire dalla fine del 2023, con l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza, gli Houthi cominciarono a lanciare razzi e missili contro le navi commerciali che passavano per lo stretto di Bab el Mandeb, in segno di solidarietà con la popolazione palestinese attaccata da Israele. Gli attacchi degli Houthi nel mar Rosso crearono grandi problemi ai commerci internazionali e provocarono la reazione militare di vari paesi, tra cui gli Stati Uniti. Gli attacchi terminarono nel maggio del 2025 con un accordo appunto tra gli Houthi e gli Stati Uniti.

Una manifestazione a Sanaa, in Yemen, settembre 2025 (AP Photo/Osamah Abdulrahman)

Una manifestazione a Sanaa, in Yemen, settembre 2025 (AP Photo/Osamah Abdulrahman)

Quando a febbraio gli Stati Uniti e Israele sono entrati in guerra contro l’Iran, molti pensavano che anche gli Houthi avrebbero ripreso i loro attacchi nel mar Rosso per aiutare il proprio alleato. Ma per un mese intero, fino al missile di sabato, gli Houthi non hanno fatto una sola mossa in questa guerra. Nelle scorse settimane vari loro rappresentanti avevano detto di essere pronti a farlo, e di avere «le dita sul grilletto». Ma si erano trattenuti e non erano entrati in guerra.

Ci sono alcune ipotesi sul perché gli Houthi non fossero entrati in guerra finora.

  • Perché, in coordinamento con i Guardiani della rivoluzione (la principale forza militare dell’Iran), avevano deciso che fosse meglio mantenere le loro forze e cominciare gli attacchi soltanto in una fase più avanzata.
  • Perché lo Yemen si trova in una situazione economica disastrosa e molto vicina alla carestia, e per gli Houthi sarebbe difficile giustificare il coinvolgimento in una nuova guerra internazionale: se gli attacchi in favore dei palestinesi erano ben accettati dalla popolazione, una guerra per l’Iran non lo sarebbe altrettanto.
  • Perché gli Houthi non possono permettersi di rompere il loro cessate il fuoco del 2022 con l’Arabia Saudita, con cui stavano negoziando prima della guerra per ottenere riconoscimento e risorse economiche di cui hanno bisogno disperato.

Al momento non è chiaro perché gli Houthi abbiano deciso di superare le esitazioni e di lanciare il loro primo missile contro Israele. Le loro azioni nei prossimi giorni faranno capire quanto intensa sarà la loro partecipazione nella guerra. Al momento, il fatto che sia stato preso di mira Israele, e non le navi nel mar Rosso, potrebbe essere un segnale di coinvolgimento limitato. Significa che gli Houthi stanno prendendo la situazione gradualmente.

Nella logica della guerra attaccare Israele (che comunque ha intercettato il missile, e potrebbe intercettarne altri) è un atto meno grave di bloccare lo stretto di Bab el Mandeb e minacciare l’intera economia internazionale. In questa prima fase gli Houthi potrebbero decidere di limitarsi ad attaccare Israele e di evitare le più gravi rappresaglie statunitensi che sarebbero inevitabili in caso di chiusura del mar Rosso.

Questo anche perché per il mar Rosso passano anche grandi quantità di petrolio della Russia. La Russia è alleata dell’Iran, e ora che gran parte delle sanzioni sul suo petrolio sono state sospese vuole evitare che la sua principale via di commercio con l’Asia sia messa in pericolo.

È quindi possibile che, se gli attacchi degli Houthi proseguiranno, almeno in una fase iniziale si concentreranno contro Israele. Gli Houthi potrebbero tenersi la chiusura del mar Rosso come ultima risorsa: decidere di bloccare Bab el Mandeb significherebbe un ulteriore allargamento della guerra, e una nuova escalation.