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  • Venerdì 27 marzo 2026

Est e Ovest non sono poi così distanti, in NBA

Le due "Conference" del campionato di basket nordamericano sono più equilibrate del solito, e questo ha reso le cose più divertenti

Una partita di NBA tra i Los Angeles Clippers, della Western Conference, e gli Chicago Bulls, della Eastern Conference, 20 gennaio 2026 (AP Photo/Nam Y. Huh)
Una partita di NBA tra i Los Angeles Clippers, della Western Conference, e gli Chicago Bulls, della Eastern Conference, 20 gennaio 2026 (AP Photo/Nam Y. Huh)
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Mancano più o meno dieci partite alla fine della stagione regolare e all’inizio dei playoff di NBA, il campionato nordamericano di basket e il più competitivo al mondo, e la situazione è ancora parecchio equilibrata. È una cosa tutto sommato sorprendente, perché a inizio stagione gli Oklahoma City Thunder erano così dominanti che parevano non avere rivali nel loro tentativo di vincere il titolo per la seconda volta consecutiva (cosa che nessuno riesce a fare dal 2018).

In questi mesi, invece, altre squadre si sono dimostrate molto competitive e non solo nella Western Conference, uno dei due gironi “geografici” in cui è divisa la NBA. Nonostante i giocatori più forti siano quasi tutti lì, molte squadre dell’Est hanno dimostrato di potersela giocare con quelle dell’Ovest – cosa piuttosto rara negli ultimi trent’anni. Alcune di loro hanno superato di gran lunga le aspettative; altre ancora sembrano aver trovato il giusto equilibrio più di recente.

Le due Conference in cui è divisa l’NBA esistono da più di settant’anni e hanno a loro volta tre sotto-raggruppamenti geografici chiamati division. Servono principalmente per organizzare il calendario della regular season, la prima parte di campionato, privilegiando partite tra squadre vicine. La distribuzione geografica di tutte le squadre di NBA si può vedere su questa mappa.

Sono decenni ormai che la Western Conference – dove si trovano le squadre più ricche e meglio gestite della lega – è considerata la parte di NBA più difficile e competitiva. Anche quest’anno ci si aspettava una grossa differenza tra le due Conference, ma così non è stato. Quando squadre dell’Est e dell’Ovest si sono affrontate (cosa che avviene abitualmente nella stagione regolare, mentre ai playoff solo in finale), infatti, i risultati sono stati equilibrati. Negli ultimi mesi le più forti squadre orientali hanno addirittura fatto meglio negli scontri diretti contro le più forti occidentali. In tal senso è stata abbastanza esemplare la vittoria dei Boston Celtics (secondi nella Eastern Conference) contro gli Oklahoma City Thunder (primi nella Western).

Soprattutto, per la prima volta da anni la decima classificata della Eastern Conference ha una percentuale di vittorie migliore della decima della Western; il decimo posto è l’ultimo con cui ci si può qualificare per i playoff (attraverso un torneo preliminare chiamato play-in).

I Celtics stessi sono stati una delle grandi sorprese a Est, quest’anno. In un campionato dove molte squadre perdono apposta per avere un qualche vantaggio a fine stagione (specie nella scelta dei nuovi giocatori, in un fenomeno noto come tanking), ci si aspettava da loro un’annata sottotono, soprattutto per il grave infortunio di Jayson Tatum, il loro miglior giocatore. Invece sono rimasti tra i migliori dell’NBA sia in attacco che in difesa, sono secondi nella Eastern Conference e ora che Tatum è tornato in gran forma sono considerati tra i favoriti per il titolo.

È sorprendente anche il rendimento dei Detroit Pistons. Due anni fa il Post li definiva a buona ragione «una delle peggiori squadre nella storia moderna della NBA», per le tantissime sconfitte subite; quest’anno, invece, sono primi nella loro Conference e sono pure una delle squadre più divertenti da guardare in NBA. È il merito della riorganizzazione rapida ed efficace avviata lo scorso anno e della crescita di giocatori giovani e di talento come Ausar Thompson, Jalen Duren e, soprattutto, Cade Cunningham – che però ha recentemente subito un collasso polmonare e non sarà disponibile per un mese, circa.

Tuttavia i Pistons piacciono soprattutto perché sono tornati a difendere in maniera fisica, spregiudicata, ma comunque efficace. Un po’ come facevano alla fine degli anni Ottanta, quando erano soprannominati i “Bad Boys”, vincendo tanto e creando parecchi problemi anche a giocatori fortissimi come Michael Jordan.

Quindi non c’è da sorprendersi se a volte le partite finiscono così

Tra le migliori squadre dell’Est ci sono anche i Knicks e i Cavaliers, che sono rispettivamente al terzo e al quarto posto. L’anno scorso erano state le due squadre migliori della loro Conference, e si può dire stiano rispettando le aspettative, nonostante l’inattesa competizione che si sono trovate davanti.

Per i Knicks le speranze sono sempre molte, perché hanno un grande prestigio, un ancora più grande potere economico e non vincono l’NBA da 52 anni. Quest’anno c’erano anche ragioni più concrete, dato che venivano da un ottimo campionato e avevano un promettente nuovo allenatore, Mike Brown. Finora sono andati bene: Brown ha reso il loro gioco più moderno e dinamico, a dicembre hanno vinto la NBA Cup (un trofeo poco importante) e nessuno si è infortunato – che in una regular season da 82 partite non è per niente scontato.

Un’immagine rara per il basket: i New York Knicks con un trofeo, in questo caso la NBA Cup. Ma nel loro stadio non alzeranno uno stendardo in memoria di questa vittoria, perché quest’anno puntano più in alto (AP Photo/Ian Maule)

I Cavaliers, che l’anno scorso furono la squadra migliore a Est nella stagione regolare, sono tornati a farsi valere solo da poco. Per via di una lunga serie di infortuni e di un gioco mal organizzato, avevano iniziato questa stagione davvero male. Ma grazie a una squadra pur sempre profonda (cioè con tanti buoni giocatori) e versatile, in questi mesi sono riusciti a raddrizzare il tiro. Ad alzare il livello è stato soprattutto l’arrivo di James Harden a febbraio. È uno dei migliori attaccanti della NBA e – pur giocando meno del solito – a Cleveland sembra aver trovato un ambiente che faccia al caso suo, cosa rara per lui.

Sotto i Pistons, i Celtics, i Knicks e i Cavaliers ci sono altre squadre che sono nettamente migliorate rispetto allo scorso anno e che stanno rendendo la Eastern Conference tutt’altro che facile per le prime quattro, oltre che molto più divertente del solito. Gli Orlando Magic, i Philadelphia 76ers e i sorprendenti Charlotte Hornets, per esempio, sono tra le squadre che si possono giocare ancora tutte le posizioni dalla quinta alla decima – cioè quelle che garantiscono l’accesso diretto ai playoff o ai più rischiosi e imprevedibili play-in.

Il giocatore degli Charlotte Hornets Kon Knueppel, uno dei migliori esordienti di questa stagione, contro l’altissimo giocatore dei San Antonio Spurs Victor Wembanyama, 14 marzo 2026 (AP Photo/Eric Gay)

Quest’anno la Eastern Conference sembra avere più possibilità di reggere il confronto con la sua controparte occidentale, che però resta la più competitiva in termini di giocatori e di squadre candidate al titolo. I principali favoriti per il titolo di MVP (cioè di miglior giocatore della stagione) fanno tutti parte della Western Conference: il favorito Victor Wembanyama dei San Antonio Spurs, Shai Gilgeous-Alexander dei Thunder, Luka Dončić dei Los Angeles Lakers, Kawhi Leonard dei Los Angeles Clippers e Nikola Jokic dei Denver Nuggets.

Giocano tutti in squadre che possono realisticamente ambire al titolo, alcune di più (Thunder e Spurs), altre un po’ meno (Lakers e Clippers). E non sono nemmeno le uniche contendenti: ci sono anche gli Houston Rockets di Kevin Durant, uno dei migliori giocatori di sempre, e i Minnesota Timberwolves di Anthony Edwards, un cestista atletico, esplosivo e particolarmente sicuro di sé.

Due anni fa, Edwards disse all’ex presidente statunitense Barack Obama di essere «la verità»

Ma che ci siano tante squadre così forti a Ovest non dovrebbe preoccupare quelle dell’Est. Come detto, i risultati di quest’anno dimostrano che c’è molto più equilibrio tra le due parti della NBA; e del resto ai playoff una squadra della Eastern Conference incontra una della Western solo alle finali, quindi alla fine di squadra da battere ne rimarrà solo una da entrambe le parti.