• Mondo
  • Mercoledì 25 marzo 2026

L’Iran chiede un pedaggio alle navi che vogliono passare dallo stretto di Hormuz

Fino a 2 milioni di dollari, e ha anche cambiato le rotte per avvicinarle alla propria costa

Una nave cargo si dirige verso lo stretto di Hormuz, 19 marzo 2026 (AP Photo)
Una nave cargo si dirige verso lo stretto di Hormuz, 19 marzo 2026 (AP Photo)
Caricamento player

Dall’inizio della guerra in Medio Oriente il regime iraniano ha cominciato a chiedere una sorta di pedaggio ad alcune navi commerciali che vogliono attraversare lo stretto di Hormuz senza subire attacchi. Secondo fonti sentite da Bloomberg, rimaste anonime, in alcuni casi il pagamento richiesto è arrivato a 2 milioni di dollari (circa 1,7 milioni di euro). La richiesta del “pedaggio” non avviene in modo sistematico e ci sono molte cose che ancora non sappiamo, per esempio come funzioni l’accordo o quale valuta venga usata nella transazione.

Inoltre i Guardiani della rivoluzione, il corpo militare più potente del regime iraniano, stanno costringendo le navi a deviare dalla rotta solitamente usata prima della guerra verso una che passa più vicino alla costa iraniana, tra le isole di Qeshm e Larak, come mostra la mappa qui sotto.

Il sito specializzato Lloyd’s List ha calcolato che, delle 16 navi che da venerdì scorso sono riuscite ad attraversare lo stretto, 12 sono passate dalla nuova rotta, nelle acque territoriali iraniane. È un problema anche di sovranità per i paesi del Golfo, dato che la rotta abituale attraversava le acque dell’Oman.

La mappa che mostra la nuova rotta "sotto ricatto" (del think tank statunitense Institute for the Study of War)

La mappa che mostra la nuova rotta (del think tank statunitense Institute for the Study of War)

Secondo alcune fonti, l’imposizione di una tassa sui passaggi nello stretto di Hormuz sarebbe una delle richieste dell’Iran per la fine della guerra. Al momento però si sa molto poco di eventuali trattative, e arrivano continuamente notizie e dichiarazioni contraddittorie: le informazioni vanno insomma prese con cautela.

Entrambe le misure – il “pedaggio” e la modifica delle rotte – mostrano il controllo che l’Iran sta esercitando sullo stretto, che è fondamentale per i traffici marittimi perché da lì passava circa un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale esportati a livello globale.

Dall’inizio della guerra l’Iran ha cominciato a bloccarlo, e i traffici si sono enormemente ridotti: si stima che da inizio marzo siano passate circa 100 navi, mentre prima della guerra erano oltre 100 al giorno. Quelle passate sono tutte navi iraniane o di paesi non ostili all’Iran, come Cina, India, Pakistan e Iraq. Una ventina di navi di altri paesi che ha provato ad attraversare lo stretto è stata attaccata.

Il blocco dello stretto, unito agli attacchi di Iran, Stati Uniti e Israele contro le infrastrutture energetiche della regione, sta facendo aumentare parecchio i prezzi del gas, del petrolio e anche delle assicurazioni per le navi nel golfo Persico.

Il Wall Street Journal ha scritto che le compagnie stanno chiedendo cifre pari al 5-10 per cento del valore dell’imbarcazione, contro il consueto 0,25 per cento dei tempi di pace. Le assicurazioni sono comunque disponibili: se una nave volesse sottoscriverne una e poi volesse provare ad attraversare lo stretto di Hormuz potrebbe farlo, ma col rischio di mettere in pericolo la vita dell’equipaggio.

Tutti questi aumenti sono un problema per il presidente statunitense Donald Trump, non solo economico ma anche politico, dato che il prezzo della benzina è un tema sensibile per l’elettorato americano. Riaprire lo stretto è uno dei principali obiettivi di Trump, ma finora ha proposto soluzioni rischiose a cui i suoi alleati non hanno aderito.