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  • Mercoledì 25 marzo 2026

Tutti i guai di Andrea Delmastro al governo

Si è dimesso da sottosegretario alla Giustizia per l'ultimo caso in cui è stato coinvolto, ma ne aveva già combinate parecchie

Andrea Delmastro mentre saluta alcuni agenti della polizia penitenziaria, Roma, 25 marzo 2025 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Andrea Delmastro mentre saluta alcuni agenti della polizia penitenziaria, Roma, 25 marzo 2025 (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
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Andrea Delmastro Delle Vedove si è dimesso ieri da sottosegretario alla Giustizia, dopo che era diventata pubblica la notizia, grazie a un articolo del Fatto Quotidiano, che fino a poco tempo fa possedeva un ristorante a Roma insieme alla figlia di una persona condannata in via definitiva per reati di mafia. Le sue giustificazioni lacunose e contraddittorie avevano via via aggravato la sua posizione e Delmastro, che è molto vicino a Giorgia Meloni ed è uno dei più importanti dirigenti di Fratelli d’Italia, ha dunque deciso e comunicato le dimissioni (lui dice volontariamente e senza pressioni, ma in realtà la decisione è stata di Meloni stessa).

Da quando è entrato in carica nel governo di Meloni, quindi in circa tre anni e mezzo, Delmastro ha pronunciato frasi molto problematiche per il suo ruolo istituzionale, è stato coinvolto in episodi imbarazzanti per sé e per il suo partito e ha commesso errori gravi che gli hanno anche procurato una condanna.

La vicenda per cui è stato condannato è anche la prima in cui Delmastro si è fatto conoscere anche da persone che seguono meno la politica: quella che riguardava il militante anarchico Alfredo Cospito, condannato per un attentato risalente al 1996 che non aveva provocato né morti né feriti. Nel 2022 il ministero della Giustizia aveva deciso di sottoporre Cospito al 41-bis, quello che viene comunemente chiamato “carcere duro”, quando già si trovava in prigione e senza che, come aveva spiegato al tempo il suo avvocato, fosse «intervenuto alcun fatto nuovo». Per protesta Cospito aveva avviato un lunghissimo sciopero della fame riuscendo a imporre, anche grazie al sostegno che aveva ricevuto fuori dal carcere, un dibattito civile su questa tipologia di regime carcerario.

Nel 2023, durante un dibattito alla Camera proprio sull’opportunità di mantenere Cospito al 41-bis, il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli aveva argomentato la propria posizione riferendo due conversazioni avvenute nel carcere di Sassari tra lo stesso Cospito e alcuni membri della criminalità organizzata, cosa che secondo lui avrebbe dunque giustificato la permanenza di Cospito al 41-bis. Quelle conversazioni però Donzelli non avrebbe dovuto e potuto conoscerle, per il suo ruolo.

Dopo giorni di polemiche Donzelli aveva spiegato che a riferirgli quelle conversazioni era stato Delmastro, che poteva accedervi in quanto sottosegretario alla Giustizia con delega al Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. La procura di Roma aveva dunque aperto un’inchiesta per stabilire se Delmastro, condividendo quelle informazioni, avesse violato la segretezza di alcuni documenti riservati. Nel novembre del 2023 Delmastro era stato rinviato a giudizio e poi condannato a febbraio del 2025 nel processo di primo grado a otto mesi di carcere, con pena sospesa. Il procedimento è attualmente in fase di appello. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva commentato la notizia della condanna dicendosi «sconcertata» e aggiungendo che «il sottosegretario Delmastro» sarebbe «rimasto al suo posto».

Nel 2024 Delmastro era finito in mezzo a un altro caso molto discusso e che aveva a che fare con la sua presenza a una festa di Capodanno, in provincia di Biella, in cui era stato ferito un uomo con uno sparo proveniente da una pistola di proprietà di Emanuele Pozzolo, deputato eletto con Fratelli d’Italia, poi espulso dal suo gruppo parlamentare. Pozzolo era stato infine condannato per porto abusivo di armi nell’ottobre del 2025.

La festa era stata organizzata anche su iniziativa di Delmastro e l’uomo ferito era Luca Campana, compagno della figlia di Pablito Morello, agente della polizia penitenziaria, all’epoca capo scorta di Delmastro e suo compagno di partito (che Delmastro avesse scelto come capo della sua scorta un compagno di partito era piuttosto inusuale).

Il caso aveva spinto le opposizioni a mettere in discussione i forti legami di Delmastro con la Polizia penitenziaria (nel 2023 aveva partecipato a una grigliata nel cortile del carcere di Biella insieme ad alcuni agenti indagati per le violenze sui detenuti) e in particolare con il SINAPPE, il sindacato autonomo di polizia di cui Delmastro ha portato avanti varie battaglie. Il Partito Democratico aveva chiesto un’interrogazione in parlamento e l’ex presidente del Consiglio e leader di Italia Viva Matteo Renzi aveva chiesto le dimissioni del sottosegretario accusandolo di utilizzare la Polizia penitenziaria «come una falange privata».

– Leggi anche: I forti legami tra Delmastro e la Polizia penitenziaria

In generale Delmastro è finito al centro di diverse polemiche a causa delle sue posizioni e per aver sempre rivendicato di svolgere il suo ruolo a garanzia delle sole forze di polizia e non dei detenuti. Nell’agosto del 2024 era stato molto criticato perché durante una visita nelle carceri di Brindisi e Taranto aveva incontrato solo i poliziotti: aveva risposto dicendo che la sua delega non riguarda «il detenuto, ma la polizia».

Nel novembre dello stesso anno, durante un evento per presentare un nuovo modello di auto per la polizia penitenziaria che sarebbe servito a trasportare i detenuti in regime di 41-bis, Delmastro aveva tenuto un discorso molto criticato, in cui esaltava un’idea di sicurezza intesa in senso molto repressivo e intimidatorio, usando parole violente e secondo molti inadatte al suo ruolo istituzionale. Aveva detto:

«Sarò forse anche infantile, un po’ fanciullesco, ma l’idea di vedere sfilare questo potente mezzo che dà il prestigio, con il Gruppo Operativo Mobile sopra, far sapere ai cittadini chi sta dietro a quel vetro oscurato, come noi sappiamo trattare chi sta dietro a quel vetro oscurato, come noi incalziamo chi sta dietro quel vetro oscurato, come noi non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato, credo sia una gioia…è sicuramente per il sottoscritto una intima gioia».

Aveva infine fatto discutere l’autonomia decisionale che Delmastro sembrava avere sul Dap anche rispetto allo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio. Tale autonomia era stata criticata anche da alcuni sindacati di polizia che nell’aprile del 2025 avevano denunciato «la debolezza» del ministro Nordio, che aveva «consentito a un sottosegretario delegato di prendere in mano la situazione così come fa Delmastro: comanda tutto lui e dispone trasferimenti di comandanti. È una cosa indegna», aveva detto ad esempio il segretario dell’Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, Leo Beneduci.