In Danimarca c’è un reality show con i leader dei partiti politici
Hanno trascorso insieme 24 ore, senza cellulari né consiglieri, e se n'è parlato molto in vista delle elezioni anticipate del 24 marzo

I leader dei partiti politici danesi hanno passato insieme 24 ore per una specie di reality show, un format televisivo sperimentale di cui si è parlato molto in vista delle elezioni anticipate di martedì 24 marzo.
Il programma si chiama Højskolen, dal nome delle scuole per adulti che sono una specificità del sistema educativo danese, ed è scaglionato in quattro episodi, l’ultimo trasmesso domenica dal canale TV 2 della tv pubblica. Gli ha dato legittimità il fatto che si siano prestati i leader di tutti e 12 i partiti con seggi in parlamento, inclusa la prima ministra Mette Frederiksen.
È la prima volta in Danimarca, ma si basa su un format creato in Belgio nel 2024 e intitolato “Il conclave” (Het Conclaaf). Tra le regole principali, c’è il divieto ai leader di portarsi dietro gli smartphone e di farsi accompagnare dagli spin doctor, cioè dai consiglieri politici. L’obiettivo è aumentare la spontaneità delle loro interazioni, pur all’interno di un contesto molto controllato.

Un momento del programma in cui i leader cantano in coro (© TV 2 DANMARK)
Il programma è ambientato proprio in una scuola per adulti. È stato registrato una settimana prima che le elezioni venissero convocate, a fine febbraio, ma la scansione delle puntate e il sentore di novità hanno comunque movimentato la campagna elettorale.
Più che per le dichiarazioni dei leader, tutto sommato coerenti coi loro programmi, si è parlato di Højskolen per quello hanno dovuto fare. Per esempio hanno cantato in coro; hanno condiviso pasti e momenti di socializzazione. Si sono anche seduti a coppie in una specie di “confessionale” dove hanno chiacchierato di temi divisivi per i loro partiti.
Uno dei momenti più commentati è stato un confronto a tavola sulla ricetta per gli “spaghetti bolognese” (un piatto famoso in tutto il mondo che ricorda alla lontana il ragù bolognese) tra Frederiksen e il leader della destra populista Morten Messerschmidt.
Il Partito Popolare Danese ha fatto un post con la ricetta di Messerschmidt
È una cosa con un sottotesto politico: durante la campagna delle scorse elezioni Frederiksen, dei Socialdemocratici, aveva promesso che tutti avrebbero potuto permettersi un piatto di spaghetti alla bolognese, riferendosi al controllo dell’inflazione, e Messerschmidt le aveva già rinfacciato di non esserci riuscita.
In un altro momento notevole, il leader della sinistra ecologista Pelle Dragsted e quello del partito Alleanza liberale (di centrodestra) Alex Vanopslagh hanno parlato della loro comune passione per il karate. È nota: si allenano assieme nel club di karate del parlamento danese, che a sua volta l’aveva già sfruttata per farci un contenuto.
Il proposito del format è anche dare un’immagine istituzionale, di concordia tra i leader. La politica danese arriva comunque da mesi contraddistinti da una certa unità nazionale, dovuta alle minacce di Donald Trump di prendersi la Groenlandia (che fa parte del Regno di Danimarca) che sono osteggiate in modo trasversale anche dalla popolazione.
Frederiksen ha anticipato le elezioni – di sette mesi sulla scadenza del mandato – proprio nel tentativo di capitalizzare questo sentimento di unità, e la crescita nei consensi che le ha portato.
– Leggi anche: In Danimarca persino la destra populista sta mollando Trump
Il partito di Frederiksen, i Socialdemocratici, è nettamente primo nei sondaggi, attorno al 20 per cento. La prima ministra guida una coalizione variegata, con il partito conservatore Venstre e i Moderati, di centro.
La sicurezza nazionale e la politica estera sono stati i temi più sentiti della campagna elettorale, di fatto per la prima volta in Danimarca. Questo ha dato visibilità al ministro degli Esteri, Lars Løkke Rasmussen, leader dei Moderati.
Uno dei principali rivali di Frederiksen in questa campagna è stato un altro ministro, quello della Difesa Troels Lund Poulsen, che è il leader di Venstre. Il fatto che governino insieme li ha portati a concordare durante alcuni dibattiti televisivi, nonostante in teoria debbano farsi concorrenza, per esempio sulla necessità di reintrodurre la leva.



