Le compagnie aeree dicono di avere carburante ancora per un mese

A causa della guerra in Medio Oriente molte rischiano di dover ridurre i voli, con conseguenze su tutto il traffico internazionale

Un aereo della compagnia statunitense Delta all'aeroporto di Denver, in Colorado (AP Photo/David Zalubowski)
Un aereo della compagnia statunitense Delta all'aeroporto di Denver, in Colorado (AP Photo/David Zalubowski)
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La principale conseguenza della guerra in Medio Oriente sull’economia non è solo il fatto che il prezzo di petrolio e gas è aumentato, ma anche che di petrolio e gas si rischia di doverne fare presto a meno a causa delle interruzioni dei traffici marittimi dello stretto di Hormuz, da cui passa un quinto di tutto il petrolio e il gas venduti al mondo. Concretamente significa meno energia e meno carburanti per diversi settori. Il primo che da settimane sta dicendo apertamente di fare i conti con questa prospettiva è il settore aereo.

Un articolo del Financial Times ha raccolto e messo in fila diverse dichiarazioni di manager e dirigenti del settore che si preparano alla prospettiva di avere sempre meno carburante a disposizione per far volare i propri aerei. Tutti dicono che le scorte e le forniture possono assicurare al massimo un altro mese di traffico regolare, dopo di che il rischio è di dover ridurre sensibilmente il numero di voli.

Il rischio nel brevissimo termine, quindi relativo ai prossimi giorni, è mitigato dal fatto che in genere gli aeroporti hanno scorte significative. Hari Marar, amministratore delegato dell’aeroporto internazionale di Bangalore, in India, ha detto che l’aeroporto ha carburante sufficiente per circa 25 giorni. Il Vietnam ha già avvertito della possibilità di dover limitare i voli, e diversi altri dirigenti aeroportuali hanno dichiarato al Financial Times che nelle prossime settimane potrebbero essere costretti a fare lo stesso.

I paesi asiatici sono del resto i più esposti al rischio di trovarsi senza carburante, perché sono quelli che ne importano di più dai paesi interessati dalla guerra.

«È un problema di approvvigionamento più grave di quanto non lo sia mai stato prima», ha detto Willie Walsh, ex amministratore delegato di British Airways e ora a capo della più importante associazione di categoria internazionale, la IATA. L’amministratore delegato di EasyJet, Kenton Jarvis, ha detto che i fornitori della compagnia non riescono ad assicurare che avranno ancora abbastanza carburante tra tre settimane.

Ben Smith, l’amministratore delegato di Air France-KLM, ha detto che stanno elaborando dei piani per gestire la carenza di carburante. «Se non c’è carburante, non si può volare», ha detto: è un’ovvietà, ma se questo scenario diventa concreto il rischio è che siano compromesse soprattutto le tratte da e verso l’Asia. Il problema, dice Smith, è che una volta arrivati in Asia gli aerei potrebbero non riuscire a fare il rifornimento necessario per tornare, e che quindi rischiano di restare bloccati lì, con effetti a cascata su tutto il resto del traffico aereo. L’idea di Air France-KLM è quindi di ridurre nelle prossime settimane i voli su queste tratte.

L’esposizione al problema delle compagnie dipende in larga misura da che tipo di rotte servono. L’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, ha detto che per esempio Ryanair non prevede né di rimanere senza carburante né di dover ridurre il numero di voli: è una compagnia aerea che fa voli solo nei paesi europei, che per i carburanti per ora non hanno problemi di scorte.

La maggior parte delle preoccupazioni riguarda la disponibilità di carburante nel breve termine, onde evitare di ridurre i voli, ma è evidente che prima o poi anche il prezzo diventerà un grosso problema per i bilanci delle compagnie aeree. Alcune di queste hanno già iniziato ad aumentare sostanzialmente il prezzo dei biglietti e altre si sono persino trovate nella condizione di dover cancellare dei voli.

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