I giornali che ricevono i contributi pubblici (seconda rata del 2024)
Sono di nuovo aumentati, così come i soldi spesi dallo Stato per finanziarli, sulla base di criteri piuttosto discutibili

Il dipartimento per l’informazione e l’editoria del governo italiano ha pubblicato l’elenco dei giornali a cui è stato attribuito – come richiesto dalle singole testate – per l’anno 2024 il diritto al “contributo pubblico diretto”, cioè il finanziamento pubblico che la legge prevede per i giornali che si dichiarino pubblicati da cooperative di giornalisti o da società senza fini di lucro, o che siano espressione di minoranze linguistiche (non sono gli unici criteri, sotto sono spiegati gli altri).
In base alla legge, il contributo viene inviato in due tranche (ma in alcuni casi anche in un’unica soluzione a fine anno): quella che è stata pubblicata e che viene pagata ora è la seconda rata del 2024, la prima rata era già stata pagata mesi fa. I giornali che ricevono i contributi più sostanziosi sono di fatto gli stessi degli anni scorsi.
Queste sono le prime quindici testate per contributo totale assegnato:
Dolomiten 6.176.996,03 euro
Famiglia Cristiana 6.000.000,00 euro
Avvenire 5.545.649,27 euro
Libero 5.407.119,97 euro
ItaliaOggi 4.062.533,95 euro
Il Quotidiano del Sud 3.696.160,87 euro
Libertà 3.518.184,92 euro
Gazzetta del Sud 3.314.913,71 euro
Il manifesto 3.257.867,63 euro
La Gazzetta del Mezzogiorno 2.432.845,24 euro
Corriere Romagna 2.218.356,97 euro
CronacaQui.it 2.207.300,07 euro
Il Foglio 2.090.200,90 euro
Primorski dnevnik 1.682.992,49 euro
L’identità 1.770.500,59 euro
Dolomiten è un quotidiano in lingua tedesca della provincia autonoma di Bolzano, mentre Primorski dnevnik è un quotidiano della minoranza slovena pubblicato a Trieste. I contributi sono attribuiti in base a una serie di calcoli che tengono conto dei costi sostenuti dal giornale e della sua diffusione: calcoli che favoriscono i gruppi di medie dimensioni, che hanno costi e diffusioni rilevanti.
Quest’anno le cifre sono rimaste più o meno le stesse dell’anno scorso; in alcuni casi, come per Famiglia Cristiana, sono proprio identiche. Le uniche variazioni notevoli riguardano la Gazzetta del Mezzogiorno, che ha ricevuto oltre 600mila euro in meno; e soprattutto la Libertà, storico giornale di Piacenza che gli anni scorsi non aveva ricevuto niente e quest’anno ha ricevuto più di 3 milioni e mezzo di euro in un’unica tranche in quanto «ente senza fini di lucro». L’ente in questione è la Fondazione Donatella Ronconi ed Enrica Prati, che dal luglio 2021 controlla tutte le società del gruppo editoriale del giornale.
I due giornali esclusivamente digitali che hanno ottenuto i maggiori contributi pubblici diretti (all’incirca un milione di euro entrambi) sono Il Nazionale, che ha sede a Cuneo, e La Discussione, piccola testata vicina al centrodestra.
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Della legge sui contributi non beneficiano i maggiori quotidiani nazionali, come Repubblica, Corriere della Sera e Sole 24 Ore, i cui editori hanno però ricevuto (come altri) i contributi pubblici “straordinari” per l’editoria previsti per il 2023. Invece approfittano anche dei contributi diretti “ordinari” alcuni quotidiani che compaiono tra quelli con maggiore diffusione, fra cui Avvenire e Libero.
Tutti i giornali che si pubblicano in versione cartacea usufruiscono invece di sostegni definiti “indiretti” alla stampa, per esempio sotto forma di sconti sull’acquisto della carta o di sgravi fiscali per chi acquista la pubblicità sui quotidiani cartacei. Sono voci non particolarmente rilevanti per i bilanci dei giornali, ma non indifferenti per lo Stato, che, per esempio, nel 2021 spese oltre 290 milioni di euro per i contributi “indiretti”.
La situazione è invece molto diversa per i giornali che ricevono le grosse quote di contributi diretti citate sopra, da cui sono fortemente dipendenti. Come l’anno scorso, i contributi pubblici “diretti” sono aumentati: nel 2023 erano stati erogati 95,6 milioni di euro, nel 2024 più di 104,8 (cioè quasi dieci milioni in più). Questo aumento è dovuto anche al fatto che sono aumentate parecchio le testate beneficiarie, dalle 142 del 2023 alle 153 del 2024.
Il finanziamento diretto all’editoria dovrebbe avere uno scopo preciso e limitato: sostenere il pluralismo dell’informazione aiutando in particolare le piccole testate locali, quelle delle minoranze linguistiche e quelle indipendenti, come in teoria dovrebbero essere quelle edite da cooperative di giornalisti. La forma di cooperativa è però usata strumentalmente da diverse delle testate che ricevono cospicui contributi (Libero, ItaliaOggi, Il Foglio, per esempio) malgrado nei fatti quei giornali abbiano editori privati al pari dei quotidiani che non accedono ai contributi. Nella maggior parte dei casi questa libera interpretazione delle regole è ottenuta attribuendo a una cooperativa la proprietà della “testata” del giornale, mentre a possederlo di fatto è una società commerciale.
Un tempo i finanziamenti sostenevano anche i giornali di partito, ma quest’aspetto della legge è stato soppresso. In tutto ci sono sette tipi di periodici e quotidiani che hanno diritto ai finanziamenti:
1. Cooperative giornalistiche che editano quotidiani e periodici;
2. Imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale è detenuto in maggioranza da cooperative, fondazioni o enti senza fini di lucro;
3. Enti senza fini di lucro oppure imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale è interamente detenuto da tali enti;
4. Imprese editrici che editano quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche;
5. Imprese editrici, enti e associazioni che editano periodici per persone cieche e ipovedenti;
6. Associazioni dei consumatori che editano periodici in materia di tutela del consumatore, iscritte nell’elenco istituito dal Codice del consumo;
7. Imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero.
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