• Sport
  • Giovedì 19 marzo 2026

C’erano sei squadre inglesi in Champions League

Poi in un solo turno quattro di loro sono state eliminate, in modo piuttosto netto; sono rimaste solo Arsenal e Liverpool

(Ryan Pierse/Getty Images)
(Ryan Pierse/Getty Images)
Caricamento player

Tra martedì e mercoledì si sono giocati gli ottavi di finale della Champions League maschile di calcio, in cui le migliori squadre della “fase campionato” hanno incontrato le vincenti degli spareggi. Agli ottavi erano arrivate sei squadre della Premier League inglese, cinque delle quali erano state tra le prime otto nella fase campionato. Quattro di loro (Tottenham, Chelsea, Manchester City e Newcastle) sono però state eliminate. Ai quarti restano quindi solo Liverpool e Arsenal, che ad aprile giocheranno rispettivamente contro Paris Saint-Germain e Sporting Lisbona.

Ogni partita è diversa ed è improprio trarre considerazioni generali, ma l’eliminazione ravvicinata di tante squadre inglesi, che giocano nel campionato più ricco e competitivo al mondo, è significativa. Anche perché hanno tutte perso piuttosto male.

Tra andata e ritorno, agli ottavi di finale sono stati segnati 68 gol (4,25 a partita) e le inglesi hanno perso con questi risultati complessivi: Paris Saint-Germain-Chelsea è finita 8-2, Real Madrid-Manchester City 5-1, Barcellona-Newcastle 8-3 e Atlético Madrid-Tottenham 7-5 (dopo un 5-2 all’andata). Dei 68 gol segnati, 28 li hanno subiti le quattro squadre inglesi eliminate.

Una prima spiegazione è che tutte queste squadre hanno giocato contro avversarie vicine o superiori al loro livello. Il Paris Saint-Germain è la squadra campione in carica della Champions League, il Real Madrid è la squadra più vincente della Champions League (e una squadra contro cui il Manchester City ha sempre fatto molta fatica), il Barcellona e l’Atlético Madrid sono prime e terze nel campionato spagnolo, mentre il Newcastle è nono in Premier League e il Tottenham addirittura 16esimo, a un punto dalla zona retrocessione.

In molti di questi casi essere arrivate tra le prime squadre della fase campionato non ha garantito alle squadre inglesi di trovare avversarie più deboli. Anzi, come già l’anno scorso, anche quest’anno il Paris Saint-Germain è andato relativamente male in quella fase.

Un’altra parziale spiegazione, spesso usata anche dagli allenatori, è che tra campionato e coppe nazionali (in Inghilterra ce n’è più d’una) le squadre inglesi giocano spesso, e quasi sempre contro avversarie di altissimo livello. Liam Rosenior, da gennaio allenatore del Chelsea, ha ricordato che nell’ultimo anno e mezzo la squadra ha giocato oltre 100 partite. Il fatto che il Tottenham, nonostante i suoi investimenti, i suoi giocatori e la sua storia, rischi di retrocedere è un segno di come anche giocare contro una squadra di bassa classifica voglia dire trovare un’avversaria forte.

Pep Guardiola, allenatore del Manchester City, il 17 marzo a Manchester (Michael Regan/Getty Images)

Più partite significano ovviamente più stanchezza, ma anche più infortuni. Specie se sono partite in cui è difficile permettersi di non far giocare i calciatori più forti. Sebbene sia tutt’altro che certo di vincere il suo campionato nazionale, il Paris Saint-Germain può permettersi di concentrarsi di più, anche dal punto di vista mentale, sulla Champions League. Potrebbe non vincere la Ligue 1, ma difficilmente non si qualificherà per la Champions League del prossimo anno.

Per una squadra inglese distrarsi dal campionato per puntare sulla Champions League comporta il rischio concreto di finire sesta, settima o ottava, e quindi di perdere la possibilità di giocare la Champions League l’anno seguente: un problema anzitutto economico.

Stephen Warnock, ex difensore del Liverpool, ha detto a BBC Sport: «Per il Real Madrid la Champions League è tutto; mentre per le squadre inglesi che non possono più vincere la Premier League l’obiettivo principale è qualificarsi per la Champions League».

Dan Burn e Jacob Ramsey, giocatori del Newcastle, il 18 marzo a Barcellona (Robbie Jay Barratt – AMA/Getty Images)

Un’altra parte di spiegazione sul perché molte inglesi siano andate male in Champions League riguarda il fatto che il calcio di Premier League sta cambiando, secondo molti osservatori in peggio. In breve, è diventato talmente fisico da essere spesso deciso su calci piazzati e dipendente da lanci lunghi, molto più frequenti che in passato. Questo approccio però diventa un problema contro certi attacchi, e certi giocatori, di alcune delle migliori squadre d’Europa.

Alcuni giorni fa, quindi già prima dell’eliminazione di queste squadre, Barney Ronay aveva parlato sul Guardian, di squadre forti ma non fortissime («quale squadra inglese dà realmente l’impressione di giocare al suo meglio?») e di proprietà problematiche: «non regolamentate, eccessive e incoerenti nelle loro spese, oltre che disattente, senza pazienza e senza coerenza nella loro cultura calcistica». Ronay ha scritto:

Le squadre sono costruite come se si provasse a farsi un panino scagliando manciate di ingredienti pregiati sul bancone della cucina, sperando che alcuni di essi si combinino casualmente formando un buon panino. Un ammasso di scaglie di tartufo, rucola e baguette, circondato però da pile dimenticate di jamon iberico scartato, scaglie di pecorino stagionato sotto il tavolo e un intero fagiano arrosto nel frigorifero.

È una metafora arzigogolata, ma rende l’idea. E Ronay ha specificato di riferirsi anzitutto al Chelsea, e ai suoi tanti – troppi – forti giocatori. Una critica simile, seppur un po’ più clemente, l’ha fatta Oliver Kay su The Athletic, spiegando che tra le 13 squadre europee che in questa stagione hanno speso di più per comprare nuovi giocatori, 11 sono inglesi.

Può anche essere che l’eccezione fossero le 6 squadre su 16 agli ottavi di finale. L’anno scorso, il primo con la fase campionato, le squadre inglesi erano solo tre: Liverpool, Arsenal e Aston Villa.

Grazie soprattutto agli altissimi ricavi dei diritti televisivi, il campionato inglese resta il più ricco d’Europa: con entrate che sono circa il doppio rispetto a quelle della Liga spagnola. Restano insomma vere molte delle cose che si dicono da anni sulle squadre inglesi e sul livello della Premier.

E l’Inghilterra è comunque messa decisamente meglio dell’Italia, la cui unica squadra arrivata agli ottavi, l’Atalanta, ha perso complessivamente 10-2 contro il Bayern Monaco. Ai quarti di finale, che si giocheranno ad aprile, le partite saranno Paris Saint-Germain-Liverpool, Barcellona-Atlético Madrid, Sporting Lisbona-Arsenal e Real Madrid-Bayern Monaco (un “classico” di Champions League, vista la storia delle due squadre e la frequenza con cui si incontrano in Europa).