In Scozia è stata respinta la proposta di legge sulla morte assistita

Il parlamento scozzese ha bocciato una proposta di legge per legalizzare e regolamentare la morte assistita, o suicidio assistito, la pratica con cui a determinate condizioni un paziente si può autosomministrare un farmaco letale: la proposta era stata presentata dai Liberaldemocratici ed è stata respinta, dopo un intenso dibattito di quattro ore, con 69 voti contrari, 57 favorevoli e un’astensione. Se fosse stata approvata, la Scozia sarebbe diventata la prima nazione del Regno Unito a regolamentare questa pratica (in Inghilterra e Galles è stata approvata alla Camera dei Comuni una proposta di legge in questo senso, ma non ancora dalla Camera dei Lord).
La proposta di legge prevedeva la possibilità che medici o professionisti sanitari autorizzati fornissero un farmaco letale ai pazienti che ne facevano richiesta e in possesso di una serie di requisiti: tra questi c’era essere malati terminali con un’aspettativa di vita di meno di sei mesi, non soffrire di disturbi mentali ed essere in grado di prendere decisioni consapevoli. Per poter ricorrere alla pratica la persona avrebbe dovuto dichiarare la propria volontà a morire con il suicidio assistito e poi sottoporsi a una serie di controlli medici e psicologici.
L’argomentazione principale di chi si è detto contrario alla proposta di legge ha riguardato il presunto rischio di possibile coercizione della persona, cioè che venisse spinta a scegliere il suicidio assistito contro la propria volontà. Per gli oppositori inoltre le indicazioni sull’obiezione di coscienza per i medici erano poco chiare. Come in altri contesti, infine, c’è chi sostiene che rafforzare il sistema di cure palliative sia prioritario rispetto alla regolamentazione di pratiche per morire nel modo in cui si è scelto: le cure palliative sono l’insieme di cure, farmacologiche e non, a cui si sottopone un paziente terminale per migliorare il più possibile la qualità della propria vita prima della morte.


