L’Italia del rugby ha perso un’occasione
Perdendo contro il Galles non ha concluso il suo miglior Sei Nazioni di sempre; ma i miglioramenti mostrati quest'anno restano

Sabato pomeriggio l’Italia maschile di rugby ha perso 31-17 contro il Galles nell’ultima partita del Sei Nazioni. Se fino a qualche anno fa sarebbe stata una sconfitta tutto sommato attesa, questa volta è diverso, perché l’Italia arrivava da favorita; il Galles non vinceva una partita del Sei Nazioni dal 2023.
L’Italia invece aveva da poco giocato una delle partite più importanti della sua storia, visto che la settimana scorsa aveva battuto per la prima volta l’Inghilterra; in precedenza aveva vinto anche contro la Scozia. Con una vittoria contro il Galles, nella partita sulla carta più facile, avrebbe potuto concludere il Sei Nazioni con più vittorie che sconfitte (3 a 2) per la prima volta da quando partecipa, cioè dal 2000.
E invece ha giocato male fino a ben oltre metà partita, approcciandola nel modo sbagliato: il primo tempo è finito 21-0 per il Galles, che all’inizio del secondo tempo ha allungato fino al 31-0. L’Italia ha infine reagito, mettendo a segno tre mete con Tommaso Di Bartolomeo, Tommaso Allan e Paolo Garbisi, più in mezzo altre due non convalidate dall’arbitro; era però ormai troppo tardi per completare la rimonta. È possibile che i giocatori dell’Italia fossero già appagati dalla vittoria con l’Inghilterra, mentre quelli del Galles desiderosi di vincere infine una partita.
La deludente sconfitta contro il Galles non cancella comunque i progressi fatti dall’Italia negli ultimi tre anni. Delle 18 partite (su 135 giocate) che l’Italia ha vinto al Sei Nazioni, quasi un terzo l’ha vinto negli ultimi tre anni: due nel 2024, con in più un pareggio, una lo scorso anno, e due quest’anno. Grazie a questi risultati l’Italia sta anche tornando a interessare persone che difficilmente, nel resto dell’anno, seguono il rugby. La partita tra Italia e Inghilterra era stata seguita da mezzo milione di spettatori, con quasi il 5 per cento di share.

L’abbraccio tra Tommaso Allan e Paolo Garbisi dopo la vittoria contro l’Inghilterra (David Rogers/Getty Images)
La svolta dell’Italia ha molto a che fare con il suo attuale allenatore, l’argentino Gonzalo Quesada, e con il suo predecessore, il neozelandese ed ex All Black Kieran Crowley, allenatore della Nazionale dal 2021 al 2023. Crowley puntò su un gruppo giovane e diede alla squadra un gioco offensivo arrembante, vivace e imprevedibile, dopo che per anni la squadra si era concentrata anzitutto sul limitare i danni in difesa.
Quesada è arrivato nel 2024 ed è partito da quella base per rendere l’Italia una squadra più completa: magari a volte un po’ meno bella, ma più pratica. Si è visto contro l’Inghilterra dove, pur sbagliando molto, l’Italia è infine riuscita a vincere, nonostante a pochi minuti dalla fine fosse in svantaggio 18-10: una condizione da cui, pochi anni fa, difficilmente sarebbe riuscita a ribaltare una partita.
Non a caso, poco dopo essere diventato allenatore dell’Italia e dopo una sconfitta alle Samoa nonostante un bel gioco, Quesada disse proprio: «Dobbiamo imparare a vincere anche giocando male». In passato, ha fatto notare OnRugby, «sognare di battere l’Inghilterra significava sognare di fare la partita perfetta, quella da far vedere nelle scuole di rugby, quella che fa stropicciare gli occhi al mondo».
Quesada, ha scritto Mauro Mondello su Ultimo Uomo, «ha reso il piano di gioco molto più strutturato, togliendo, rispetto al suo predecessore, imprevedibilità, ma regalando sicurezza e rigore, rivoluzionando la gestione azzurra del gioco al piede (praticamente inesistente nell’era Crowley), e lavorando su una difesa solida sia sui punti di contatto che al largo».
E ora, quindi, che futuro può avere l’Italia nel rugby? È presto per dirlo, anche perché pur giocando un buon Sei Nazioni l’Italia ha perso male anche contro la Francia (33-8; contro l’Irlanda se l’è giocata, perdendo 20-13). Ma di certo ci sono tanti buoni segnali, oltre che tanti ottimi giocatori con ancora la prospettiva di diversi Sei Nazioni davanti a loro, come Tommaso Menoncello, Michele Lamaro e anche Ange Capuozzo, che era assente in questo Sei Nazioni per un infortunio. Molti di loro arriveranno ai Mondiali del 2027, che sono in Australia, e a cui l’Italia – decima nel ranking mondiale – è già qualificata, all’età giusta.

Tommaso Menoncello nel 2024 (Warren Little/Getty Images)
Il rugby italiano continua però ad avere i soliti vecchi problemi. Una federazione che spende più di quanto guadagna, e che guadagna la maggior parte dei suoi soldi proprio grazie al Sei Nazioni. Si parla spesso, in questo senso, di una piramide rovesciata: di un vertice (la Nazionale maschile) che deve guadagnare soldi con cui finanziare tutta la base.
Ed è una base che ha diversi problemi: perché i tesserati sono alcune decine di migliaia, molti meno rispetto ai principali sport di squadra, e perché l’Italia ha solo due squadre davvero professionistiche, una delle quali (le Zebre, di Parma) è in grande difficoltà. Gran parte dei giocatori della Nazionale arriva dalla migliore di queste due squadre – la Benetton Treviso – oppure gioca all’estero. Tutto questo trovandosi a giocare ogni anno contro squadre più ricche, con più storia, più tifosi e più praticanti.
Zebre e Benetton giocano contro squadre europee e sudafricane nello United Rugby Championship, un campionato sovranazionale con 16 squadre da Galles, Irlanda, Scozia, Sudafrica e Italia. La Benetton è al momento 14esima, le Zebre sono all’ultimo posto. Nessuna delle due gioca nel campionato italiano, da cui a inizio marzo, e a campionato in corso, si è ritirato il Colorno per problemi economici.



