In Ungheria Péter Magyar si sta mangiando l’opposizione
In vista delle elezioni del 12 aprile, il principale rivale di Orbán sta andando così bene che vari partiti di opposizione hanno rinunciato a partecipare per sostenerlo

In Ungheria ci saranno le elezioni parlamentari tra poco più di un mese, il 12 aprile. Péter Magyar, il leader del principale partito di opposizione (Tisza) è messo così bene nei sondaggi e sta raccogliendo così tanto sostegno tra chi non approva il governo del primo ministro autoritario Viktor Orbán che sta succedendo una cosa insolita: diversi partiti dell’opposizione stanno rinunciando a partecipare, perché rischiano di prendere pochissimi voti e di non entrare in parlamento. Alcuni anzi hanno anche chiesto ai propri sostenitori di votare per Tisza.
Da quasi due anni Magyar sta raccogliendo grandi consensi: le sue manifestazioni e i suoi comizi attirano moltissime persone, e i sondaggi danno stabilmente Tisza in grande vantaggio rispetto a Fidesz, il partito di Orbán, in carica dal 2010. La sua ascesa è notevole: fino a pochi anni fa Magyar era un politico piuttosto sconosciuto e un membro di Fidesz. Nel 2024 però lasciò il partito e iniziò ad attaccare Orbán approfittando di diversi scandali, accusandolo di essere un politico corrotto e di avere sfruttato il suo potere come primo ministro per arricchire sé e la sua famiglia.
La rapidissima ascesa di Tisza e di Magyar ha polarizzato il dibattito politico in Ungheria: adesso da una parte c’è Fidesz, un partito di estrema destra, filorusso e sovranista, che controlla la politica ungherese da 16 anni e che ha stravinto le ultime elezioni, nel 2022. Dall’altra c’è Magyar, che potrebbe essere il primo politico a batterlo. Magyar è comunque un politico conservatore e di centrodestra, ma ha idee più liberali e tendenzialmente più filoeuropee di Orbán.
Questa situazione ha fatto crollare il sostegno agli altri partiti di opposizione, che per anni hanno rappresentato la principale alternativa politica a Fidesz.

Sostenitori di Magyar a una manifestazione contro il governo, nell’ottobre del 2025 a Budapest (Bloomberg/Akos Stiller)
In questo momento, secondo i sondaggi, a parte Fidesz e Tisza non c’è praticamente nessun altro partito che sia sicuro di riuscire a fare eleggere parlamentari. L’unico che avrebbe una qualche possibilità di riuscirci è il Movimento Nostra Patria (Mi Hazánk Mozgalom), un partito ancora più di estrema destra di Fidesz, che è dato attorno al 6 per cento. Tutti gli altri sono sotto.
Ovviamente si tratta di sondaggi, quindi di indicazioni che possono sbagliare, anche se ripetono gli stessi dati da mesi. Hanno già avuto effetti molto concreti. Il Partito Socialista Ungherese (MSZP), per esempio, il 20 febbraio ha annunciato che non parteciperà alle elezioni. In un post su Facebook ha scritto che quelle in cui si trova l’Ungheria sono «circostanze eccezionali», aggiungendo che «il regime [di Orbán] può essere sconfitto con metodi estremi: se in ogni collegio solo il candidato di opposizione più forte compete contro il candidato di Fidesz».
Parlando di circostanze eccezionali e di regime l’MSZP si riferisce al fatto che negli anni in cui è stato al potere Orbán ha reso l’Ungheria un paese illiberale, in cui il governo tra le altre cose controlla molte televisioni e giornali, e in cui le elezioni, pur essendo formalmente libere, non sono davvero regolari. È un fatto confermato anche da diversi osservatori internazionali, secondo cui le regole poco trasparenti sul finanziamento della campagna elettorale e la mancanza di un’informazione pluralista danneggiano l’opposizione.
Anche un altro importante partito dell’opposizione, Momentum, aveva preso la stessa decisione mesi fa, sostenendo che fosse necessaria per ottenere un cambio di governo. Insieme, MSZP e Momentum controllano 20 seggi sui 199 del parlamento monocamerale. Anche diversi altri partiti più piccoli hanno fatto annunci simili.
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Un discorso di Orbán viene trasmesso alla televisione in un bar di Budapest, il 14 febbraio 2026 (Getty Images/Janos Kummer)
Per capire la logica di queste decisioni è necessario spiegare come si viene eletti al parlamento ungherese. Più della metà dei seggi (106 su 199) viene assegnata con il sistema maggioritario. In ognuno di questi collegi viene eletto un solo candidato, e per vincere basta prendere un solo voto in più degli altri. I restanti seggi vengono distribuiti in proporzione ai voti presi a livello nazionale. In questo caso, però, per fare eleggere dei parlamentari un partito deve prendere più del 5 per cento (per le coalizioni è più alta). Molti partiti hanno capito che non ci arriveranno.
Soprattutto nei collegi dove si vota con il maggioritario, avere più candidati dell’opposizione complica le cose per Magyar. Anche se i candidati di altri partiti prendessero pochissimi voti, sarebbero comunque voti sottratti a Tisza, che potrebbero essere decisivi. Per questo due settimane fa Magyar ha fatto un appello agli elettori, sostenendo che chi non voterà per Tisza «vota per mantenere al potere Viktor Orbán».
Magyar ha basato buona parte della sua campagna sul fatto che Orbán ha reso l’Ungheria un paese illiberale, e sta parlando di queste elezioni come di un’opportunità storica per cambiare le cose, promuovendo Tisza come l’unico partito abbastanza forte da riuscirci: nello stesso appello, per esempio, ha promesso che farà «tutto il necessario per ricostruire una democrazia pluralista», con condizioni eque per i diversi partiti politici e una stampa libera. «Ma la prima cosa da fare è cambiare il regime», ha scritto.
Non tutti i partiti dell’opposizione hanno accettato di ritirarsi. Rimangono per esempio il Movimento Nostra Patria (di estrema destra, come dicevamo) e il Partito ungherese del cane a due code (MKKP), un partito satirico fondato nel 2006. Alle elezioni del 2022 prese circa il 3 per cento dei voti e non riuscì a entrare in parlamento. C’è anche Coalizione Democratica (DK), un partito di centrosinistra che al momento controlla 16 seggi in parlamento. La dirigenza di DK sostiene che sia pericoloso fare troppo affidamento su Magyar, e lasciargli troppo potere personale. DK però sta andando male nei sondaggi: è attorno al 2 per cento, ed è difficile che superi la soglia per entrare in parlamento.



