Come si allena la migliore squadra di calcio di Roma
Cioè la Roma femminile, che negli ultimi anni si è data un'organizzazione non troppo diversa da quella di una squadra maschile
di Giorgia Bernardini

La Roma femminile di calcio si allena in un’unica sessione, divisa in due parti: la prima in palestra, e la seconda in campo. L’inizio dell’allenamento in campo è alle 11:30, ma già alle 9 l’allenatore Luca Rossettini è in riunione con alcune persone dello staff. Con lui nell’ufficio ci sono il preparatore delle portiere, il fisioterapista, il capo dei preparatori atletici e due match analyst, quelli che si occupano di analizzare i video delle partite della Roma e delle squadre avversarie. Poco dopo arriva anche la medica responsabile, che ha appena finito il giro di controllo delle giocatrici infortunate.
In questo momento la Roma è prima nella Serie A femminile, con 6 punti di vantaggio sull’Inter e 8 sulla Juventus. Fu fondata nel 2018 e da quel momento ha vinto due campionati, nel 2023 e nel 2024, e alcune coppe nazionali. Oggi si allena al centro sportivo dell’Acqua Acetosa, di proprietà del Comitato olimpico italiano. Oltre alle sessioni in palestra e in campo ci sono quelle in aula video a studiare le avversarie, e poi diversi momenti dedicati alla fisioterapia e allo studio dell’alimentazione.
Nello sport femminile avere un’organizzazione e uno staff del genere è tutt’altro che la norma. Persino nella Serie A di calcio molte società faticano ancora a mettere a disposizione delle loro giocatrici gli strumenti e il personale necessario a sostenere una squadra professionistica. Le squadre femminili di calcio oggi più competitive e strutturate sono nate tutte meno di dieci anni fa grazie agli investimenti dei corrispettivi club maschili. Questo è il caso anche della Roma femminile, che dalla squadra maschile ha, con le dovute proporzioni, ereditato strutture e metodi.

Luca Rossettini parla con le calciatrici della Roma (Gualter Fatia/Getty Images)
«Quando ho smesso di allenare e ho cominciato a svolgere un ruolo diverso mi sono battuta per spiegare al club che cosa sarebbe servito per crescere, e cioè esattamente quello che il professionismo maschile faceva già», dice al Post Elisabetta Bavagnoli, ex calciatrice che ha allenato per tre anni la Roma e dal 2021 ne è diventata direttrice generale.
Quando cominciò alla Roma come allenatrice, nel 2018, il team a sostegno della squadra era composto da sei persone in tutto. Oggi sono il doppio, e si occupano di tutti gli aspetti del lavoro delle calciatrici: tecnici, alimentari, medici. Fra le altre cose oggi c’è una nutrizionista che cura i piani alimentari delle calciatrici e un team dedicato all’RTP (Return to play), cioè al ritorno in campo delle atlete. È composto da un fisioterapista e un preparatore atletico aggiuntivi, che si occupano esclusivamente delle giocatrici infortunate o di ritorno da un infortunio.
L’allenatore Luca Rossettini dice che tutte queste persone permettono alle calciatrici di concentrarsi solo sul campo e sulle tante partite da giocare. Oltre alla Serie A, la Roma partecipa o ha partecipato anche alla Coppa Italia (giocherà l’andata delle semifinali contro l’Inter il 10 marzo), alla Women’s Cup (un nuovo torneo che le squadre di Serie A giocano prima dell’inizio del campionato) e alla Champions League, dalla quale però è stata eliminata durante la prima fase.

Elisabetta Bavagnoli nel 2021, quando allenava la Roma (Silvia Lore/Getty Images)
Rossettini è alla sua prima stagione come allenatore nella Serie A femminile. Dopo una carriera da calciatore di Serie A, fino allo scorso anno allenava le squadre giovanili del Padova. In quanto ex giocatore professionista, Rossettini è abituato ad avere intorno a sé un team composto da molte persone e altrettante professionalità e secondo lui «la Roma femminile ha una struttura e un organigramma di tutto rispetto, paragonabili ad alcune squadre maschili di Serie A e Serie B», dice al Post.
Alle 10:30 del giovedì le calciatrici si incontrano con lo staff in aula video. Indossano la divisa ufficiale da allenamento, pantaloncini e maglietta e sopra una giacca con la zip, tutto con il logo della Roma, e si siedono sempre allo stesso posto, per ragioni soprattutto scaramantiche. Uno dei due match analyst fa da traduttore simultaneo per le calciatrici straniere che ancora non capiscono l’italiano. Dopo la sessione video, le giocatrici si dividono in due gruppi, entrambi diretti in un edificio a parte chiamato club house, dove si trovano la fisioterapia e la palestra.
Prima di scendere in campo le giocatrici trascorrono un’ora in palestra, seguite dallo staff del cosiddetto “dipartimento performance”. La centrocampista Manuela Giugliano, prima calciatrice italiana candidata al Pallone d’Oro, si riscalda alla cyclette, altre giocatrici sollevano manubri o fanno lunghe serie di addominali. Ascoltano musica rap, poi parte Mai sola mai, uno degli inni ufficiali della Roma, che alcune calciatrici cantano assieme.
Tutto avviene in un centro sportivo che non è di proprietà della Roma, ma del CONI, come detto. All’Acqua Acetosa, ufficialmente Centro di preparazione olimpica Giulio Onesti, si allenano atlete e atleti italiani di diversi sport: capita che le calciatrici della Roma pranzino in mensa con il velocista Marcell Jacobs o con la Nazionale femminile di basket. A Trigoria, il centro sportivo della squadra maschile, non c’era spazio per ospitare anche quella femminile e le sue giovanili, che per ragioni organizzative e pure di continuità tecnica era importante si allenassero nello stesso posto della prima squadra.
Per questo la Roma ha optato per affittare uffici, campi e altri spazi all’Acqua Acetosa. Bavagnoli però dice che «sarebbe importante avere uno spazio tutto per noi, dove stare raccolte. Anche perché la proprietà [il gruppo statunitense Friedkin] continua a investire denaro in strutture che di fatto non le appartengono». Si riferisce anche al fatto che la Roma ha finanziato alcuni lavori allo stadio Tre Fontane, di proprietà del comune, dove la squadra gioca le partite di casa.

Roma e Lazio prima del recente derby di Coppa Italia, giocato allo stadio Tre Fontane (Marco Rosi – SS Lazio/Getty Images)
Alle 11:30 comincia l’allenamento in campo, con il pallone. Termina intorno alle 13, dopo quattro ore in cui le giocatrici e il personale che lavora con loro sono passate dall’ufficio dello staff, dall’aula video, dalla fisioterapia, dalla palestra e dal campo da calcio. È una routine non troppo diversa da quella di una squadra di Serie A maschile, che sta consentendo alla Roma di ottenere risultati importanti.



