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  • Venerdì 12 dicembre 2025

Le squadre non sanno bene come gestire il ciclo mestruale delle atlete

Perché è qualcosa di personale da integrare in un contesto di gruppo, ma anche perché tra atlete e staff si fa spesso fatica a parlarne

di Giorgia Bernardini

Alcune calciatrici prima di una partita di Women's Super League nel 2023 a Crawley, Inghilterra (Mike Hewitt/Getty Images)
Alcune calciatrici prima di una partita di Women's Super League nel 2023 a Crawley, Inghilterra (Mike Hewitt/Getty Images)
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Ogni mattina, prima di allenarsi, le giocatrici della squadra di calcio della Roma femminile compilano un questionario preparato dallo staff medico che le interroga su cinque argomenti: recupero, qualità del sonno, presenza di dolori muscolari, ciclo mestruale e disponibilità a un allenamento intenso. Lo racconta la giocatrice della Roma e della Nazionale Lucia Di Guglielmo.

Il fatto che lo staff medico di una squadra monitori il ciclo mestruale delle proprie atlete in funzione del loro benessere non è comune. Spesso di mestruazioni si parla poco e male, e anche dove – come nella Roma – si prova a dedicare maggiore attenzione al tema, resta difficile capire come gestirlo dal punto di vista sportivo. Come regolare e impostare gli allenamenti in base al ciclo: soprattutto quelli collettivi, imprescindibili in uno sport di squadra.

Di regola il sanguinamento si presenta una volta al mese. Ma di quel sangue, nello sport così come in generale, si parla raramente. Come ha scritto Tiziana Scalabrin nel suo saggio Sangue, pubblicato nel libro Fondamentali, «non è davvero necessario vedere un’atleta nell’atto di sanguinare per sapere che i suoi successi sportivi sono stati raggiunti con il ciclo mestruale. Forse sanguinando il giorno stesso della gara o della partita, o forse no; ma certamente tantissime volte nel corso della carriera».

E non è solo questione di mestruazioni e sanguinamento: sono molti, e spesso molto diversi da un’atleta all’altra, i modi e i tempi con cui il ciclo influisce sulle prestazioni delle atlete, sulla loro salute fisica e mentale e sul risultato collettivo delle loro squadre.

Per le atlete di sport individuali è relativamente più semplice imparare a gestire il proprio ciclo mestruale e il modo in cui influisce sulle prestazioni. Ci sono anche casi di importanti atlete che ne hanno parlato apertamente. Lo hanno fatto, tra le altre, l’ex nuotatrice Federica Pellegrini (che attribuì alla fiacchezza dovuta alle mestruazioni una prestazione sottotono alle Olimpiadi del 2016) e la tennista Iga Swiatek, che parlò di sindrome premestruale dopo una sconfitta nel 2021. Swiatek aggiunse poi, in una successiva intervista: «Non vedo perché non dovrei parlarne, se le mie parole rendono la vita più facile a una giovane tennista, allora ne vale la pena».

Negli sport di squadra le dinamiche sono diverse e ancora più complicate rispetto allo sport individuale, in cui dichiarazioni come quelle di Swiatek e Pellegrini restano peraltro piuttosto eccezionali. Negli sport di squadra la comunicazione delle atlete si inserisce in un contesto più ampio e complicato. Quando si tratta di un tema come il ciclo mestruale può succedere per esempio che la presenza di tante persone nello staff (spesso in maggioranza maschi) possa inibire la comunicazione. E che dinamiche interne alle varie squadre possano portare a situazioni tra loro molto diverse. Ci sono squadre dove sul ciclo ci si confronta ogni mattina, altre in cui quasi non se ne parla.

Lucia Di Guglielmo e Aitana Bonmatí, nel 2023 al Camp Nou di Barcellona, Spagna (Eric Alonso/Getty Images)

Alcune squadre tengono conto del ciclo negli allenamenti individuali, che riguardano la forza e la resistenza. Nelle sedute a cui prende parte tutta la squadra è invece molto più difficile riuscire a farlo. Le squadre sono composte da molte giocatrici ed è difficile impostare un piano di allenamento generale che tenga conto del ciclo mestruale di ognuna di loro.

Il ciclo mestruale ha una durata media di 28 giorni (che varia comunque da persona a persona e di mese in mese) ed è diviso in quattro fasi: mestruazione, fase follicolare, ovulazione e fase luteale. Durante queste quattro fasi il livello di ormoni femminili (progesterone e estrogeni) varia, con effetti sia fisici che mentali. Nella prima fase del ciclo i livelli di tutti gli ormoni femminili sono bassi, poi c’è un aumento degli estrogeni che culmina prima dell’ovulazione. Con l’ovulazione il livello degli estrogeni torna basso, per crescere di nuovo, ma compensato da un più alto livello di progesterone, a metà della fase luteale, quella che precede le mestruazioni.

I livelli ormonali durante un ciclo mestruale ideale di 28 giorni; la barra nera in corrispondenza del 14esimo giorno indica l’ovulazione (Wikimedia Commons)

A livello sintomatico la fase più critica del ciclo è quella in cui il progesterone è ai massimi livelli, quindi 5-7 giorni prima delle mestruazioni. Gli ormoni scendono e provocano alcuni sintomi che possono essere di tipo fisico (crampi addominali, vomito, mal di testa, poca energia), ma anche psichico (forte senso di preoccupazione, distrazione, alterazione dello stato emotivo). Questa lista non è esaustiva: ogni ciclo mestruale è individuale, così come lo sono i suoi sintomi, e quindi funziona diversamente da persona a persona.

Per chi ha questi sintomi premestruali o dolori mestruali molto forti è difficile allenarsi e praticare sport agonistico agli stessi livelli possibili negli altri giorni. Eppure, questa è la normalità per un’atleta professionista.

Alessia Gennari, schiacciatrice che gioca in Serie A con la UYBA Volley di Busto Arsizio, dice che negli anni ha sempre sperato che le partite importanti non cadessero durante il suo secondo o terzo giorno di mestruazioni. Di quei giorni dice: «Ho la sensazione di saltare di meno: è un dato obiettivo o solo una sensazione? Non lo so. Ma alla fine il ciclo mestruale c’è e noi come atlete dobbiamo conviverci».

Alessia Gennari a ottobre (Fabrizio Carabelli/SOPA Images via ZUMA Press Wire)

Secondo uno studio del 2022 (in un contesto in cui gli studi sono spesso in contrasto tra loro) parlare di ciclo mestruale aiuta ad alleviare i sintomi premestruali. Ma lo studio – basato sulle risposte date da 274 rugbiste e calciatrici dei più importanti campionati italiani – ha notato che, quando lo si fa, questo dialogo avviene soprattutto dentro allo spogliatoio (quindi tra compagne di squadra) oppure con amiche o parenti donne. Molto meno con persone, maschi o femmine, dello staff tecnico o medico della squadra.

Gennari conferma che anche nell’UYBA Busto Arsizio di ciclo si parla soprattutto tra compagne: ci si tiene informate l’un l’altra su chi è stanca o chi magari ha notato che la propria prestazione è stata un po’ al di sotto della media durante le mestruazioni. Con lo staff medico (di cui fa parte anche una donna) Gennari conferma che se ne parla meno.

– Leggi anche: Si possono, per scelta, eliminare le mestruazioni?

Le persone degli staff medici delle squadre femminili intervistate per questo articolo hanno raccontato che molte atlete professioniste non sono a conoscenza né delle fasi del ciclo mestruale né delle influenze che questo può avere sulla loro prestazione.

In certi casi sono le atlete a non voler parlare del loro ciclo con gli staff: perché se ne vergognano, perché lo trovano superfluo oppure perché non vogliono che questo diventi un pretesto per giustificare una prestazione sottotono o un motivo da dare a chi le allena per non farle giocare. In modo simile, capita spesso che atleti e atlete tendano a nascondere o minimizzare certi fastidi o problemi fisici pur di continuare a giocare. Insomma, le difficoltà ci sono da entrambe le parti.

Gennari dice che le mestruazioni non possono essere un motivo per fermarsi o rallentare gli allenamenti. Una cosa è riconoscere di avere qualche dolore o magari più fame del solito, ma da un punto di vista pratico e di prestazione, soprattutto in partita, le giocatrici non si aspettano niente di diverso dal solito. «A livelli così alti siamo abituate ad andare oltre al limite», dice Gennari: «Giochiamo con l’influenza, ci riempiamo di antidolorifici. Siamo kamikaze».

Anche questo atteggiamento ha a che fare con il fatto che “di ciclo non si parla abbastanza”, un concetto ripetuto da tutte le persone degli staff medici contattate. Essere a conoscenza di come il proprio corpo si comporta in base alla settimana di ciclo ormonale in cui si trova potrebbe aiutare a evitare certi infortuni e, più in generale, a ottenere – al netto di tutte le altre variabili – la migliore prestazione possibile in accordo con le energie fisiche e mentali a disposizione in un certo giorno.

Caterina Todeschini è la preparatrice atletica di Schio, una squadra di Serie A del campionato italiano di basket. A Schio ci sono alcune giocatrici che tengono in conto il loro ciclo e ne parlano, ma anche altre che non ne parlano affatto. Proprio per questo una parte del lavoro di Todeschini è rivolto a sensibilizzare le giocatrici e a normalizzare il discorso in squadra, perlomeno con lo staff medico. Todeschini sta anche sperimentando un modo per organizzare gli allenamenti in base al ciclo mestruale.

Janelle Illona Salaün a febbraio con la maglia del Famila Schio (Jonathan Moscrop/Getty Images)

Secondo Todeschini la cosa più utile per le atlete è avere un diario in cui tenere traccia delle fasi del ciclo e delle proprie prestazioni. Questo consente di concentrarsi non solo sulla fase premestruale e sui suoi sintomi, ma anche su quella follicolare: la fase del ciclo che dura fra i 10 e i 14 giorni, che inizia con il primo giorno di mestruazione e termina con l’ovulazione, quella in cui gli ormoni femminili aumentano provocando una sensazione di grande benessere fisico e mentale nelle atlete. In questa fase «l’atleta è al top delle sue energie e ci deve dare dentro», dice Todeschini.

È proprio in questi giorni in cui in media ci si sente più forti ed energiche che si deve lavorare sulla potenza e su carichi di peso maggiori. Durante la fase luteale sarebbe invece meglio diminuire i carichi di lavoro e allenarsi tenendo in considerazione eventuali dolori sintomatici dell’arrivo delle mestruazioni. Ma proprio per il fatto che alcune atlete non sono molto disposte a parlare del loro ciclo, il diario delle giocatrici è per ora più che altro solo una proposta, un’idea ancora a metà.

Per quanto riguarda le sedute di allenamento di tutta la squadra – quelle in cui si gioca, si provano gli schemi o si affina la tecnica – anche a Schio non si è trovato un modo per allenarsi in accordo con il ciclo mestruale delle giocatrici. Questo però non esclude a priori che ci si possa riuscire in futuro, proseguendo con le ricerche e cominciando a parlarne in maniera più aperta a tutti i livelli: soprattutto ora che ci si comincia a interrogare in maniera sistematica sul come farlo.

– Leggi anche: A Schio manca solo una cosa da fare, nel basket femminile